Consob, Antitrust, Anac e Sogin: valzer di nomi per le Autorità
Consob, Antitrust, Anac e Sogin: valzer di nomi per le Autorità
Tra Consob, Antitrust, Anac, Sogin & c. tra i partiti non accenna a fermarsi la spartizione di ruoli nei board degli organismi di controllo. Che almeno sulla carta dovrebbero essere indipendenti

di di Sergio Rizzo  10/10/2026 09:00

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Si sa da mesi che il commissario di Consob Carlo Comporti era destinato alla guida dell’Esma, l’authority europea degli strumenti finanziari. Ma ora che la nomina diventa operativa si apre un altro problema. Logica avrebbe voluto che ci avessero pensato in anticipo. Per non farsi trovare, come molte volte è già accaduto, con la Consob monca per un bel po’ di tempo.

Nel 2014, durante il governo di Matteo Renzi, la commissione presieduta da Giuseppe Vegas fu costretta a operare per sei mesi con soli due componenti. Fra il 2017 e il 2029 la commissaria Anna Genovese si è sobbarcata per ben due volte e la bellezza di 300 giorni il compito di presidente vicario come componente anziano, sempre a causa dei veti incrociati dei partiti sulla nomina del presidente. Anche la designazione dell’attuale presidente Guido Stazi ha dovuto attendere che si calmassero le acque dopo lo scontro sulla candidatura del sottosegretario leghista all’economia Federico Freni. Rendendo necessario un’altra presidenza vicaria durata cinque mesi, incarico ricoperto da Chiara Mosca.

Precedenti che la dicono lunga sulla soluzione del quinto commissario vacante dopo l’uscita di Comporti. Dicono, soprattutto, che la politica non ci pensa minimamente a mollare la presa sugli organismi che in teoria dovrebbero essere indipendenti: e per questa caratteristica affidate a tecnici alieni dai tradizionali sistemi di lottizzazione. Purtroppo però nemmeno altre autorità indipendenti sono state risparmiate dall’occupazione politica.

La casella vuota all’Antitrust, per esempio, è stata assegnata a un deputato in carica della Lega di Salvini: l’economista Alberto Bagnai, noto per le sue posizioni contrarie alla moneta unica.

Il caso dell’Anac

Con questa premessa non c’è da attendersi nulla di particolarmente diverso per l’Anac. Il collegio dell’Autorità nazionale anticorruzione presieduto da Giuseppe Busia è scaduto l’11 settembre, anche in questo caso senza che il governo abbia provveduto per tempo a indicare i candidati da sottoporre al parlamento. Tutto lascia pensare che la ragione sia sempre la stessa: i partiti, a cominciate dalla maggioranza, non riescono a mettersi d’accordo su come spartirsi la torta. Anche perché i rapporti di forza nella coalizione cambiano in continuazione.

Il peso specifico nella coalizione della Lega di Salvini, indicato come il partito che puntava con determinazione a prendere il timone dell’Anac dopo essere stato di fatto escluso dalla spartizione del collegio precedente, è andato scemando negli ultimi mesi. Il risultato è che lo scenario ipotizzato prima dell’estate ha perso rapidamente attualità. E ora i giochi sono aperti.

Fra i nomi circolati c’era quello dell’ex senatore della Lega Francesco Urraro, avvocato campano eletto nel 2018 con il Movimento 5 stelle ma passato dopo un anno con Salvini. E grazie a questo transito nominato, nel 2023, membro laico del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Altra ipotesi, la magistrata Simonetta Matone, eletta alla Camera nel 2022 con la Lega dopo il fallimento alle comunali di Roma del 2021: dove Matone era scesa in lizza per un ticket con il candidato sindaco del centrodestra Enrico Michetti. Escluso invece del tutto, già a priori, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Al Viminale da prefetto fra il 2018 e il 2019 era stato capo di gabinetto di Salvini e nelle fantasie dell’area salviniana avrebbe dovuto lasciare il posto al leader della Lega per il rush finale della legislatura prima delle elezioni, ottenendo come contropartita la presidenza dell’Anac.

La macchina delle nomine

Nel frattempo la macchina delle nomine non si è sopita del tutto. Prova ne è il fatto che la scorsa settimana il ministero dell’Economia ha provveduto a mettere a posto il tassello mancante del sistema elettrico pubblico. Ovvero, il cda della Sogin. Dove sono stati sostituiti tre componenti su cinque. Hanno salvato la poltroncina l’ex segretario della Lega di Pavia Jacopo Vignati e l’avvocata Barbara Bortolussi, già dirigente di An stimata dal ministro di Fratelli d’Italia Luca Ciriani. L’ex parlamentare di Forza Italia Fiammetta Modena ha dovuto invece passare la mano a Sara Scavone, esperta contabile destinataria di incarichi alla Regione Piemonte nonché componente del collegio sindacale dell’Acquirente unico. Stessa sorte per il presidente Carlo Massagli, ammiraglio, ex consigliere militare di Giuseppe Conte a palazzo Chigi ed ex vicedirettore dell’Aise. Il suo posto è andato all’ex Guardia di finanza Stefano Grassi, già capo della sicurezza di Tim e Poste.

Idem anche per l’amministratore delegato Gian Luca Artizzu, rilevato da Lodovico Mazzolin, ex direttore generale dell’Istituto per il Credito sportivo sotto la presidenza dell’attuale ministro dello Sport Andrea Abodi. «Experienced manager in Finance & Banking», lo qualifica il suo profilo su Linkedin. Le cronache ne hanno parlato nei mesi scorsi ricordando che Mazzolin fosse in società al 30% nella «Far from shallows» («Lontano dai bassifondi», ndr) di Claudia Conte. La stessa conduttrice e giornalista che la scorsa primavera, durante una intervista con Money.it, aveva rivelato un rapporto sentimentale con il ministro dell’Interno Piantedosi.

Solo una domanda: ma in tutto questo il nucleare che fine ha fatto? Perché la Sogin è pur sempre la società pubblica che si deve occupare, con il denaro dei contribuenti, del delicatissimo capitolo delle scorie nucleari. (riproduzione riservata)