Apple, regina senza AI: come la Mela è diventata prima al mondo per capitalizzazione investendo un decimo dei rivali
Apple, regina senza AI: come la Mela è diventata prima al mondo per capitalizzazione investendo un decimo dei rivali
La società dell’iPhone è arrivata a capitalizzare più di 5 mila miliardi il 29 luglio 2026, prima di ripiegare. E lo ha fatto tenendosi fuori dalla corsa ai maxi investimenti in data center e chip che hanno gonfiato i capex di Google, Meta e Amazon

di Sara Bichicchi 31/07/2026 20:30

Ftse Mib
52.172,53 23.50.56

+0,13%

Dax 30
25.629,24 23.50.56

+0,07%

Dow Jones
52.485,03 23.50.56

+0,53%

Nasdaq
25.372,54 23.50.56

+1,00%

Euro/Dollaro
1,1531 23.00.21

+0,08%

Spread
85,62 17.24.55

+5,34

Un 14 in mezzo a numeri almeno dieci volte più grandi. Sono gli investimenti, in miliardi di dollari, che Apple prevede di effettuare nell’anno fiscale in corso. Per una big tech, poca cosa. Alphabet (Google) ha appena alzato la stima delle spese in conto capitale (capex), portandola a 195-205 miliardi, mentre Amazon si mantiene intorno a 200 miliardi. Meta prevede di spendere tra 130 e 145 miliardi, Microsoft circa 175 miliardi.

Sono le cifre comunicate - o confermate - dalle grandi società tecnologiche nella tornata di conti appena conclusa. Eppure la Mela batte tutte (Nvidia a parte) con una capitalizzazione che per la prima volta ha superato 5.000 miliardi il 29 luglio, prima di ripiegare intorno a 4.400 miliardi dopo i conti.

I numeri di Apple

Da questa stagione delle trimestrali gli investitori si aspettavano indicazioni sulla capacità delle aziende di trasformare i maxi investimenti in data center e gpu (unità di elaborazione grafica) per l’intelligenza artificiale in vendite e redditività. In tre casi su quattro (Microsoft, Amazon e Alphabet) tutto sommato hanno trovato numeri migliori delle attese, con l’eccezione di Meta. Ma per Apple i parametri sono differenti: il mercato valuta ancora elementi più tradizionali, a partire dall’andamento delle vendite dei cellulari.

Nei tre mesi chiusi a giugno, che per la società rappresentano il terzo trimestre fiscale, Apple ha ottenuto ricavi per 109,42 miliardi (+16,4%) e un utile per azione di 2,02 dollari. A trainare i risultati è stato un aumento del 21,7% delle vendite di iPhone che hanno raggiunto i 54,25 miliardi. Tutti numeri superiori alle stime degli analisti ma non sufficienti a evitare uno scivolone al titolo, penalizzato da una performance più fiacca delle attese del ramo Servizi (contenuti digitali, abbonamenti, pubblicità) e delle vendite in Cina, oltre che da una guidance debole per il trimestre in corso.

La strategia AI di Cupertino

E l’AI, ossessione della Silicon Valley negli ultimi anni? Cupertino adotta una strategia che tiene bassa la spesa in conto capitale evitando grossi investimenti infrastrutturali e puntando sul fatto che Apple Intelligence, la sua suite AI, in gran parte può essere eseguita direttamente sui dispositivi, sfruttando i chip Apple senza dover ricorrere al cloud.

I servizi di AI generativa sono inoltre frutto di un accordo stretto nel 2024 con OpenAI, che ha portato ChatGpt su Apple Intelligence. In più, secondo alcune indiscrezioni, Apple starebbe pensando di ampliare la rete di servizi terzi disponibili e sarebbe in trattativa con Google e Anthropic. «Abbiamo aumentato le nostre spese operative (opex) e stiamo investendo di più nell’AI in generale», ha spiegato il ceo Tim Cook, presentando gli ultimi conti trimestrali agli analisti.

Questa strategia finora ha pagato. In borsa Apple ha guadagnato circa il 60% in 12 mesi e tratta con un multiplo prezzo/utile (p/e) di 38 quando Amazon e Alphabet si fermano intorno a 33, mentre Microsoft (27) e Meta (16) seguono a distanza. In termini di capitalizzazione Cupertino è seconda dietro a Nvidia (circa 4.800 miliardi di market cap), che aveva sopravanzato per alcuni giorni prima dei conti, e stacca Alphabet (circa 4.000) e Microsoft (a quota 3.300). «Apple sta registrando una performance superiore alla media dall’inizio del secondo trimestre poiché gli investitori hanno spostato i propri investimenti dai tradizionali titoli legati alle infrastrutture per l’AI», sottolineano gli analisti di Goldman Sachs in un report sul titolo.

La corsa al capex tra data center e gpu

Le altre big tech si sfidano a suon di capex stellari: insieme Alphabet, Meta, Microsoft e Amazon hanno pianificato di spendere 725 miliardi nell’esercizio 2026. Come? Comprando gpu in quantità industriali e costruendo data center in serie. Negli Stati Uniti come in Europa.

Una ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, presentata all’evento Lens, calcola ad esempio che nel Vecchio Continente il 53% della potenza per data center (7,4 gigawatt) sia controllato da soli 10 operatori, sette dei quali statunitensi. E anche in Italia, dove entro il 2028 sono attesi investimenti per oltre 25 miliardi di euro in nuove infrastrutture, il 45% della spesa arriva da tre hyperscaler americani.

Ma spendere così tanto paga? Un effetto della scommessa sull’AI inizia a vedersi ad esempio nei conti di Alphabet, che ha chiuso il secondo trimestre con un boom dell’utile netto: 112 miliardi, includendo però 99 miliardi di proventi legati alle partecipazioni in Anthropic e SpaceX. In più, i ricavi del segmento Cloud sono saliti dell’82% a 24,8 miliardi, battendo le stime degli analisti. Tuttavia un ulteriore aumento del capex fino a 205 miliardi ha raffreddato gli entusiasmi e fatto perdere al titolo il 7% nella prima seduta post-conti.

I risultati di Microsoft, Amazon e Meta

Anche Microsoft e Amazon hanno superato le aspettative. Il gruppo di Redmond ha registrato ricavi per 90 miliardi (+18%) e un utile netto di 35,8 miliardi (+31%). Per il colosso dell’e-commerce il fatturato trimestrale è invece salito a 200,6 miliardi (+20%) con profitti per 62,6 miliardi, più che triplicati grazie a proventi di 53,4 miliardi dovuti agli investimenti in Anthropic.

Infine, Meta. Il gruppo di Mark Zuckerberg è l’unico che non ha passato il test dei conti, mancando gli obiettivi del consensus e chiudendo il secondo trimestre con vendite per 60,8 miliardi (+28%) e utili in calo del 14% a 15,8 miliardi. (riproduzione riservata)