Appalti, l’allarme Anac: l’86% dei lavori pubblici affidati senza gara. Busia: «Così aumentano rischi e opacità»
Appalti, l’allarme Anac: l’86% dei lavori pubblici affidati senza gara. Busia: «Così aumentano rischi e opacità»
La relazione annuale dell'Anac segnala poco spazio per giovani e donne: «La fretta di spendere i fondi Ue ha frenato l'inclusione». Preoccupazione per il boom di affidamenti «sotto la soglia» e l'abrogazione dell'abuso d'ufficio

di di Anna Di Rocco 21/04/2026 12:00

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Nel 2025 il mercato degli appalti pubblici italiani ha toccato quota 309,7 miliardi di euro, con 287.421 procedure complessive: +7,6% nel numero e +13,9% nel valore rispetto al 2024. Di questi, circa 20,8 miliardi sono legati al Pnrr. Ma dietro la crescita si addensano criticità strutturali che l’Autorità nazionale anticorruzione mette nero su bianco nella Relazione annuale presentata al Parlamento, martedì 21 aprile, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Nel 2025 gli affidamenti diretti per servizi e forniture hanno riguardato quasi il 95% delle acquisizioni del settore. Ma il dato più evidente è l’esplosione degli affidamenti a ditte di fiducia o attraverso procedure ristrette: l’Anac segnala che lo scorso anno le procedure senza gara hanno rappresentato circa l’86% del totale degli appalti pubblici.

Ancora più significativa è la concentrazione appena sotto la soglia: tra 135 mila e 140 mila euro gli affidamenti sono passati da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025. Una dinamica che, secondo Anac, espone il sistema a rischi di frazionamenti artificiali, opportunismi e infiltrazioni.

L’Italia non ha sfruttato a pieno il Pnrr

Parallelamente cresce anche il fenomeno della distrazione dei fondi europei, aumentata del 35% nell’ultimo anno secondo la Procura europea, mentre resta un vuoto normativo rilevante: per le imprese che partecipano agli appalti non esiste ancora l’obbligo di dichiarare il titolare effettivo.

Sul fronte Pnrr emergono limiti nella qualità della spesa. Meno dell’8% delle procedure (circa 7mila su 96mila) ha previsto clausole per favorire la parità di genere e l’occupazione giovanile. «La corsa alla spesa ha frenato l’inclusione», osserva il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, indicando la necessità di obblighi più stringenti e controlli integrati.

«È stato fatto moltissimo, ma forse meno di quanto avremmo potuto ottenere», ha aggiunto Busia. «Peccato, in particolare, non aver ancora interiorizzato il metodo di definizione condivisa e sostegno agli obiettivi di lungo periodo, che avrebbero dovuto caratterizzare tale cammino, superano divisioni e cicli politici».

Per quanto riguarda i settori, la crescita si concentra su forniture e servizi, rispettivamente +25,2% e +15,9%, mentre i lavori segnano una flessione del 10,6%. In particolare, aumentano in modo marcato le forniture di prodotti farmaceutici (+65,4%) e di apparecchiature mediche (+10,1%).

Abuso d’ufficio: allarme sui vuoti di tutela

Sul piano normativo, Busia lancia un allarme sui «vuoti di tutela» lasciati dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e dal ridimensionamento del traffico di influenze illecite. «All’arretramento del diritto penale non ha corrisposto un rafforzamento delle garanzie amministrative, ma il contrario», ha sottolineato auspicando che il recepimento della direttiva europea anticorruzione diventi l’occasione per rivedere le scelte recenti.

Tra i punti critici anche l’indebolimento delle regole su conflitti di interesse, inconferibilità e pantouflage, con il rischio di una maggiore permeabilità tra politica e amministrazione. E resta aperto il nodo della mancanza di una disciplina organica sulle lobby: Anac chiede regole per garantire tracciabilità e accesso equo ai processi decisionali.

Sempre meno procedure analogiche

Non mancano però segnali di avanzamento. La digitalizzazione degli appalti ha registrato un salto netto: le procedure analogiche sono scese dal 21% all’1% in due anni, mentre il Fascicolo virtuale dell’operatore economico ha consentito di verificare circa 175mila operatori nel 2025, con oltre 4 milioni di certificazioni rilasciate. Resta però il problema della frammentazione delle piattaforme, che spesso replicano la burocrazia cartacea in formato digitale.

Anche la riforma delle stazioni appaltanti segna un cambio di passo: in due anni il numero è sceso da oltre 20 mila a circa 4 mila. L’obiettivo, si legge nella relazione Anac, non è solo ridurre ma rafforzare le capacità amministrative e accelerare i tempi, oggi monitorati con un limite di 160 giorni per la conclusione delle procedure.

Lavoro: dalla sicurezza al Buy Europe

Sul fronte della sicurezza, l’Autorità richiama l’attenzione sui subappalti a cascata, dove si concentrano i rischi maggiori in termini di tutele dei lavoratori e qualità dei servizi. Da qui la richiesta di rafforzare controlli, tracciabilità e responsabilità lungo tutta la filiera. «Non può esserci inclusione se chi lavora rischia la vita. Oltre mille vittime nel 2025 sono una feria aperta», ha detto Busia, «per questo, negli appalti pubblici, servono tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, formazione obbligatoria e tracciabilità dei flussi di manodopera».

Infine, guardando all’Europa, Busia invita a rafforzare la dimensione comune degli acquisti pubblici. Il principio del «Buy Europe» dovrà andare di pari passo con un aumento degli acquisti aggregati, a partire dall’energia, per accrescere il potere negoziale degli Stati membri in un contesto internazionale sempre più competitivo. In controluce, emerge un sistema in espansione ma ancora fragile: più digitale e centralizzato, ma esposto a nuove forme di opacità. E con un equilibrio ancora da trovare tra velocità della spesa, trasparenza e qualità delle regole. (riproduzione riservata)