Le borse asiatiche si muovono prevalentemente in ribasso martedì, dopo le perdite registrate a Wall Street nella notte, con i titoli tecnologici e quelli legati all’intelligenza artificiale ancora sotto pressione. Gli investitori restano inoltre cauti in vista delle elezioni di metà mandato (midterm) negli Stati Uniti, mentre il calo dei prezzi del petrolio dei giorni scorsi, accompagnato da segnali di progressi diplomatici tra Washington e Teheran, non basta a migliorare il sentiment complessivo dei mercati. Il greggio Wti scambia a 97,4, il Brenta 105,8 dollari il barile.
Il Kospi sudcoreano guida i ribassi cedendo quasi il 4%, con le azioni di SK Hynix e Samsung Electronics entrambe in flessione di oltre il 3%. Deboli anche i mercati cinesi: lo Shanghai Composite cede l’1,35% alle ore 7:40 italiane nonostante l’impegno della banca centrale (Pboc) a incoraggiare gli istituti finanziari a utilizzare le misure di sostegno al mercato azionario e a migliorarne le condizioni per stabilizzare le borse. I mercati finanziari giapponesi sono invece chiusi per una festività nazionale. E i futures sul Nasdaq cedono lo 0,16%.
La Reserve Bank of Australia ha aumentato a novembre ii tassi di 25 punti base, portandoli al 4,85%, con una maggioranza di sei voti contro tre. Si tratta del quinto rialzo deciso quest’anno e porta il costo del denaro al livello più alto dal novembre 2008. La decisione arriva mentre i responsabili della politica monetaria continuano a fare i conti con persistenti pressioni inflazionistiche.
La Banca popolare cinese (Pboc) aumenterà di due punti percentuali il coefficiente di riserva obbligatoria in valuta estera per gli istituti finanziari, portandolo dal 4% al 6% a partire dal 15 novembre. La misura punta a ridurre la liquidità in dollari e a rallentare il recente apprezzamento dello yuan. Secondo le stime, l’intervento dovrebbe ritirare dal sistema finanziario circa 24 miliardi di dollari.
La decisione inverte la scelta adottata dalla banca centrale nel settembre 2023, quando il coefficiente era stato ridotto per contrastare il deprezzamento dello yuan e i deflussi di capitali. Dall’inizio dell’anno la valuta cinese si è apprezzata di oltre il 5% nei confronti del dollaro, sostenuta dalla tenuta delle esportazioni e dalla conversione in yuan dei proventi in valuta estera da parte delle imprese. Un ulteriore rafforzamento, tuttavia, potrebbe compromettere la competitività delle esportazioni cinesi. (riproduzione riservata)