Amundi, il maggiore gestore patrimoniale europeo guidato dall’ad Valérie Baudson, ha registrato i maggiori afflussi trimestrali da oltre quattro anni. Quanto all’outlook, la società controllata dal Crédit Agricole resta ottimista sul 2026 nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza macroeconomica che continuano a dominare i mercati globali.
Gli afflussi netti hanno raggiunto i 32 miliardi di euro trainati dalla domandadi Etf e prodotti indicizzati. Si tratta del dato più elevato dal quarto trimestre del 2021, secondo il database Bloomberg. Il gruppo francese ha registrato forti afflussi dal Nord Europa e dall’Asia. L’ad Baudson ha sottolineato che i flussi sono rimasti forti anche nell’ultimo mese del trimestre nonostante l’impennata della volatilità legata alla guerra in Iran. «I flussi del primo trimestre sono stati davvero eccezionali, crisi o non crisi», ha detto in conference call. «Vediamo ancora un momentum positivo ma restiamo cauti perché alcuni clienti istituzionali potrebbero diventare più prudenti in futuro».
La nuova guerra del Golfo, che ha interrotto i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, ha provocato forti oscillazioni dei prezzi di greggio e gas e ha messo in discussione le aspettative sui tassi di interesse. «Ci troviamo di fronte a un conflitto che potrebbe protrarsi, con il rischio di rallentamento della crescita e di aumento delle pressioni inflazionistiche», ha aggiunto Baudson. «In questa fase dobbiamo monitorare attentamente la situazione, evitando però un eccesso di pessimismo».
Amundi amministrava 2.400 miliardi di euro al 31 marzo. L’utile ante imposte rettificato è salito del 13% su base annua a 510 milioni di euro, superando i 468 milioni attesi dagli analisti. L’utile netto rettificato è cresciuto del 15% a 349 milioni, anch’esso sopra le stime.
Nel frattempo, la società ha registrato deflussi per 9 miliardi di euro dalle reti di Unicredit nel primo trimestre. Le due società mantengono una partnership commerciale da una decina di anni, da quando la banca milanese ha ceduto Pioneer. Tuttavia, il rinnovo dell’accordo — in scadenza nel 2027 — è diventato incerto dopo la mancata acquisizione di Banco Bpm da parte di Orcel. A fine marzo, Amundi gestiva 75 miliardi di euro provenienti dalle reti Unicredit.
Gli asset privati hanno contribuito in positivo per 3 miliardi di euro di afflussi netti nel trimestre, sostenuti da un mandato con il riassicuratore francese CCR e dagli investimenti di Crédit Agricole Assurances.
Lo scorso anno, per rafforzare la presenza nei mercati privati, Amundi aveva annunciato l’intenzione di acquisire una partecipazione in ICG, società londinese specializzata in private equity e credito. La partnership si concentrava all’inizio sullo sviluppo di fondi secondari nel private equity e di private debt.
«Quanto sta accadendo oggi negli Stati Uniti non mette in discussione la nostra strategia né la nostra visione di lungo periodo sugli asset privati», ha concluso Baudson. «Si tratta di investimenti con un valore nel lungo termine, soprattutto per clienti facoltosi e private banking, in particolare nelle soluzioni previdenziali, su cui stiamo puntando molto». (riproduzione riservata)