Ondata di vendite in Asia, martedì, che colpiscono direttamente il mondo dei chip: alle ore 7:30 italiane, il Nikkei perde il 4%, l’Hang Seng è piatto, Shanghai cede oltre l’1% e il Kospi il 10%. I prezzi del petrolio continuano a calare, mentre Usa e Iran sono per ora in tregua. I futures sul Nasdaq viaggiano in rosso dello 0,9%.
Le borse asiatiche viaggiano in netto calo martedì, con i titoli dei semiconduttori ancora sotto pressione per i timori legati ai meccanismi di finanziamento dell'intelligenza artificiale e all'intensificarsi della concorrenza cinese. Le perdite più marcate si sono registrate nei mercati ad alta concentrazione tecnologica di Giappone e Corea del Sud, dove SK Hynix ha ceduto oltre il 12%.
Anche i future su Wall Street hanno trattano in ribasso (-0,3%), appesantiti da una nuova ondata di vendite sul comparto dei chip, mentre gli investitori attendono i conti trimestrali dei colossi tecnologici e la decisione di politica monetaria della Federal Reserve. Nella seduta di lunedì, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,51%, l'S&P 500 lo 0,02%, mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,18%.
A pesare sul settore sono i timori che i modelli di finanziamento «circolari» dell'AI possano incrinarsi qualora gli hyperscaler riducessero gli investimenti in conto capitale. Tra i titoli più colpiti figurano Micron (-2,3%), Nvidia (-5%), Sandisk (-11%), Amd (-5,2%) e SK Hynix (-7,5%).
L'attenzione del mercato è ora rivolta ai risultati trimestrali di Amazon, Meta Platforms, Microsoft e Apple, dai quali gli investitori cercheranno indicazioni sull'evoluzione della spesa per l'intelligenza artificiale.
L'oro è sceso a 4.043 dollari l'oncia martedì (-0,7%), restituendo parte dei guadagni della seduta precedente, mentre il mercato continua a valutare la possibilità che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse questa settimana.
Gli operatori attribuiscono una probabilità superiore a un terzo a un rialzo del costo del denaro nella riunione di mercoledì, un livello di incertezza insolitamente elevato a ridosso di una decisione della banca centrale rispetto agli ultimi anni. Anche Citadel Securities ritiene probabile un aumento dei tassi, sostenendo che la Fed potrebbe agire per rafforzare la credibilità del presidente Kevin Warsh nella lotta all'inflazione, dopo i ripetuti impegni a riportare sotto controllo la dinamica dei prezzi.
Sul metallo prezioso hanno pesato anche le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Washington starebbe conducendo «colloqui positivi» con l'Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. Le affermazioni hanno contribuito a spingere al ribasso il prezzo del petrolio, attenuando i timori inflazionistici e quelli di ulteriori rialzi dei tassi. Trump ha tuttavia avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a riprendere gli attacchi contro la Repubblica Islamica qualora i negoziati dovessero fallire. (riproduzione riservata)