«Per usare tutte le funzioni dei chatbot bisogna avere almeno 18 anni». Questo il cartello immaginario che la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha deciso di appendere fuori da tutte le chat che utilizzano l’intelligenza artificiale. In sostanza, la governatrice ha imposto alle società che sviluppano software AI di verificare l’età degli utenti. Se un utilizzatore è minorenne, alcune funzionalità «non sicure», inclusi chatbot che si fingono umani, che creano dipendenza emotiva, che incoraggiano l'autolesionismo o che intrattengono conversazioni a sfondo sessuale esplicito, non saranno disponibili.
«Con il rapido progresso dell’intelligenza artificiale, si sono verificati troppi tragici incidenti che avrebbero potuto essere evitati e, in qualità di Governatrice e madre di New York, sto agendo di conseguenza», ha dichiarato Hochul. «Nessuna azienda dovrebbe vendere chatbot ai bambini incoraggiando l’autolesionismo o fingendo di essere loro amico o qualcosa di più. New York sta inviando un messaggio chiaro: se volete fare affari nel nostro Stato, dovete mettere al primo posto la sicurezza dei nostri figli».
Le aziende dovranno offrire almeno un metodo di verifica che non si basi esclusivamente su documenti d'identità e, inoltre, saranno obbligate a cancellare le informazioni anagrafiche dopo ogni utilizzo. Le violazioni consentirebbero al procuratore generale di richiedere sanzioni fino a 25.000 dollari.
Secondo Common Sense Media, la maggior parte degli adolescenti adopera già assistenti virtuali basati sull'AI. Il 72% degli adolescenti ha utilizzato un assistente virtuale basato sull'AI almeno una volta e il 52% ne fa un uso regolare, interagendo con essi almeno alcune volte al mese. Nel comunicato stampa, la governatrice ha spiegatoche «i chatbot basati sull'AI sono stati collegati alla dipendenza, all'isolamento e, in alcuni casi, a conversazioni sessualmente esplicite e persino a presunti tentativi di suicidio da parte degli adolescenti».
Tech:NYC, l'organizzazione che rappresenta il settore tecnologico a New York, ha criticato il provvedimento, accusando la governatrice di aver utilizzato un «linguaggio vago» che solleva «seri interrogativi» sulla possibile violazione del Primo Emendamento della Costituzione Usa sulla libertà di espressione. (riproduzione riservata)