L’AI sta cambiando la formazione aziendale: sette imprese italiane su 10, anche a costo di alzare i budget, la considerano una priorità per l’aggiornamento delle competenze di dirigenti e di tutto il personale. Seguono Cybersecurity (56%), Cloud Computing (48%) e Data Analysis (45%). Il tema del cosiddetto upskilling tecnologico dei dipendenti è così sentito che quasi 9 aziende su 10 lo inseriscono nel piano investimenti. Il 69% ha già programmi di formazione attivi o in partenza nei prossimi 12-18 mesi. La percentuale sale al 96% considerando anche le aziende che prevedono di introdurli nel medio periodo.
I dati sono quelli dell’Osservatorio sulla Formazione Aziendale di Boolean, tech academy specializzata nello sviluppo di competenze tech, realizzato in collaborazione con Excellera Intelligence su un campione di oltre 200 decision maker aziende in tutta Italia, il 73% delle quali attive nei servizi e il restante 27% in campo industriale.
Confermata dai numeri, la tendenza che emerge è che se fino a pochi anni fa, la formazione tecnologica era considerata un’attività riservata agli specialisti IT e alle figure tecniche, oggi le imprese la considerano una leva strategica per affrontare la trasformazione in atto nel mondo del lavoro guidata dall’AI. Lo si vede anche dall’impegno sul campo di realtà come OpenAI.
Il target della formazione, infatti, è sempre più esteso, e anche se IT manager e tecnici informatici si confermano la platea primaria dei corsi di formazione specialistica (46%), quasi una impresa su due (48%) dichiara di voler estendere le competenze digitali di base all’intera popolazione aziendale. L’aggiornamento delle competenze tecnologiche è ritenuto prioritario per manager e C-Level (29%), figure business e sales (28%), neoassunti e junior (29%). Del resto, ci sono analisi di mercato che spiegano come, in Europa, le aziende che non la utilizzano rischiano di restare indietro.
«L’interesse delle aziende per l’AI continua a crescere: sempre più organizzazioni vogliono integrarla nei propri processi per restare competitive perché riconoscono che avrà un impatto su ogni funzione organizzativa, ma spesso mancano le competenze necessarie per trasformarne il potenziale in risultati concreti», commenta Fabio Forghieri, founder di Boolean, «I dati del nostro Osservatorio mostrano un aumento degli investimenti nella formazione specialistica, segnale che le imprese stanno comprendendo un punto chiave: l’accesso agli strumenti non è sufficiente perché l’AI genera valore solo quando le persone sanno utilizzarla in modo efficace».
L’interesse crescente verso l’upskilling tecnologico trova conferma anche tra gli operatori finanziari e, per tornare al sondaggio Boolean, incide sugli investimenti. Il 41% delle aziende intervistate destina già oggi alla formazione tra i 50mila e i 100 mila euro all’anno, mentre quasi una su tre investe oltre 100 mila euro: il 23% si colloca nella fascia100 mila-300 mila euro e il 7% la supera. In media, circa un quarto del budget formativo complessivo è già riservato all’upskilling tecnologico. La tendenza è destinata a rafforzarsi ulteriormente: il 72% delle imprese prevede infatti di aumentare nel prossimo anno fiscale le risorse dedicate alla formazione tech per ridurre il divario di competenze dei propri dipendenti.
«La sfida per le aziende oggi è passare da una fase di sperimentazione frammentata dell’intelligenza artificiale a un approccio strutturato, sviluppando competenze solide e diffuse in tutta l’organizzazione, calibrate sui diversi ruoli e sulle attività quotidiane. Per farlo, occorre una guida che affianchi le imprese in un’adozione ragionata, definendo le priorità e orientando l’implementazione tecnologica nei processi chiave. È in questo percorso, e solo partendo da un’analisi calata sulle esigenze reali delle imprese, che la formazione specialistica può accelerare innovazione e competitività» conclude Forghieri. (riproduzione riservata)
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