Il mercato statunitense degli alcolici sta attraversando un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo, con una propensione in aumento a moderare i consumi. Secondo un articolo pubblicato dal Financial Times, infatti, i consumatori più giovani bevono meno e tendono sempre più a ridurre le occasioni per farlo.
Questo calo, tuttavia, non è uniforme tra le diverse categorie: i cocktail in lattina e i ready to drink stanno registrando performance migliori rispetto al mercato degli spirits. In particolare, i ready to drink beneficiano della comodità, della facilità di trasporto e del controllo delle porzioni, caratteristiche che li rendono particolarmente adatti ai consumatori più giovani.
Fattore altrettanto importante: sono più economici rispetto a un bicchiere di vino o a un cocktail. Si adattano bene anche a occasioni particolari come festival ed eventi sportivi. Tanto che, secondo il Financial Times, le vendite di questa categoria negli Stati Uniti sono cresciute a doppia cifra dal 2019, viceversa il mercato complessivo degli alcolici è diminuito dell’1%.
Oggi i cocktail pre-miscelati rappresentano l’8% dell’intero mercato statunitense. L’esperienza degli Stati Uniti, secondo il quotidiano finanziario britannico, potrebbe essere un primo indicatore di un cambiamento più ampio nelle abitudini dei consumatori, man mano che il trend verso consumi più moderati e le nuove modalità di consumo delle generazioni più giovani si diffondono progressivamente anche in altri mercati.
Non solo in Usa. Le vendite dei ready to drink in Europa, secondo le ultime ricerche, sono destinate a più che raddoppiare nei prossimi dieci anni. Questo, a detta dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, crea un’interessante opportunità di crescita per i produttori di spirits esposti al segmento, soprattutto nei casi in cui possano sfruttare brand forti e una rete distributiva capillare.
«Riteniamo che il calo strutturale dei consumi di alcol continui a rappresentare un fattore penalizzante per il settore. Tuttavia, la rapida crescita dei reday to drink suggerisce che le aziende in grado di adattare il proprio portafoglio alle nuove modalità e occasioni di consumo possano comunque continuare a generare crescita», spiega l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.
La strategia di crescita del gruppo italiano Campari, incentrata sulla versione in lattina dell’Aperol Spritz, lanciata nel Regno Unito, in Belgio, Austria e nei Global travel retail, e sul Campari Spritz, «sta dando risultati solidi. Il primo prodotto sta sostenendo la performance negli Stati Uniti attraverso la versione alla spina, mentre il secondo sta beneficiando dei lanci anticipati in Europa», precisa l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, ricordando che nel primo semestre del 2026 Aperol e Campari sono cresciuti, rispettivamente, del 3,3% e del 2,3%.
«Riteniamo quindi che ci sia un potenziale di crescita legato al trend dei ready to drink e dei cocktail in lattina, così come alla versione alla spina dell’Aperol, grazie alla possibilità di intercettare nuove occasioni di consumo. A nostro avviso, tuttavia, tempi e dimensioni di questa crescita restano ancora incerti e dipenderanno in larga misura dalle abitudini dei consumatori nei singoli mercati locali», conclude l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo che sul titolo Campari mantiene un rating neutral e un target price a 6 euro, aspettandosi a fine 2026 ricavi pressoché stabili a 3,007 miliardi di euro (3,052 miliardi nel 2025), un ebitda a 777,9 milioni (785 milioni nel 2025) e un debito netto di 1,765 miliardi, in calo dagli 1,95 miliardi della fine dello scorso esercizio.
Il consenso Bloomberg vede 11 rating buy, 12 hold e 1 sell con un prezzo obiettivo medio a 7,07 euro che implica un potenziale upside del 22% rispetto alla quotazione attuale in borsa a 5,79 euro (-0,79%). (riproduzione riservata)