Tracciare un identikit della debuttante più attesa di quest’anno. Si tratta di Anthropic, la società di intelligenza artificiale dei fratelli Amodei che si quoterà in borsa nelle prossime settimane. L’azienda ha depositato alla Securities and Exchange Commission (Sec) il prospetto per l’ipo, centinaia di pagine che svelano numeri e rischi di un business molto costoso, in parte oscuro e ancora in fase di scale up. Per iniziare si possono isolare sette termini, disposti in ordine alfabetico, che riassumono l’identità della prossima matricola.
Ant. Anthropic si quoterà in borsa al Nasdaq nelle prossime settimane con il simbolo «Ant». Il sogno è strappare il primato di matricola di maggior valore di sempre a SpaceX, quotatasi a giugno con una valutazione di 1.750 miliardi. Contestualmente l’azienda si doterà di cinque classi di azioni, quattro ordinarie e una speciale che consentirà ai fondatori di mantenere il 50,1% dei diritti di voto. Ai partner di lungo corso, tra cui Amazon e Google, andranno titoli di classe N a cui sono collegati i benefici economici. Il consiglio di amministrazione sarà però nominato dal Long-Term Benefit Trust, un organismo indipendente che per statuto deve agire sulla base della missione originaria di Anthropic, ovvero sviluppare sistemi di AI etica.
Claude. Il prodotto più noto di Anthropic è Claude, rivale di ChatGpt sviluppato da OpenAI. Secondo le informazioni contenute nel prospetto pre-ipo della società, Claude ha raggiunto un alto livello di penetrazione nel mondo enterprise e il 50% delle aziende Fortune 500 ne userebbe già una versione. Ma non è uno strumento privo di criticità. Anzi, oltre 90 pagine della documentazione di Anthropic sono dedicate ai fattori di rischio. Il contenuto spazia dalla possibilità che gli strumenti più avanzati siano manipolati da gruppi hacker fino all’eventualità che Claude sia usato per costruire armi chimiche. Nella peggiore delle ipotesi l’umanità potrebbe andare incontro a rischi «catastrofici» o «esistenziali».
Investimenti. Per portare avanti la sua attività Anthropic deve sostenere costi molto elevati. L’AI ha bisogno di chip e tantissima potenza di calcolo, che l’azienda compra da fornitori esterni. Secondo un report di Pitchbook i contratti più pesanti sono con Broadcom (161 miliardi), SpaceX (120,5 miliardi), Google (114 miliardi), Amazon (110 miliardi) e Microsoft (45 miliardi). In totale 855 miliardi che l’azienda dovrà pagare nei prossimi anni indipendentemente dalla domanda. L’impegno con SpaceX può in parte essere rimodulato dal 2027, ma Google, Amazon e Microsoft chiederanno il conto succeda quel che succeda tra il 2033 e il 2036. Molti accordi sono però circolari. Ciò significa che le stesse big tech sono anche clienti e, in alcuni casi, soci di Anthropic. Questo schema tende ad alimentare i timori di chi vede nell’AI un’enorme bolla pronta a scoppiare.
Marginalità. Nata nel 2021, Anthropic è ancora in una fase in cui brucia capitali anche se i conti mostrano un’evoluzione verso il break-even. Il 2025 si è chiuso con una perdita operativa di 8 miliardi, ma quest’anno l’ebitda è salito per la prima volta sopra la parità: nel secondo trimestre l’azienda ha registrato un utile operativo di 974 milioni.
Inoltre, dal prospetto emerge una cassa di 131 miliardi.
Ricavi. Il punto forte di Anthropic, per ora, resta però la crescita sostenuta del fatturato. Nel 2023 le vendite erano di 41 milioni, nel 2025 erano già arrivate a 4,6 miliardi. Nel primo semestre del 2026 i ricavi sono balzati a 16,3 miliardi e il progresso sembra proseguire, anche se con un ritmo meno esplosivo: nel secondo trimestre il salto è stato di quasi il 147% (per 11,6 miliardi di entrate) rispetto ai primi tre mesi dell’anno, mentre nel passaggio al terzo trimestre l’aumento stimato si ferma al 47%. «Ad Anthropic non mancano i ricavi, le mancano le vendite che i clienti prenotano in anticipo», osservano gli analisti di Pitchbook. Circa l’80% del fatturato deriva infatti da contratti «pay-per-use» e solo il 20% da abbonamenti.
Valutazione. Il rallentamento della crescita potrebbe influire sulla valutazione. In estate il target indicato per l’ipo di Anthropic era di 2.000 miliardi. Tuttavia, nelle ultime settimane alcune indiscrezioni hanno iniziato ad abbassare le aspettative, ipotizzando un valore più vicino a 1.500 miliardi. In ogni caso troppi secondo diversi osservatori. Per Pitchbook, ad esempio, Anthropic vale circa 1.400 miliardi. Un paper di New Constructs è più catastrofista e definisce quella di Amodei «l’ipo più ridicola del 2026», calcolando che per giustificare i 2.000 miliardi l’azienda dovrebbe portare subito il profitto operativo netto da zero al 10%, centrare una crescita del 1.000% dei ricavi quest’anno, del 100% nel 2027 e del 56% medio annuo dal 2028 al 2035. «Una valutazione di 1.500 o 2.000 miliardi non è giustificata dalle più ottimistiche aspettative. Per reggere quel valore Anthropic dovrebbe presentare metriche di crescita dei margini operativi eccezionali e riuscire a contenere gli investimenti. Si tratta di obiettivi molto sfidanti», sostiene anche Giancarlo Giudici, co-direttore del Programma Executive in Finance di Polimi Graduate School of Management. «La valutazione rispecchia più che altro l'euforia del mercato per un business emergente. Claude sta riscuotendo successo soprattutto fra i giovani e pure questo contribuisce a sostenere la crescita straordinaria dei ricavi e l'interesse degli investitori».
Zero (profitti). Tutto questo, vale la pena ricordarlo, si applica a un’impresa che ancora non ha generato un dollaro di utile. Nel 2025 Anthropic ha perso quasi 42 miliardi e nei primi sei mesi del 2026 il rosso si è allargato a 80,7 miliardi (complice un effetto contabile legato a bond convertibili emessi in passato). Per ora, dunque, si tratta di credere che gli ingenti investimenti fatti diano i loro frutti in futuro, come accaduto con altre big tech. Il caso da manuale è Amazon che ha chiuso il primo esercizio in utile nel 2003, nove anni dopo la fondazione, e ora macina profitti per quasi 80 miliardi l’anno. «Gli investimenti nell'AI sono reali e consistenti sia nelle infrastrutture sia nella tecnologia e nell'energia necessaria. Il tema è capire se genereranno la redditività attesa», conclude Giudici. (riproduzione riservata)