Scende il conto degli incentivi alle rinnovabili. Per il 2026 l’Arera stima costi per circa 8,5 miliardi di euro, 800 milioni in meno rispetto ai 9,3 miliardi del 2025, con una riduzione di quasi il 9%. Attenzione, però. Questo non significa che scenderanno anche le bollette. Il calo degli incentivi si colloca semmai nello scenario opposto di prezzi dell’energia elettrica più elevati. Quello che a prima vista può sembrare un paradosso si spiega col funzionamento di buona parte dei meccanismi di sostegno alle fonti verdi. A fare i conti è l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente nella relazione sugli effetti per la collettività degli strumenti di sostegno alle rinnovabili, appena pubblicata. La spesa veniva da due anni di crescita, dopo 7,1 miliardi del 2023 sono arrivati 8,9 miliardi del 2024 e 9,3 del 2025, quando l’energia incentivata è stata di circa 52,1 Twh.
Il rapporto tra prezzi e incentivi è meno controintuitivo di quanto possa sembrare. In diversi casi, infatti, il produttore ha diritto a una determinata tariffa e il meccanismo di sostegno copre, in tutto o in parte, la distanza rispetto al prezzo ottenuto vendendo l’elettricità sul mercato. Se quest’ultimo aumenta, la differenza da finanziare si riduce. Con i Contract for Difference a due vie il meccanismo può spingersi oltre: se il prezzo zonale supera la tariffa spettante al produttore, il saldo diventa negativo e quello che normalmente rappresenta un costo si trasforma in un ricavo per la collettività.
È già successo nel 2025. A fronte dei 9,3 miliardi complessivi, gli incentivi a due vie hanno generato un ricavo pubblico di 35 milioni di euro. E Arera ritiene che quest’anno, «a fronte di un elevato prezzo di mercato», l’impatto complessivo dei più recenti strumenti di incentivazione potrebbe risultare negativo, rappresentando quindi un ricavo anziché un costo.
A pesare maggiormente restano per ora i vecchi incentivi al fotovoltaico, che nel frattempo ha registrato un vero boom. Dei 9,3 miliardi del 2025, 5,7 miliardi sono riconducibili ai premi fissi per quella tipologia di impianti. Altri 1,3 miliardi riguardano le tariffe onnicomprensive, 1,8 miliardi i premi a una via, quasi interamente riferiti ai prezzi minimi garantiti, e circa 600 milioni gli strumenti che hanno sostituito i certificati verdi.
La struttura della spesa è però destinata a cambiare. I sostitutivi dei certificati verdi e le tariffe previste dalla legge 244/2007 diminuiranno progressivamente fino ad azzerarsi nel 2028. Più lunga sarà invece la coda dei primi quattro Conti Energia fotovoltaici: il relativo costo resterà pari o prossimo a 6 miliardi di euro l’anno almeno fino al 2028, inizierà poi a diminuire e il calo diventerà molto più consistente dopo il 2030, fino all’azzeramento nel 2033. Nel frattempo, entrando in esercizio i nuovi impianti, crescerà l’energia ammessa ai meccanismi di sostegno più recenti.
Il risultato, secondo l’Autorità presieduta da Nicola Dell’Acqua, dovrebbe essere una graduale riduzione del fabbisogno complessivo. Pur con l’incertezza legata all’andamento dei prezzi, l’Autorità ritiene ragionevole attendersi fino al 2031 un gettito necessario per il Conto dei nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili compreso tra 7 e 8 miliardi di euro l’anno e in lieve diminuzione. Dal 2031 il calo dovrebbe diventare più evidente, con la progressiva uscita dagli incentivi dei vecchi impianti fotovoltaici, a condizione che non vengano introdotti ulteriori strumenti. (riproduzione riservata)