Alcune ragioni per non considerare Trump una minaccia per la democrazia
Alcune ragioni per non considerare Trump una minaccia per la democrazia
Da una delle migliori giornaliste americane mi arriva un messaggio dopo le perplessità scritte nei miei editoriali. Con motivazioni che vale la pena leggere per farsi una opinione più circostanziata

di di Paolo Panerai  27/02/2026 19:30

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Come si può essere trumpiani? Me l’ha spiegato una delle più grandi giornaliste americane, di cui per rispetto (e pudore) della nostra antica amicizia non indico nome e cognome. Ovviamente non condivido le sue parole, ma ho deciso di pubblicare la sua lettera perché contiene, anche alcuni passaggi che spiegano come sia stato possibile che l’America sia caduta così in basso. E perché Trump abbia vinto le elezioni.

A proposito del presidente Joe Biden

L’esordio è corretto per quanto riguarda il presidente Joe Biden, meno, molto meno per l’intero partito Democratico: «Non era solo Biden a nascondere la sua demenza e i suoi problemi mentali, era l’intero partito democratico. Hanno mentito tutti, sapevano di non averlo mai osservato da vicino e quando l’hanno visto, lui era già fuori dai giochi, ma volevano che fosse così, così l’autopen (un dispositivo elettromeccanico che riproduce fedelmente firme autografe, ndr) avrebbe potuto gestire le cose con un governo ombra di cui nessuno sapeva chi ne fosse a capo.

Era il tentativo dell’estrema sinistra, che ha rappresentato una grave minaccia per la democrazia. Jill, la moglie di Biden, ha avuto il coraggio di spingerlo a candidarsi alla presidenza con la maggioranza della leadership democratica, anche se sapeva che non poteva farlo.

Il ruolo di Hillary Clinton

La Clinton ha inventato una storia su Trump che colludeva con la Russia, e Obama, allora presidente, ha mandato la sua Cia e l’Fbi a cercare un collegamento di Trump con la stessa Russia, anche se non c’era nessun collegamento. Era pura fantasia, completamente inventata, ma poiché Hillary Clinton, ex First lady, faceva parte del governo Biden come Segretario di Stato, è riuscita a farlo credere attraverso il governo, l’Fbi e la Cia, convincendo il mondo intero che era vero, ma non lo è mai stato; è sempre stata una bugia, ma metà del paese ci crede ancora, tanto efficace era quella che io definisco una vera minaccia alla democrazia.

Biden e Clinton sono stati loro le minacce alla democrazia... Clinton avrebbe fatto vendere le scorte di uranio degli Stati Uniti alla Russia e si sarebbe intascato i soldi nella fondazione Clinton Initiative.

Il nodo della carta d’identità alle elezioni

I democratici si sono rifiutati di permettere alle persone di usare la carta d’identità per votare. Perché pensi che si rifiutino? È la cosa più elementare mostrare un documento d’identità per essere titolati a votare. In Usa devi mostrare la carta di identità per comprare alcolici, ma non per votare?

Non lo permetteranno e questa è una vera minaccia per la democrazia e lo è perché vogliono che gli immigrati clandestini votino in modo che, imbrogliando, possano mantenere un governo ombra in cui non sono responsabili verso alcuno. Trump che rappresenta una minaccia per la democrazia è un argomento completamente democratico e non è vero, in realtà sono i democratici a rappresentare una minaccia per la democrazia.

Trump può essere rozzo e sgradevole nel modo in cui parla, ma sta cercando di istituire la legge e l’ordine in questo paese. Sta cercando di proteggere il confine dopo l’incompetenza e la corruzione di Biden. Un confine spalancato dove in due anni più di 400 persone sono state individuate al confine degli Stati Uniti ed è risultato che fossero sulla lista nera dei terroristi contro Stati Uniti.

La posizione sui conflitti d’interesse

Abbiamo avuto innumerevoli omicidi per mano di criminali illegalmente presenti nel paese e se vogliamo parlare di conflitti di interesse, basta guardare Hunter Biden che ha accettato decine di milioni di dollari dalla Cina e poi ha mentito al riguardo. Biden e la Clinton sono i più corrotti che si possano trovare. Ma non voglio entrare su queste questioni. Mi sono concentrata sulla politica, non sui comportamenti personali. Le politiche istituite da Trump sono state positive per l’America. La crescita economica ha appena raggiunto il +4,7%.

Sono d’accordo, a volte la sua personalità può essere dura da digerire. E per quanto riguarda la guerra in Ucraina, cosa ha fatto esattamente Biden per porre fine alla guerra? Niente. Trump sta cercando di porre fine alla guerra, potrebbe farlo in un modo non convenzionale e non sono davvero sicura di quanto sia efficace o meno suo genero. Semplicemente non lo so, ma so che faccio fatica a ricordare che Biden abbia fatto qualcosa per cercare di porre fine alla guerra. Trump sta effettivamente cercando di fare qualcosa al riguardo: la Nato avrebbe dovuto spendere più soldi per la difesa perché il mondo è diventato molto più pericoloso.

Uno sguardo alla Cina

La Cina vuole dominare ed è stata molto efficace nel produrre in casa tutti i prodotti per il mondo intero, tenendo così il mondo in ostaggio. Perché Biden e la Clinton hanno permesso che il 90% dei farmaci da prescrizione americani fosse prodotto in Cina?

Perché il mondo deve fare affidamento su un avversario per produrre cose così importanti come prodotti farmaceutici, medicinali e chip semiconduttori? Trump sta cercando di rendere l’America meno dipendente, costringendo le aziende statunitensi a costruire catene di approvvigionamento in America in modo da non dipendere dalla Cina, ricordando quando la Cina ha minacciato gli Stati Uniti, durante il Covid, di non inviare i medicinali.

Trump ha dovuto usare i dazi per far sì che le aziende vedessero tutto ciò come una preoccupazione per la sicurezza nazionale... La conclusione è che Trump sta realmente mettendo l’America al primo posto. Mettere l’America al primo posto è ciò che il Presidente degli Stati Uniti, chiunque esso sia, dovrebbe fare, proprio come il capo dell’Italia dovrebbe mettere sempre l’Italia al primo posto o l’Europa dovrebbe mettere il suo popolo al primo posto, perché questo è il dovere di tutti i leader di questi paesi. Ho visto tutti i trucchi sporchi usati negli ultimi dieci anni per cercare di abbattere Trump in modo che i democratici potessero mantenere il loro potere. A loro non importa delle persone, a loro importa solo del loro potere.

L’ultimo messaggio della lettera

Possiamo essere d’accordo sul non essere d’accordo e vi voglio comunque bene, ma dovete ammettere che parte di ciò che avete sentito è pura propaganda. Trump, certo, non si aiuta con i suoi tweet e commenti sulle persone, ma è più interessato ad aiutare le persone rispetto ai furbi democratici che sono dominati dall’idea di mantenimento del potere.

Ragazze negli sport maschili? Confini spalancati? Spese enormi che hanno portato a un’inflazione in Usa ai massimi degli ultimi 40 anni? Queste sono state le politiche dei democratici. Prendetelo come un mio contributo a capire perché Trump non è il Demonio».

L’America potrà mai recuperare

Grazie Amica mia carissima. Il mio professore di filosofia al liceo ci ricordava sempre che il torto e la ragione non si tagliano mai in una maniera così netta tale che l’una abbia solo dell’una e l’altro solo dell’altro. Trump può non essere il demonio assoluto, ma certo è il frutto degli enormi errori compiuti negli ultimi anni dai democratici.

L’America potrà recuperare? Con tutto il rispetto di una amica, grande giornalista anche se visceralmente a favore del partito repubblicano e quindi del presidente Trump, penso che anche i prossimi tre anni della presidenza Trump saranno i più pericolosi dalla fine della Seconda guerra mondiale. Le conferme di nuove guerre arrivano un giorno dopo l’altro. E le guerre sono la peggiore sorte che possa toccare a qualsiasi essere umano.

A proposito del salvataggio di Mps

Chi ha salvato Mps, la più antica banca del mondo? In primo luogo, un manager di nome Luigi Lovaglio, insieme al suo braccio destro e vicedirettore generale, Maurizio Bai. E come hanno fatto a salvarla?

Semplicemente applicando regole di correttezza e di efficienza, di cui Lovaglio si era impadronito nella sua precedente attività nel gruppo Unicredit, dove nel 1998-99, quando dalla fusione di sei banche il vecchio Credito Italiano diventò Unicredito.

E per quella importante operazione Lovaglio fu capo della Pianificazione del gruppo Banche estere, diventando uno dei fondatori della Divisione nuova Europa. Dalla strategia passò poi alla pratica, andando a gestire la partecipata Banca Pekao facendola diventare la prima in Polonia, e successivamente avendo risanato e sviluppato il Credito Valtellinese, facendolo acquistare a una delle più importanti e sociali banche del mondo, la francese Credit Agricole. E fu per l’impresa nel Valtellinese che da questo giornale fu premiato come Banchiere dell’anno.

Un grande segno di generosità

Accettare da parte di Lovaglio di andare a cercare di salvare, sia pure con l’aiuto dello Stato, il Monte dei Paschi di Siena, è stato un segno di generosità, visto che aveva varie altre offerte più sicure per la parte conclusiva della sua carriera, fatta di serietà e lealtà. E con un taglio molto preciso: risolvere problematiche sempre difficili da risolvere.

Non merita proprio di essere coinvolto in vicende di concerto o, peggio, di esecuzione di interessi di azionisti come il gruppo Caltagirone. Lo posso affermare con cognizione precisa, perché al tempo delle prime avvisaglie di azioni giudiziarie, si determinarono le condizioni per incontrarlo e con la sua solita semplicità mi disse: «C’è qualcuno che pensa, e lo fa scrivere, che io sia l’esecutore di una combine fra Caltagirone e il capo di EssilorLuxottica, Francesco Milleri. Io non lavoro per nessun singolo azionista, ma per tutti gli azionisti, di cui rispetto i diritti. È di tutta evidenza, tuttavia, che l’azionista di riferimento è Milleri, visto che con il 17,5% distanzia tutti gli altri azionisti compreso lo Stato e Caltagirone. Segno che ha creduto nel nostro progetto». Più esplicito di così. E infatti questo giornale, unico in Italia, lo scrisse con piena evidenza.

La favola di un Lovaglio mero esecutore

Perché allora è esplosa la favola di un Lovaglio, mero esecutore delle volontà di Caltagirone e Milleri? Perché più di uno ha interesse a mettere in difficoltà la più antica banca del mondo ancora in attività (Mps è stata fondata a Siena nel 1472), senza riconoscere il lavoro straordinario che hanno fatto Lovaglio e Bai?

Il fatto, ma non può essere una colpa di Milleri, è che esiste nella banca un azionista, non il primo ma il secondo, che ama tramare a tutti i livelli. E quella dichiarazione esplicita, perché essa stessa nei fatti, che l’azionista di riferimento è Milleri è probabilmente derivata delle problematiche, anche giudiziarie, che sono nate. Ma cosa può dire di più un ceo di dire chi è, e che lui considera, l’azionista di riferimento della banca?

La posizione di Giancarlo Giorgetti

L’unico che ha capito e riconosciuto perfettamente il ruolo e la gestione trasparente di Lovaglio è il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, le cui dichiarazioni anche nell’eccitazione dei giorni scorsi, sono state sempre puntuali e aderenti alla realtà: chi è il maggior azionista di Mps? Milleri con la holding Delfin.

Chi è quindi l’azionista di riferimento dopo che lo stato (grazie alla serietà e professionalità di Giorgetti, aggiungo io) ha fatto il suo dovere di salvare la più antica banca in attività? Milleri per conto di Delfin. E Caltagirone? È il secondo azionista, quindi non quello di riferimento. E Lovaglio fa bene a ripeterlo, perché la gestione sia pacata e non mordace.

L’oggetto del contendere è il 13,5% di Generali

L’oggetto del contendere è chi controllerà il 13,5% di Generali, che opportunamente è stato lasciato nella rinnovata Mediobanca. La risposta è semplice: per tutti i poteri che ha e che avrà come ceo della banca, il signor Lovaglio. Infatti, quale soluzione è stata adottata, se non quella di porre il primo pacchetto azionario di Generali nella controllata al 100% di Mps, cioè la società che porta il nome glorioso di Mediobanca, ma che non è più la Mediobanca della storia e che in effetti aveva abusato della partecipazione più importante nel più importante gruppo assicurativo italiano e ai vertici mondiali.

Una partecipata al 100%, com’è oggi Mediobanca da parte di Mps, a chi può rispondere se non al ceo della capogruppo, cioè a Lovaglio? Il quale ha sempre dimostrato in tutta la sua carriera di rispettare, eccome, i suoi azionisti, ma nello stesso tempo di non cedere mai al suo ruolo di responsabile della gestione. Tutte le altre tesi sono pura speculazione interessatissima a sminuire un uomo, non alto di statura fisica, ma altissimo di qualità morale. E il primo a dargliene atto è il ministro Giorgetti, che infatti ha, oltre che affinità nella correttezza, piena fiducia in colui che ha fatto il miracolo di far rinascere nel 2015 la più antica banca del mondo. Chi maneggia per sminuire Lovaglio e cercare di mettere le mani su quel 13,5% di Generali è sicuro: oltre che indegno, è un perdente garantito. (riproduzione riservata)