Volata finale per l’opa che Banco Bpm ha lanciato su Anima. Venerdì 4 aprile si chiuderà l’offerta con Piazza Meda che punta a raggiungere una soglia di adesioni vicina al 66,6%. Nel frattempo cresce l’attesa per il verdetto del Golden Power sull’ops di Unicredit che dovrebbe arrivare a fine mese.
Ieri l’opa del Banco ha ufficialmente ha sfiorato il 52% del capitale, percentuale a cui andrà aggiunto il 5,84% che il gruppo Caltagirone ha già dichiarato di voler consegnare. Da Piazza Meda si confida anche in un’accelerazione delle adesioni da parte del retail e di alcuni investitori istituzionali che potrebbero spingere in alto l’asticella.
La soglia target? Nelle ambizioni del ceo Giuseppe Castagna e dei suoi advisor Citi e Lazard è quel 66,7% che era stato indicato nel documento di offerta di novembre e che consentirebbe il controllo dell’assemblea straordinaria.
Il livello delle adesioni sarà rilevante anche alla luce del mancato ottenimento del Danish Compromise. Una volta consolidata la partecipazione, il beneficio regolamentare avrebbe permesso al Banco di dedurre dal capitale l’avviamento, cioè il prezzo in eccesso pagato rispetto al valore delle attività di Anima, altrimenti noto come goodwill.
Per ottenere questo sconto Piazza Meda aveva proposto un’interpretazione specifica del regolamento Crr che però sia Bce che Eba hanno respinto. A questo punto maggiore sarà la partecipazione finale acquisita, maggiore sarà l’assorbimento di capitale. Non per caso Unicredit ha vincolato la conferma della sua ops sul Banco all’analisi dei risultati dell’opa Anima e dei suoi effetti patrimoniali.
Il ceo Andrea Orcel ha inoltre chiesto a Castagna di fare chiarezza sulle misure di mitigazione patrimoniale annunciate per riportare il coefficiente Cet1 al 13% da giugno. Secondo fonti finanziarie Bpm potrebbe mettere in capo un mix di interventi che comprendano cessioni di attivi e cartolarizzazioni sintetiche, anche se non c'è ancora nulla di ufficiale.
L’altra scadenza cui Unicredit guarda con attenzione è la fine di aprile, quando potrebbe essere formalizzato il verdetto del Golden Power. Una data già segnata su qualche agenda è quella del 30 aprile, anche se non si escludono slittamenti. Tre gli esiti possibili: il primo è il cosiddetto No Golden Power, cioè un provvedimento del Dica (Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo) che escluda l’operazione Unicredit-Banco Bpm dall’ambito di applicazione della normativa.
Il secondo scenario è un esercizio dei poteri speciali da parte della presidenza del Consiglio, con prescrizioni specifiche che possono prevedere clausole di salvaguardia per i livelli occupazionali e per le sedi del nuovo gruppo, un ribilanciamento della governance e limiti alle cessioni di sportelli. Come documentato dall’Osservatorio Golden Power, non esiste un numero chiuso di possibili prescrizioni, fermo restando che i paletti dovranno rispondere ai requisiti di necessità e proporzionalità ai fini della difesa della sicurezza nazionale.
Un terzo possibile esito dell’istruttoria potrebbe un veto all’acquisizione, che però viene considerato altamente improbabile. Il 30 aprile come termine dell’istruttoria non sembra casuale a qualche osservatore: il 24 aprile si terrà l’assemblea di Generali dove Unicredit, con una quota accredita vicina al 10%, giocherà un ruolo decisivo nella sfida tra Mediobanca e il tandem Caltagirone-Delfin. (riproduzione riservata)