Asia in rosso, la Cina fa perdere 250 miliardi ai colossi del lusso: arriva la nuova tassa sui super ricchi
Asia in rosso, la Cina fa perdere 250 miliardi ai colossi del lusso: arriva la nuova tassa sui super ricchi
Petrolio sopra i 100 dollari, elezioni di midterm alla finestra, consumi in Cina fragili e nervosismo per le trimestrali di big tech guidano i mercati

di Elena Dal Maso 26/10/2026 07:35

Ftse Mib
49.180,56 10.23.44

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Dax 30
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Euro/Dollaro
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L’Asia apre la settimana in calo, col petrolio ancora sopra i 110 dollari il barile. Il Nikkei cede lo 0,5% circa alle ore 7:30 italiane, Shanghai è sotto la parità, il Kospi cede l’1,33%, mentre sale solo Hong Kong (+0,5%). A trainare al ribasso i listini, i titoli tech e AI in un contesto di timori sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

I mercati attendono questa settimana i risultati delle grandi società tecnologiche che potrebbero fornire nuovi indizi sulle prospettive del comparto legato all’AI. I mercati si preparano intanto alle prossime decisioni di politica monetaria: secondo le attese, le banche centrali di Stati Uniti, Giappone ed Eurozona manterranno invariati prima di valutare possibili rialzi per dicembre. Sul fronte geopolitico, gli investitori valutano la possibilità che gli Stati Uniti riprendano gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato della prossima settimana, così come il rischio di ritorsioni di Teheran contro i Paesi alleati degli americani.

Cina, il calo della domanda del lusso fa perdere ai colossi 250 miliardi di euro 

I principali gruppi europei del lusso hanno perso 250 miliardi di euro di capitalizzazione dall’inizio dell’anno, mentre si indebolisce la spesa dei consumatori cinesi e le turbolenze dei mercati azionari legate all’intelligenza artificiale frenano la domanda di scarpe e borse di alta gamma.

I risultati pubblicati questo mese da Lvmh, Hermès e Kering, cui fa capo Gucci, sono stati tutti inferiori alle attese del mercato, già sensibilmente ridimensionate, confermando i timori che il settore del lusso resti intrappolato in una fase di contrazione pluriennale.

Le sei maggiori società europee del lusso quotate — che comprendono anche Richemont, Prada e Moncler — hanno perso complessivamente 251 miliardi di euro di capitalizzazione dall’inizio dell’anno, secondo i calcoli dell’FT.. Le flessioni più marcate hanno riguardato Lvmh ed Hermès, i due maggiori gruppi del settore, le cui capitalizzazioni si sono ridotte rispettivamente di 131,6 e 93,3 miliardi di euro.

Per oltre un decennio, la domanda dei consumatori cinesi è stata il principale motore di crescita dell’industria. Negli ultimi anni, tuttavia, la prolungata crisi del mercato immobiliare e la debolezza delle borse hanno penalizzato la domanda interna. Negli ultimi sei mesi, la crescita mensile delle vendite al dettaglio nella seconda economia mondiale è stata in media inferiore allo 0,5%, segnando un netto rallentamento rispetto all’anno precedente.

«La ripresa dei consumi di lusso in Cina, sulla quale il settore contava, ha subito una battuta d’arresto, provocando un peggioramento dei risultati, nuove pressioni sui corsi azionari e molti interrogativi sulle prospettive del mercato», ha spiegato Luca Solca, analista di Bernstein.

Lvmh, Kering e Hermès hanno tutte segnalato un netto peggioramento del mercato cinese nel terzo trimestre, nei risultati pubblicati a ottobre. Le vendite della divisione di punta di Lvmh, moda e pelletteria, sono diminuite in doppia cifra.

La situazione è ancora più difficile per Kering, proprietaria anche di Saint Laurent e Bottega Veneta. Nel terzo trimestre, le vendite ai consumatori cinesi sono diminuite del 15-20% per l’intero gruppo, registrando un’accelerazione della flessione rispetto al calo, sempre a doppia cifra, rilevato nel trimestre precedente.

Il raffreddamento della domanda cinese ha iniziato a farsi sentire persino in Hermès, una delle maison più resilienti del settore. Le vendite complessive della divisione prêt-à-porter e accessori sono diminuite del 2% a livello globale. Il direttore finanziario Eric du Halgouët ha osservato che il recente calo della Borsa cinese, insieme alla stretta sui patrimoni detenuti all’estero, ha reso il contesto più difficile.

L’imposta cinese del 20% su dividendi e interessi dei trust offshore

Questa settimana è entrata in vigore una misura che prevede l’avvio della riscossione, da parte delle autorità cinesi, di un’imposta del 20% sui dividendi e sugli interessi generati dai trust offshore. Nel frattempo, l’indice CSI 300, che replica l’andamento delle 300 maggiori società quotate cinesi, ha perso il 19% negli ultimi quattro mesi, bruciando oltre 2.000 miliardi di dollari di valore, tra i timori per la debolezza dei consumi interni e per una possibile bolla legata all’intelligenza artificiale.

Nick Anderson, analista di Berenberg, ha scritto che l’ultimo aggiornamento di Hermès ha lasciato «più domande che risposte». «Temiamo che la forte esposizione alla Cina e una dipendenza da una clientela più aspirazionale di quanto ritenessimo in precedenza continueranno a pesare sui ricavi di Hermès», ha aggiunto.

Negli ultimi mesi, tuttavia, non sono mancate le note positive per il lusso. Le vendite delle borse Birkin e degli altri modelli di alta gamma di Hermès sono cresciute del 10,8%. Anche i marchi di gioielleria, tra cui Tiffany di Lvmh e Boucheron di Kering, hanno registrato una domanda sostenuta, con incrementi delle vendite a doppia cifra nel trimestre. (riproduzione riservata)