Asia in rosso, petrolio in calo e bond in ripresa. Trump promette: gli Usa non attaccheranno l’Iran prima di Midterm
Asia in rosso, petrolio in calo e bond in ripresa. Trump promette: gli Usa non attaccheranno l’Iran prima di Midterm
Le elezioni di Midterm sono già iniziate negli Usa perché gli elettori hanno già cominciato a votare e non sembrano sostenere la guerra contro l’Iran. Nè diversi candidati repubblicani che prendono le distanze da Trump

di Elena Dal Maso 09/10/2026 07:35

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Le parole mezzo rassicuranti del presidente Donald Trump fanno arretrare dell’1% circa i prezzi del petrolio (Wti a 90, Brent a 103 dollari) venerdì 10 ottobre. Le borse asiatiche restano però per lo più in rosso: alle ore 7:30 italiane il Nikkei è sotto la parità, Shanghai cede lo 0,5%, Hong Kong sale in controtendenza dell’1,4%. I futures sul Nasdaq sono tornati positivi nel frattempo (+0,5%). 

Trump: Gli Usa non attaccheranno l’Iran prima delle elezioni di Midterm

Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, legando esplicitamente i tempi di eventuali nuove azioni militari al calendario politico interno.

«Non attaccheremo l’Iran in nessun momento prima delle elezioni di midterm», ha scritto Trump in un post su Truth, aggiungendo che Washington sta portando avanti «colloqui produttivi» con Teheran.

La dichiarazione è arrivata dopo che, nella tarda serata di mercoledì, il presidente aveva riferito che la sua amministrazione stava valutando nuovi attacchi contro Teheran prima del voto. Le parole di Trump avevano contribuito a spingere al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando i timori di un’ulteriore escalation. Giovedì il Brent è salito di oltre il 4%, superando i 104 dollari al barile.

Trump ha precisato che il blocco navale statunitense nei confronti dell’Iran resterà in vigore e ha ribadito che Teheran non potrà dotarsi di armi nucleari.

La posizione segna un cambiamento rispetto a meno di 24 ore prima. Durante un comizio elettorale mercoledì sera, Trump aveva affermato che un accordo con l’Iran «non era esattamente ciò che volevo fare». Il tono più conciliante arriva mentre gli elettori hanno già iniziato a votare per le elezioni di midterm e il sostegno dell’opinione pubblica alla guerra è in calo. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto ad agosto, soltanto il 31% degli americani appoggiava l’intervento militare statunitense contro l’Iran, contro il 37% di marzo. L’83% degli intervistati riteneva inoltre che il conflitto sarebbe durato a lungo.

La guerra ha contribuito a far salire i prezzi dei carburanti, aggravando le difficoltà dei repubblicani sul fronte del costo della vita mentre cercano di mantenere il controllo del Congresso. Diversi sondaggi indicano infatti l’aumento delle spese quotidiane tra le principali preoccupazioni degli elettori in vista del voto del 3 novembre.

Secondo i dati dell’American Automobile Association (AAA), i prezzi della benzina sono aumentati di circa il 40% rispetto a un anno fa. Giovedì la media nazionale ha raggiunto 4,36 dollari al gallone, contro i 2,98 dollari registrati poco prima dell’inizio della guerra, a fine febbraio.

Le ripercussioni politiche emergono anche nella campagna elettorale: numerosi candidati repubblicani impegnati in collegi contesi hanno cercato di prendere le distanze da Trump, spesso proprio sulla guerra in Iran.

Alla Casa Bianca, il calendario elettorale influenza da settimane la strategia dell’amministrazione nei confronti di Teheran. A settembre Reuters aveva riportato che alcuni dei principali consiglieri del presidente spingevano per contenere il conflitto fino alle elezioni di Midterm, così da limitare le perdite repubblicane, lasciando aperta la possibilità di intensificare gli attacchi statunitensi dopo lo scrutinio.

L’ultima dichiarazione di Trump va in questa direzione. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno inviando in Medio Oriente circa 9.000 marinai e Marines e una terza portaerei. 

Giovedì il presidente ha inoltre sostenuto che durante la notte 22 milioni di barili di petrolio sono transitati attraverso lo Stretto di Hormuz, senza che nessuno provenisse dall’Iran o fosse diretto verso il Paese. 

I dati di Kpler indicano che nella settimana conclusasi martedì sono transitati dallo Stretto circa 11,3 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi. I flussi petroliferi complessivi in uscita dalla regione si sono attestati a 20,4 milioni di barili al giorno. (riproduzione riservata)