L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un procedimento istruttorio in relazione all’operazione di concentrazione con cui Intesa Sanpaolo intende acquisire il controllo esclusivo di Banca Monte dei Paschi di Siena, tramite un’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa l’8 giugno scorso.
«Considerata la rilevanza degli operatori coinvolti nella concentrazione e l’ampiezza degli ambiti competitivi interessati, l’istruttoria dell’Antitrust è volta a verificare i possibili effetti sulle dinamiche concorrenziali in diversi e numerosi mercati bancari e assicurativi, su base sia locale che nazionale», hanno fatto sapere dall’authority presieduta da Saverio Valentino.
L’operazione, come noto, prevede un accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con Unipol in base al quale la banca si è impegnata a cedere (e la compagnia di Bologna ad acquistare) l’intero capitale di un’entità giuridica bancaria ricomprendente un compendio aziendale costituito dal marchio e dai segni distintivi di Mps, nonché da 635 filiali del Monte (con gli elementi patrimoniali e i rapporti giuridici connessi) e da gran parte delle strutture/attività centrali dell’istituto di Siena (con relative attività e passività) necessarie per operare come banca in modo indipendente.
Con riguardo alle 635 filiali Mps che saranno oggetto di cessione a Unipol, Intesa ha rappresentato che 445 di esse risultano già identificate in via definitiva, laddove le rimanenti 190, seppur già preliminarmente individuate, potranno invece essere oggetto di sostituzione per rispondere a potenziali criticità concorrenziali
In caso di perfezionamento dell’operazione, Intesa acquisirebbe, oltre alle filiali Mps non contemplate nel perimetro della cessione a Unipol, la partecipazione di controllo in Widiba, tutte le attività, passività e rapporti giuridici afferenti al segmento Large Corporate & Investment Banking di Mps, tutti i rapporti di bancassurance, e la partecipazione di controllo in Mediobanca, la quale a propria volta detiene, oltre a talune società controllate presenti in Italia e all’estero (tra cui Premier e Compass), una partecipazione finanziaria non di controllo del 13,32% in Generali. Intesa diventerebbe quindi primo azionista della compagnia assicurativa seguita dal gruppo Del Vecchio (10,15%), dal gruppo Caltagirone (6,32%) e da Unicredit (8,8%).
«Alla luce della presenza di diversi azionisti con un peso rilevante, delle modalità di elezione del consiglio di amministrazione e dell’andamento delle precedenti assemblee di rinnovo degli organi sociali, è possibile escludere che Intesa Sanpaolo, nell’ipotesi di “subentro” nella partecipazione oggi detenuta da Mps (tramite Mediobanca) sarebbe in grado di esercitare un controllo di fatto su Generali, si legge nel documento Antitrust. «Intesa Sanpaolo, in particolare, non avrebbe il potere di nominare, in autonomia (ossia, senza il concorso del voto di altri azionisti), la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione di Generali attraverso il meccanismo del voto di lista».
Ai fini della valutazione dei mercati assicurativi, si ritiene però «opportuno tenere conto anche di possibili criticità concorrenziali derivanti dai legami strutturali tra Intesa e Generali, nonché dei rischi connessi agli scambi di informazioni sensibili, in ragione del rilevante posizionamento dei due istituti nei mercati della produzione delle polizze vita dei Rami I, III e VI e delle polizze danni dei Rami I e II», si legge ancora nel documento dell’Autorità motivando la scelta «di approfondire in sede istruttoria gli effetti dell’operazione sui suddetti mercati».
(riproduzione riservata)