Entro il 31 dicembre di quest’anno le banche dovranno inviare alla Banca d’Italia una relazione sui rischi relativi alla cybersicurezza. Lo ha ricordato l’Abi ai suoi associati, citando l’allarme lanciato dall’istituto guidato da Fabio Panetta lo scorso scorso 17 luglio. In quell’occasione via Nazionale aveva richiamato gli intermediari a «rafforzare i propri presidi di resilienza operativa e cibernetica». Il tutto alla luce dell’evoluzione dei modelli avanzati di intelligenza artificiale.
Proprio in questi giorni si sono verificati casi in cui gli agenti AI autonomi sono riusciti ad hackerare aziende esterne. Episodi che hanno reso più urgente attuare quanto richiesto dalla Banca d’Italia. Il messaggio dell’Abi, firmato dal direttore generale Marco Elio Rottigni e dal vicedirettore generale vicario Gianfranco Torriero, è chiarissimo: non bisogna prendere sotto gamba il fenomeno. «La comunicazione», è scritto, «muove dalla considerazione che l’evoluzione dei modelli avanzati di intelligenza artificiale possa accrescere la rapidità con cui vengono individuate e sfruttate le vulnerabilità dei sistemi informatici, deteminando nuove e più rilevanti minacce per la riservattezza, l’integrità e la continuità dei servizi finanziari».
Ecco quali sono le principali aree di attenzione: il governo dei rischi tecnologici e il coinvolgimento degli organi aziendali; il rafforzamento dei presidi di igiene informatica e di protezione delle reti; la corretta individuazione, classificazione e gestione delle risorse informatiche; la gestione della vulnerabilità e degli aggiornamenti di sicurezza; il monitoraggio, la rilevazione e la difesa rispetto alle minacce informatiche; lo svolgimento di test di resilienza operativa, risposta, recupero e gestione delle crisi.
Nella comunicazione di Bankitalia, come sottolinea l’Abi, viene inoltre evidenziato che «le iniziative degli intermediari devono essere supportate anche dai fornitori esterni, sui quali ricadono le medesime responsabilità di assicurare la salvaguardia e la continuità dei sistemi».
Le banche devono poi «rafforzare i presidi di governo e controllo dei fornitori Ict, anche attraverso adeguati requisiti contrattuali, procedure di selezione e strumenti di monitoraggio della sicurezza e della gestione degli aggiornamenti».
Le misure e gli interventi dovranno essere calibrati tenendo conto del profilo di rischio complessivo dell’intermediario, della complessità dei servizi, dell’attività e dell’operatività svolta e, con riferimento all’eventuale utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, dei relativi costi e benefici.
La Banca d’Italia si attende quindi che «il consiglio di amministrazione, nel corso di una seduta con il collegio sindacale dia avvio alla predisposizione di una relazione che illustri per ciascuna delle aree richiamate il livello di esposizione al rischio, l’adeguatezza dei presidi esistenti; le principali carenze e le priorità di intervento; il piano delle azioni, dei tempi e degli investimenti necessari; le modalità con cui il cda verificherà l’avanzamento del piano». Molto importante: ciascun intermediario dovrà individuare e comunicare in Vigilanza uno specifico punto di responsabilità aziendale.
Poiché la materia è in continua evoluzione, l'Abi si riserva di «tornare sull’argomento, aggiornando i propri associati in merito alle evoluzione delle interlocuzioni in corso con la Banca d’Italia. (riproduzione riservata)