Borse asiatiche contrastate con il rally dei titoli tecnologici che ha perso slancio in vista di ulteriori indicazioni sui tassi di interesse statunitensi. Il Nasdaq 100 ha chiuso la seduta del 27 agosto in territorio positivo (+1,4%) grazie al rally di Nvidia (+8,74%) in seguito alla pubblicazione di risultati trimestrali eccezionali.
I futures Usa viaggiano a due velocità (+0,12% quello sul Dow Jones e -0,09% quello sull’S&P500) perché gli investitori hanno adottato un atteggiamento prudente in vista del discorso del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, al simposio di Jackson Hole, previsto alle 16. I commenti del numero uno della Fed saranno monitorati attentamente alla ricerca di ulteriori indicazioni sui tassi di interesse, soprattutto dopo il recente intervento del Tesoro sul mercato obbligazionario.
L’indice Kospi è stato il peggiore in Asia con un -1,8%, penalizzato dalle perdite dei titoli dei produttori di chip: SK Hynix e Samsung Electronics sono scesi del 2,83% e del 3%, rispettivamente, prese di profitto dopo aver registrato forti rialzi nella seduta precedente in seguito ai risultati di Nvidia, che hanno delineato un quadro positivo per la domanda di memorie alimentata dall’intelligenza artificiale.
Al contrario l’indice Nikkei giapponese è salito dello 0,54% e il più ampio Topix dello 0,96% dopo che l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo di Tokyo di agosto è risultata in linea con le aspettative degli economisti. Quella core ha registrato questo mese un tasso annuo dell’1,8%, contro l’1,7% delle attese e dopo l'1,9% di luglio. Le pressioni sul costo della vita sono uno dei parametri chiave per la decisione di politica monetaria della Banca del Giappone nella riunione del 18 settembre.
L’inflazione core è rimasta vicina all’obiettivo annuale del 2% della Bank of Japan. Il dato ha rafforzato le scommesse secondo cui aumenterà i tassi di interesse a settembre. Lo stesso governo del primo ministro, Sanae Takaichi, sostiene un aumento del costo del denaro già a settembre, in risposta alla debolezza persistente dello yen (cross dollaro/yen in rialzo dello 0,11% a 159,542).
Intanto, però, l’asta dei titoli di Stato giapponesi a 2 anni ha registrato una domanda debole perché gli investitori hanno adottato un atteggiamento prudente in vista del rialzo dei tassi atteso il prossimo mese. Il rapporto tra domanda e offerta (bid-to-cover ratio) è stato pari a 2,97 rispetto al 3,63 registrato nell’asta precedente e a una media degli ultimi 12 mesi di 3,74.
Il rendimento del titolo a 2 anni, particolarmente sensibile alle variazioni di politica monetaria, è salito all’1,70% dall’1,56% all’inizio del mese, mentre il rendimento del benchmark a 10 anni al 2,92%, avvicinandosi alla soglia chiave del 3%. Un altro segnale dell’interesse debole degli investitori è rappresentato dal tail, ovvero la differenza tra il prezzo medio e il prezzo minimo accettato, che è stato pari a 0,034, il livello più ampio dal 2016, rispetto allo 0,007 registrato il mese scorso. Gli overnight index swap indicano una probabilità dell’84% di un rialzo dei tassi da parte della BoJ a settembre, mentre un aumento dei tassi a ottobre è ormai completamente prezzato dal mercato.
Secondo gli strategist di Bloomberg gli investitori stanno mandando alla BoJ il messaggio che un rialzo anticipato dei tassi deve essere comunicato in modo chiaro; altrimenti, ci sarà poca fiducia nei titoli di Stato giapponesi. La prossima settimana si terranno due aste di titoli di Stato, una a 10 anni e una a 30 anni, che potrebbero rappresentare un’ulteriore fonte di volatilità.
«Se un cambiamento nelle aspettative sui tassi di politica monetaria destabilizza le scadenze a breve termine, la volatilità tende a propagarsi rapidamente e ad amplificarsi verso la parte lunga della curva dei rendimenti, il che probabilmente spingerà gli investitori obbligazionari ad adottare maggior cautela», commentano gli strategist di Bnp Paribas.
In Cina, invece, l’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 cinese è sceso dello 0,2%, lo Shanghai Composite non si è praticamente mosso, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato lo 0,37%. S&P ha confermato ad A/A-1 con un outlook stabile la propria valutazione sul merito di credito di Pechino. L'agenzia di rating ritiene che le autorità cinesi siano in grado di fornire sufficiente sostegno fiscale in modo che la seconda economia mondiale cresca a un ritmo del 4% nei prossimi due anni. Meglio l’Asx 200 australiano, salito dello 0,50%.
Tra le materie prime, i prezzi dell’oro stornano e sono sulla buona strada per chiudere la settimana in ribasso. L’oro spot registra un calo dello 0,79% a 4.578,10 dollari l’oncia dopo aver raggiunto il massimo degli ultimi tre mesi vicino a 4.700 dollari l’oncia all’inizio di questa settimana, quando le preoccupazioni riguardo alla politica fiscale statunitense e le mosse del Tesoro per sostenere le obbligazioni con scadenze più lunghe hanno contribuito ad alimentare la domanda di lingotti. Nonostante ciò, il metallo giallo è diretto verso un calo settimanale dello 0,4%, dopo tre settimane consecutive di rialzi.
Il metallo giallo fa fatica a estendere il rally, mentre gli investitori sono prudenti in vista del discorso di Warsh. Secondo lo strumento CME FedWatch, i mercati scontano una probabilità del 34% di un aumento dei tassi a settembre e una probabilità del 74% di un altro entro dicembre. Tassi di interesse più elevati tendono a pesare sull’oro, perché questo asset diventa meno interessante rispetto agli investimenti che generano interessi. Nonostante il calo, il quadro generale rimane favorevole per l’oro che ha guadagnato più del 13% ad agosto. (riproduzione riservata)