Chi gestirà e quanto renderà il nuovo salvadanaio previdenziale che il governo, con la manovra 2027, ha deciso di creare, a partire dall’anno prossimo, per ogni nuovo nato fino a 18 anni affidandolo all’Inps?
La domanda, in attesa della pubblicazione del disegno di legge, resta aperta. Per ora le poche certezze arrivate dalla conferenza stampa del governo, a valle del Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra da 26 miliardi, sono che il contributo dello Stato sarà di 100 euro l’anno per ogni bambino che nasce, per un totale quindi di 1.800 euro; il denaro confluirà in una posizione previdenziale presso l’istituto presieduto da Gabriele Fava, come fosse appunto un piccolo salvadanaio. La somma di questo salvadanaio, ha spiegato la premier Giorgia Meloni, non sarà tassabile, non sarà pignorabile e non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita del nuovo nato, salvo che non sia per un'emergenza straordinaria, ma in quel caso servirebbe l'autorizzazione di un giudice tutelare. Al compimento dei 18 anni il ragazzo o la ragazza «potrà riscattare questa somma e utilizzarla per iscriversi all'università, per avviare un'attività o per magari alimentarla come futura forma di previdenza complementare», ha aggiunto Meloni.
Un punto, quello sulla liberalità ai 18 anni, che promette di accendere il dibattito nelle prossime settimane. L’obiettivo della misura dovrebbe essere soprattutto di incentivare i giovani a costruirsi una pensione di scorta, considerando che quella pubblica è destinata inesorabilmente a ridursi con il metodo contributivo a piano regime dal 2035.
Immaginando che l’Inps presieduto da Gabriele Fava riesca a riconoscere a quelle somme un rendimento annuo netto del 5% (in Germania l’ipotesi è addirittura del 7%), l’ammontare ai 18 anni sarebbe di meno di 3 mila euro. Una cifra piuttosto limitata per avviare un’attività. Ma se quella stessa cifra venisse mantenuta fino alla pensione (a 67 anni) il montante salirebbe oltre i 30 mila euro, da sommare alla pensione pubblica.
Al versamento pubblico potrà poi aggiungersi quello volontario di genitori e parenti del nuovo nato (con limiti e caratteristiche da chiarire). Ma chi gestirà il salvadanaio? Le assicurazioni e i gestori hanno già avanzato pretese ma la scelta del governo sembra, almeno ad ora, tutta pubblica, con l’Inps come regista. Poste, si è ipotizzato, potrebbe dare un contributo per raccogliere i versamenti di genitori e parenti, e Cassa Depositi e Prestiti entrare nella gestione. Una parte del salvadanaio potrebbe poi essere messa a gara tra gestori privati fissando un obiettivo di rendimento. Ipotesi per ora, in attesa del ddl. (riproduzione riservata)