L’intelligenza artificiale (AI) è stata al centro delle Considerazioni Finali del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. Il tema è stato toccato in molti ambiti, dal settore bancario alla crescita economica, dal lavoro alle politiche europee. Panetta ha evidenziato che l’AI può essere una «leva decisiva» per la produttività, ma anche fonte di rischi per gli istituti di credito e per l’occupazione.
Gli effetti dell’AI sono tutti da verificare: siamo solo agli inizi di una rivoluzione tecnologica che avrà esiti difficili da prevedere. Ma di certo l’intelligenza artificiale dovrà essere gestita e governata: in questo contesto il governatore di Bankitalia ha sottolineato che il settore pubblico dovrà indirizzare l’adozione da parte delle imprese, mentre le banche dovranno muoversi con rapidità per limitare i pericoli.
Negli ultimi giorni ha avuto particolare rilievo il caso Mythos, il sistema di Anthropic in grado di risolvere vulnerabilità dei sistemi informativi, ma anche di indicarli a soggetti malevoli. Nei giorni scorsi la Bce ha lanciato l’allarme e ha convocato una riunione ad hoc con gli istituti vigilati. «Una risposta efficace richiede azioni di autorità e operatori», ha detto Panetta. «La Banca d’Italia ha stabilito contatti con le principali aziende globali del settore con l’obiettivo di preparare un utilizzo appropriato dei nuovi modelli di intelligenza artificiale, una volta che saranno resi accessibili al pubblico».
Via Nazionale ha avuto contatti tecnici tra gli altri con Anthropic e OpenAI. Il dialogo è necessario per capire potenzialità e vulnerabilità dei modelli come Mythos, che potrebbe essere solo il primo di una serie. Anthropic finora ha rinviato la distribuzione del sistema e lo ha messo a disposizione ad alcuni gruppi Usa, ma non a quelli europei. Questo è un segno di quanto la geopolitica possa influenzare anche la sicurezza informatica.
Già nel triennio 2022-2025 gli incidenti cibernetici sono raddoppiati rispetto al triennio precedente. Autorità e banche sono consapevoli che gli attacchi cyber nell’era dell’AI sono una tipologia di rischio ben diversa rispetto a quelle osservate in passato. Finora i pericoli potevano perlomeno essere misurati e gestiti, innanzitutto attraverso requisiti di capitale e liquidità. La sfida cyber invece è una minaccia dai contorni indefiniti e una materia in continua evoluzione.
Nonostante ciò, secondo la visione della Vigilanza, le banche possono (e anzi devono) fare molto già ora. A livello tecnico occorre «assicurare la salvaguardia e la continuità dei sistemi», ha detto Panetta, verificando anche i rapporti con i fornitori esterni. In alcuni ambiti si tratta di pochi colossi Usa che dominano il mercato.
C’è poi un livello organizzativo che «richiede il coinvolgimento degli organi di vertice, chiamati a definire assetti di governo e di controllo solidi, assegnare con chiarezza le responsabilità e predisporre piani di intervento tempestivi». Servono strumenti e competenze. In tal senso Panetta ha sottolineato che «in una fase di elevata redditività per le banche, come quella attuale, è necessario destinare risorse adeguate agli investimenti in infrastrutture e capitale umano».
La sfida dell’AI non riguarda solo le banche, ma l’intera economia. L’Italia e l’Europa rischiano di restare indietro come è accaduto con internet negli anni Novanta, quando si sono accumulati «ritardi che hanno poi frenato la produttività per decenni».
Per il governatore della Banca d’Italia però «c’è ancora tempo» per evitare di ripetere l’esperienza. Il lato positivo è che «nelle grandi rivoluzioni tecnologiche i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle. È su questo terreno che si deciderà la crescita futura».
Tuttavia il potenziale «non si realizzerà automaticamente» ma «dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese, a partire da quelle medie e piccole, e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi».
In gioco c’è la crescita futura e l’incremento della produttività del lavoro, tra lo 0,2% e l’1% all’anno. Secondo i calcoli Bankitalia, nello scenario più favorevole l’intelligenza artificiale potrebbe più che compensare il calo del pil potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro.
Al momento però la diffusione dell’AI nelle aziende è «contenuta», ha detto Panetta. Ci sono «ostacoli significativi soprattutto tra le imprese minori» come costi elevati e competenze necessarie. Perciò «l’intervento pubblico può essere decisivo» secondo il governatore di Bankitalia che ha suggerito l’avvio di strutture per far nascere imprese innovative e accompagnarle nella crescita. Lo Stato può anche agire da «committente primario dell’innovazione».
Panetta ha osservato che «non servono ingenti risorse pubbliche», ma «una strategia coerente e sostenuta nel tempo». Inoltre sarà fondamentale gestire gli impatti sul lavoro perché la transizione «non sarà priva di costi».
La rivoluzione tecnologica, ha concluso Panetta, sarà «il terreno decisivo» della crescita, ma «non produrrà spontaneamente benessere». Un promemoria inviato anche all’Europa, dove ci sono regole e dati avanzati sull'intelligenza artificiale, ma anche «ritardi» nell’attuazione delle iniziative sulla materia. (riproduzione riservata)