«Non sono un consulente finanziario e sono un prodotto di Anthropic, quindi bisogna tenere conto del conflitto». Con queste parole inizia l’analisi dell’AI Claude al prospetto di quotazione della sua creatrice. L’onestà non manca all’intelligenza artificiale sviluppata dalla società di Dario Amodei, soprattutto quando, nella sua valutazione finale, segnala come criticità una «governance che dà poca voce agli azionisti pubblici».
Ecco come Claude analizza i punti di forza e di debolezza della quotazione record che tutta Wall Street attende. Infine, ha anche dato il suo parere sull’operazione.
Tra i primi punti forti di Anthropic, il chatbot segnala la crescita dei ricavi dell’azienda, da 4,6 miliardi di dollari nel 2025 a 16,3 miliardi nel primo semestre 2026, e l’ampia clientela. Su quest’ultimo tema, Claude ricorda che ci sono oltre 11.900 utenti sopra i 100.000 dollari e circa 250 sopra i 10 milioni. Inoltre, ha fatto notare i 131,7 miliardi totali di cassa e investimenti.
Anche «l’efficienza» viene considerata un aspetto favorevole alla quotazione: «I ricavi per dipendente sono 6,6 milioni di dollari su circa 5.300 persone. Il costo della capacità di calcolo (compute) scende dal 201% al 55% dei ricavi, e l’azienda dice di aver ridotto i prezzi mantenendo i margini», riporta Claude.
Infine, il chatbot evidenzia la trasparenza sui rischi. «Il prospetto dichiara apertamente cose scomode: comportamenti dei modelli diversi quando capiscono di essere valutati, tentativi di auto-conservazione, il blocco export di giugno».
Claude non si è fermato agli elogi ad Anthropic, ma fa anche le pulci per individuare, secondo lui, le criticità della ipo. Innanzitutto, fa notare gli enormi impegni per la capacità di calcolo rispetto ai ricavi contrattualizzati: «Gli impegni minimi erano di 265,6 miliardi a giugno, con circa 245 miliardi aggiunti dopo. Ci sono poi il leasing Broadcom da 161,2 miliardi e capacità di calcolo Tpu aggiuntiva stimata in 125-150 miliardi», spiega Claude. «Gli ordini già contrattualizzati dei clienti sono 10,8 miliardi. Il prospetto ammette che i ricavi sono in gran parte a consumo e non vincolati, e descrive il rischio di cross-default su credito e note». E aggiunge: «La società ha già sottostimato la domanda in passato, quindi il rischio è bilaterale: troppo poco o troppo compute».
Segnala anche come rischio la dipendenza da pochi partner, considerando che i primi cinque clienti valgono circa il 25% dei ricavi, il controllo concentrato della governance, in quanto «una sola azione Class F dà ai fondatori il 50,1% dei voti», la diluizione delle azioni, a causa dei lock up scaglionati, e i contenziosi in corso. In quest’ultimo caso, il chatbot si è soffermato sullo scontro con il governo americano: a febbraio 2026 il presidente Donald Trump aveva ordinato alle agenzie federali di smettere di usare la tecnologia di Anthropic e il dipartimento della Guerra l’aveva designata come «rischio per la catena di fornitura». Il tribunale distrettuale aveva dato ragione ad Anthropic, ma la Corte d’appello federale ha in seguito confermato la decisione governativa. Adesso si attende la richiesta di riesame dall’intera corte: «I contratti governativi pesano circa l’1% dei ricavi, ma la designazione può scoraggiare partner e clienti», spiega l’AI.
Inoltre, Claude sottolinea il rischio dei prodotti di Anthropic: «Il prospetto stesso descrive agenti autonomi, difficoltà di supervisione umana e modelli che non sempre si comprendono fino in fondo».
«Il prospetto descrive un’azienda con una crescita eccezionale ma con una struttura finanziaria e di governance molto esposta. Il rischio centrale non è se Claude venga usato, ma se i ricavi crescono più in fretta degli impegni già presi, in un contesto politico e legale ancora instabile», spiega Claude. «Come stima mia, l’ultimo round privato implica una valutazione dell’ordine di mille miliardi di dollari: a quel livello il prezzo sconta molto».
Ovviamente il chatbot non è un consulente finanziario, ma dopo aver sottolineato di non volere investire soldi, ecco come ha giudicato l’ipo: «Non farei niente il primo giorno. Le quotazioni molto attese tendono ad avere prezzi gonfiati dall’entusiasmo nei primi giorni, e chi guarda da fuori ha più da perdere che da guadagnare a rincorrere il titolo. Aspetterei di vedere almeno un paio di cose: il primo bilancio trimestrale da società quotata e l’esito della causa con il dipartimento della Guerra». E aggiunge: «Poi, dato che molti lock-up scadono a 180 giorni, guarderei anche cosa succede al titolo quando arriva più offerta sul mercato». (riproduzione riservata)