Allarme carburanti, due pompe di benzina su tre non sono a norma per la Gdf
Allarme carburanti, due pompe di benzina su tre non sono a norma per la Gdf
Mentre il prezzo della benzina supera i 2 euro in autostrada, divampano le truffe sui carburanti: dal gasolio agricolo venduto agli automobilisti a quello travestito da olio lubrificante, fino al gasolio da riscaldamento rubato ai clienti manomettendo i contatori dei camion

di Elena Dal Maso 10/08/2026 12:05

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Con la benzina che ha superato i 2 euro al litro in autostrada — effetto diretto della chiusura dello Stretto di Hormuz e delle tensioni sui mercati energetici internazionali scatenate dalla guerra in Iran — il mercato illegale dei carburanti ha trovato nuova linfa. E la Guardia di Finanza ha risposto con un'intensificazione senza precedenti dei controlli lungo l'intera filiera distributiva.

4.800 interventi, 265 persone denunciate da marzo a luglio

I numeri comunicati dal Corpo sono eloquenti: dal 1° marzo al 31 luglio 2026, in soli cinque mesi, sono stati conclusi circa 4.800 interventi complessivi, sequestrate oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici, denunciate all'autorità giudiziaria 265 persone e accertati consumi in frode per oltre 6,5 milioni di chilogrammi. Un'operazione su scala nazionale che ha colpito ogni anello della catena — dai depositi fiscali ai distributori stradali, dalle aziende agricole compiacenti fino ai camionisti che rubavano carburante direttamente durante le operazioni di carico.

Due fronti: frodi fiscali e trasparenza dei prezzi

L'azione della Gdf si è sviluppata lungo due direttrici principali. La prima riguarda il contrasto alle frodi sui prodotti energetici e all'evasione delle accise — la tassa che pesa sui carburanti e che costituisce una voce fondamentale delle entrate fiscali dello Stato. La seconda riguarda la trasparenza dei prezzi alla pompa: dal 1° marzo al 31 luglio sono stati eseguiti 3.428 interventi nei confronti degli impianti di distribuzione stradale, con 2.279 violazioni contestate (66,5%) a 937 operatori, per irregolarità che vanno dalla mancata esposizione dei prezzi alla difformità tra i valori comunicati e quelli effettivamente praticati.

Parallelamente, oltre 400 depositi fiscali e commerciali sono stati sottoposti ad approfondimento, anche in attuazione del decreto-legge 33 del 18 marzo 2026, convertito in legge il 13 maggio, che ha introdotto nuove misure per garantire stabilità e trasparenza del mercato.

I designer fuel: il trucco del nome

Tra le frodi più sofisticate emerse dalle indagini ci sono i cosiddetti «designer fuel» — prodotti petroliferi fraudolentemente ribattezzati con denominazioni diverse, come «olio lubrificante» o «liquido bio anticorrosivo», per eludere gli obblighi fiscali e le accise. Un sistema semplice nella sua logica ma difficile da individuare senza controlli mirati: il prodotto è fisicamente identico al gasolio per autotrazione, ma viaggia con documenti che lo classificano come qualcos'altro, evitando così la tassazione piena.

L'operazione più significativa in questo ambito è quella condotta dai Nuclei di polizia economico-finanziaria di Udine e Verona, che hanno intercettato due «tank container» provenienti dall'Est Europa e diretti al Sud Italia: 64.000 litri dichiarati come «olio lubrificante» che erano in realtà gasolio per autotrazione destinato a essere immesso in consumo in evasione d'imposta. Le indagini sono ancora in corso per ricostruire l'intera filiera illecita.

Ancora più imponente il risultato del Gruppo Udine e delle Compagnie Tolmezzo e Tarvisio, che hanno individuato diversi carichi di carburante falsamente dichiarati come «olio lubrificante», sequestrando oltre 427.950 litri di idrocarburi, accertando il consumo in frode di 1.216.500 litri di prodotti petroliferi, con un'evasione complessiva di accise per 1.130.104 euro e di Iva per 509.882 euro.

Il gasolio agricolo venduto agli automobilisti

Il secondo grande filone di frode riguarda il gasolio agevolato per uso agricolo — che paga accise notevolmente inferiori rispetto al gasolio per autotrazione — ceduto illegalmente a soggetti non aventi diritto e destinato ai mezzi di trasporto ordinari. Un business illecito che permette di vendere carburante a prezzi più bassi rispetto ai distributori regolari, intascando comunque un margine significativo grazie al risparmio fiscale.

Il caso più grave è quello scoperto dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro, che ha scoperto un'associazione per delinquere operante nel crotonese con ramificazioni in diverse province della Calabria e del Veneto. Il meccanismo era sofisticato: le organizzazioni presentavano documentazione falsa all'Arcea — l'Agenzia della Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura — attestando il fittizio esercizio di attività agricole ad alto fabbisogno di carburante, in particolare serre. Il gasolio ottenuto a prezzi agevolati veniva poi ceduto ad autotrasportatori e imprese di movimento terra. L'operazione si è conclusa con sequestri preventivi per oltre 8 milioni di euro tra disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili, e il deferimento all'autorità giudiziaria di 29 soggetti per associazione per delinquere e frode fiscale.

Analoga la struttura criminosa smantellata dalla Compagnia Gallipoli, che ha scoperto un'associazione per delinquere con tre distinti sistemi di frode: la costituzione di imprese agricole fittizie che ottenevano gasolio agevolato con documentazione falsa, un deposito commerciale trasformato in distributore abusivo che riforniva centinaia di automezzi con gasolio agricolo, e una rete di imprenditori agricoli compiacenti che mettevano a disposizione i propri libretti fiscali a terzi complici. Il risultato: 4 misure cautelari personali, 23 soggetti denunciati, e oltre 519.000 litri di gasolio sottratti al fisco per un'accisa evasa di circa 156.000 euro.

Il sistema del gasolio da riscaldamento

Particolarmente ingegnoso il meccanismo scoperto dal Gruppo Pescara: un'associazione per delinquere che erogava meno gasolio da riscaldamento rispetto a quanto acquistato dai clienti — anche pubblici — grazie alla manomissione dei contatori degli automezzi. Il carburante sottratto veniva poi immesso in un canale di vendita parallelo «in nero», miscelato con gasolio per autotrazione regolarmente stoccato. Un doppio vantaggio: evasione delle accise — dato che il gasolio da riscaldamento paga aliquote molto inferiori a quello per autotrazione — e introiti in contanti non dichiarati. L'operazione si è conclusa con il sequestro di 4 auto di lusso del valore complessivo di circa 1 milione di euro e il deferimento di 15 soggetti.

I depositi clandestini e i furti 

Il Nucleo di Nola ha invece individuato ad Acerra un deposito clandestino di stoccaggio e distribuzione di gasolio «designer fuel» di contrabbando, con il sequestro dell'impianto e di oltre 80.000 litri. Mentre a Vado Ligure, il Nucleo di Savona ha smantellato un sistema organizzato di furto di carburante direttamente all'interno del deposito fiscale: gli autotrasportatori, durante le regolari operazioni di carico, sottraevano carburante manipolando le manichette e installando by-pass meccanici sulle autocisterne. Il prodotto rubato veniva poi venduto a prezzi scontati. Risultato: oltre 3.700 litri sequestrati e 15 soggetti segnalati all'autorità giudiziaria, più 2 per ricettazione.

Perché le frodi crescono con i prezzi

Il contesto in cui si inserisce questa operazione è chiaro: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi del petrolio, trascinando al rialzo i costi dei carburanti in tutta Europa. In Italia la benzina ha superato i 2 euro al litro in autostrada, con il gasolio che si è portato su livelli analoghi. Quando i prezzi salgono, il differenziale tra il carburante legale e quello illegale si allarga, rendendo le frodi più remunerative e quindi più frequenti.

È esattamente questo il meccanismo che la Gdf sta cercando di spezzare: non solo con le indagini sui grandi traffici organizzati, ma anche con i controlli capillari sui distributori stradali, dove 937 operatori sono stati già sanzionati per irregolarità nei prezzi esposti. Un segnale chiaro che, con la benzina cara, lo Stato non intende lasciare spazio né alle frodi fiscali né alle speculazioni sui prezzi al consumatore. (riproduzione riservata)