Asia al tappeto, Trump e il petrolio stendono il Kospi (-5%) e il Nikkei (-3%). La paura dei gestori
Asia al tappeto, Trump e il petrolio stendono il Kospi (-5%) e il Nikkei (-3%). La paura dei gestori
Il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile sotto la minaccia di un forte intervento Usa contro Houthi e Iran. E i mercati continuano a vendere i titoli dei chip e dell’AI. Gli effetti su bond e banche centrali

di Elena Dal Maso 24/07/2026 07:35

Ftse Mib
51.749,87 11.57.44

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Dax 30
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Euro/Dollaro
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L’Asia chiude la settimana in forte calo, sotto la pressione della guerra Usa-Iran e del rialzo del petrolio. Il Brent ha sfondato la soglia dei 100 dollari, mentre un parallelo flusso di vendite si è abbattuto sui titoli dei chip e dell’AI. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei perde quasi il 3%, l’Hang Seng l’1,15%, Hong Kong lo 0,8% e il Kospi oltre il 5%. I futures sul Nasdaq sono sotto la parità dopo il -2,15% della sessione precedente.

Il petrolio supera i 100 dollari mentre Trump valuta un «attacco massiccio» contro l'Iran

Il petrolio è tornato sopra quota 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, mentre Wall Street e il mercato obbligazionario statunitense hanno chiuso in ribasso dopo che il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato di stare valutando un «attacco massiccio» contro l'Iran, in un contesto di crescente escalation delle tensioni in Medio Oriente.

Il Brent, riferimento per il mercato internazionale, viaggia in Asia a 100,4 dollari, il Wti americano a 91,72 dopo che i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran hanno attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso, alimentando i timori di nuove interruzioni dell'offerta globale di greggio e di un ritorno delle pressioni inflazionistiche.

Il greggio ha così esteso il forte recupero iniziato nelle ultime settimane dopo che gli Houthi hanno annunciato di aver colpito due petroliere saudite, pochi giorni dopo aver proclamato un blocco navale contro il Regno. L'episodio rafforza i timori di un ritorno a un conflitto aperto tra Stati Uniti e Iran.

In un'intervista ad Axios, Trump ha dichiarato di stare «valutando un attacco massiccio, più grande che mai. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti». Nella notte, l'esercito americano ha inoltre condotto il tredicesimo giorno consecutivo di raid contro obiettivi militari iraniani.

Negli ultimi giorni il presidente statunitense ha anche minacciato di colpire infrastrutture nucleari e civili iraniane. Ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero attaccare il sito nucleare sotterraneo di Kolang Gazla, noto come «Pickaxe Mountain», e ha promesso di distruggere un ponte o una centrale elettrica iraniana ogni volta che Teheran prenderà di mira una nave nello Stretto di Hormuz.

Trump ha inoltre avvertito che Houthi e Iran subiranno «pesanti conseguenze militari» se gli attacchi dovessero proseguire, aggiungendo che qualsiasi danno arrecato a navi e carichi sarà risarcito utilizzando fondi iraniani sotto il controllo degli Stati Uniti.

Gestori e analisti

«Questa continua escalation preoccupa i mercati», ha commentato Bill Campbell, gestore di portafoglio di DoubleLine. «Il petrolio sta impennandosi in un momento molto più delicato rispetto al passato. Questa volta la situazione appare decisamente più grave».

L'aumento del prezzo del greggio, unito ai conti inferiori alle aspettative di Alphabet e Tesla, ha provocato una pesante correzione dei titoli tecnologici. Il Nasdaq Composite ha perso il 2,2%, mentre l'S&P 500 ha ceduto l'1,2%. Tesla è crollata del 15% e Alphabet ha lasciato sul terreno il 7%.

La corsa del petrolio ha colpito anche il mercato obbligazionario. Gli investitori ritengono infatti che le principali banche centrali potrebbero essere costrette ad aumentare i tassi d'interesse più rapidamente per contenere un nuovo impulso inflazionistico. La Banca centrale europea, lasciando invariato il costo del denaro, ha avvertito che «l'intero impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi».

Il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito al 4,71%, massimo degli ultimi 18 mesi, mentre quello del Bund tedesco decennale ha raggiunto il 3,21%, il livello più elevato dal 2011.

L'attacco alle petroliere saudite alimenta inoltre il rischio che gli Houthi possano bloccare anche lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano, diventato fondamentale per le esportazioni di greggio dell'Arabia Saudita dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli attacchi rischiano anche di compromettere la tregua che da quattro anni regge tra Arabia Saudita e Houthi.

Secondo Helima Croft, responsabile della strategia globale sulle materie prime di RBC Capital Markets, se le tensioni dovessero continuare ad aumentare il prezzo del petrolio potrebbe superare non solo i 139 dollari al barile toccati dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, ma persino il record storico di 147 dollari raggiunto nel 2008. (riproduzione riservata)