L’industria della difesa tedesca è ad alto rischio di spionaggio e sabotaggio da parte della Russia. A certificarlo è l’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (BfV), il servizio di intelligence tedesco, che ha invitato tutti i dipendenti del settore della difesa ad adottare misure di particolare cautela.
In un avviso rivolto alle aziende il BfV afferma che «esiste un’elevata probabilità» che le imprese del settore diventino bersaglio di attività di intelligence o spionaggio, condotte da autorità statali russe o da soggetti che agiscono per loro conto. L’intelligence tedesca non esclude che possano sopraggiungere attacchi mirati contro singoli dipendenti, in particolare dirigenti aziendali.
Il warning arriva mentre il ceo di Rheinmetall, Armin Papperger, è sottoposto a speciale protezione della polizia. Secondo quanto riportato dalla Cnn, i servizi segreti statunitensi avrebbero sventato all’inizio del 2024 un piano del Cremlino per assassinarlo, anche se le accuse sono sempre state respinte dal governo russo.
Il BfV richiama inoltre l’attenzione sui possibili atti di sabotaggio contro la catena logistica che rifornisce l’Ucraina, citando episodi avvenuti in Polonia e il ritrovamento, lo scorso settembre, di una telecamera installata nei pressi della stazione ferroviaria di Minden, vicino a un battaglione del genio militare tedesco-britannico.
Secondo l’intelligence, il dispositivo potrebbe essere stato collocato per raccogliere informazioni sull’infrastruttura. L’agenzia raccomanda inoltre ai dipendenti del comparto sicurezza e difesa di prestare particolare attenzione durante i viaggi all’estero, soprattutto nei Paesi considerati ad alto rischio, dove telefoni cellulari e dati potrebbero essere compromessi.
Oltre alla guerra in Ucraina, il BfV indica anche il deterioramento della situazione in Medio Oriente come un fattore che aumenta il livello di rischio per l'industria bellica tedesca. Tra le minacce figurano non solo spionaggio, sabotaggio e operazioni di influenza, ma anche i tentativi di acquisire clandestinamente tecnologie militari e know-how sensibile.
Per evidenziare la gravità della situazione, il servizio cita anche la recente pubblicazione da parte della Russia di un elenco di 21 aziende europee accusate di produrre o fornire droni all’Ucraina. Nel mese di marzo, il ministero della Difesa russo ha pubblicato un elenco di 21 stabilimenti in Italia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Spagna, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Turchia e Israele che producono droni destinati alle forze armate ucraine o loro componenti.
In Italia vengono indicate quattro aziende – accusate di fornire a Kiev motori a pistoni della potenza tra i 60 e i 170 cavalli – di cui una nel veneziano, due in Lombardia e una in Piemonte. In particolare, vengono citate la Cmd Avio di Venezia, la MWfly di Garbagnate Milanese (Milano), la EpaPower di Omegna (Verbania Cussio Ossola) e la Gilardoni di Mandello del Lario (Lecco).
Il BfV ricorda inoltre i recenti arresti di presunte spie e una campagna di phishing condotta attraverso l’app Signal, attribuita alla Russia. Infine, l’intelligence segnala anche minacce non riconducibili a Mosca, tra cui possibili azioni di protesta volte a ostacolare le esportazioni di armi verso Israele e un elevato potenziale di mobilitazione degli ambienti dell'estrema sinistra su temi antimilitaristi. (riproduzione riservata)