Il patrimonio immobiliare è un asset strategico per le grandi famiglie imprenditoriali, ma spesso non viene trattato come tale, soprattutto in Italia, dove vigono ancora luoghi comuni come pensare al mattone come bene rifugio o dove si crede che trascurare un immobile non comporta chissà quale perdita nel lungo termine.
L’analisi che fa Valentina Zanatta, fondatrice della boutique di consulenza strategica immobiliare Anagramma, è chiara e precisa: gli immobili sono un vero e proprio asset nel portafoglio di investimento complessivo di un family office o di una persona high net worth, e avere un professionista che si occupi specificamente dell’ottimizzazione dei rendimenti è un elemento essenziale.
Per questo motivo Zanatta, forte di un’esperienza ventennale nel settore, ha fondato nel 2024 Anagramma: una realtà pressoché inedita nel panorama del real estate, in quanto non si occupa di intermediazione ma di consulenza pura, da adesso rivolta anche ai clienti di multi-family office e private bank.
La società a oggi ha, come clienti, due importanti famiglie imprenditoriali italiane, una operante nel lusso e una nel largo consumo, e un ultra high net worth indivital, per un totale di 2,5 miliardi di patrimonio immobiliare gestito.
A questi si stanno aggiungendo altre due importanti holding, per una crescita prevista delle masse gestite del 20-25% nel 2026.
I proventi della società arrivano da una flat fee annuale, scollegata quindi dal valore degli asset gestiti.
Nel dettaglio, il lavoro di Anagramma consiste nel «mettere ordine» all’interno dei portafogli immobiliari e curare la filiera di creazione del valore. Vengono curati aspetti finanziari, fiscali (particolarmente importanti se si pensa che la metà del patrimonio gestito da Anagramma si trova all’estero, dal Brasile al Giappone) e di governance: forse il tema centrale all’interno delle grandi famiglie, tra decisioni conflittuali e passaggi generazionali complessi.
Studiando il patrimonio del cliente, Anagramma suggerisce le migliori azioni da intraprendere per ridurre i costi generati da un immobile o aumentarne la profittabilità in termini di locazione, ristrutturazione e destinazione.
Secondo Zanatta, sono diversi i punti di forza di Anagramma: non svolgendo attività di intermediazione, i proventi del consulente non sono legati alla conclusione o meno di una certa operazione, garantendo così l’assenza di conflitti d’interesse; c’è poi una componente di relazione umana: essendo il mattone, residenziale ma anche industriale, spesso destinatario di valore affettivo da parte delle famiglie e delle generazioni che si trovano a possederlo, la creazione di soluzioni «su misura» e non tramite modelli consente di entrare in empatia con il cliente e di ragionare in una logica di ottimizzazione più che di mera contabilità. (riproduzione riservata)