Il boom dell'AI sta creando un nuovo gigantesco emittente sul mercato dei bond proprio mentre gli Stati devono già collocare quantità record di debito. Una concorrenza, quella dei governi, che costringe le big tech a offrire rendimenti sempre più alti per convincere gli investitori a far spazio nei portafogli alle loro emissioni (che solitamente sono di tipo Investment grade, cioè con rating elevato). «Le grandi imprese tecnologiche stanno accelerando gli investimenti in infrastrutture digitali, semiconduttori, reti elettriche e data center. Il tutto finanziato con emissioni monstre di obbligazioni.
Offerta elevata e crescente, insieme con la concorrenza fra emittenti privati e pubblici, fanno del mercato obbligazionario il classico mercato del compratore», ricordano gli analisti Banca Cesare Ponti. Le necessità di finanziamento delle aziende AI sono previste in oltre 800 miliardi di dollari quest’anno e 1.000-1.300 miliardi il prossimo, perché i flussi di cassa che generano non sono sufficienti. Per i cinque principali hyperscaler (termine che si usa per indicare i giganti del web) Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle, Goldman Sachs stimava a luglio circa 250 miliardi di dollari di nuove emissioni nel 2026 e nel 2027 400 miliardi, proiezioni, queste ultime, che a fine settembre sono salite a 420 miliardi.
«Le proiezioni indicano un fabbisogno di finanziamento annuo compreso tra 300 e 400 miliardi di dollari per le principali piattaforme tecnologiche», afferma Carlo Putti, gestore obbligazionario di M&G.
Per fare un confronto, il debito dell’Italia è 400-500 miliardi di euro l’anno. Questo significa che se ai cambi attuali 420 miliardi di dollari equivalgono a circa 360 miliardi di euro il debito lordo che gli hyperscaler potrebbero portare sul mercato nel 2027 è pari a due terzi del programma annuale di emissioni dello Stato italiano. Il Tesoro americano, dal canto suo, ha un fabbisogno di circa 2.400 miliardi di dollari indebitamento netto nel 2027, quindi i cinque hyperscaler potrebbero emettere nel 2027 nuovo debito per circa il 18% di questo importo. «Le aziende tecnologiche hanno iniziato ad agire in modo simile agli emittenti sovrani. All'inizio di quest'anno, Google si è unita ad Austria, Messico e Irlanda emettendo la prima obbligazione a 100 anni», dice di Matthew Rodger, economista di L&G.
Un altro paragone può essere fatto con il settore delle obbligazioni societarie degli Usa. A fine agosto 2026 le emissioni corporate Usa erano salite a 1.900 miliardi di dollari, +30% annuo. Se gli hyperscaler arrivassero a 420 miliardi nel 2027, significherebbe che cinque società potrebbero da sole rappresentare una quota enorme del mercato corporate investment grade. E non sono soltanto loro. L'Ocse sottolinea che nel 2025 nove hyperscaler avevano già raccolto 122 miliardi di dollari, quasi la metà di tutta l'emissione obbligazionaria globale delle società tecnologiche.
Per il 2026-30 queste nove società hanno investimenti programmati per circa 4.100 miliardi. Quindi se gli hyperscaler propongono sul mercato volumi paragonabili a quelli di un grande Stato chi assorbirà tutta questa nuova offerta di bond? E con quali rendimenti? «Uno dei motivi alla base del rialzo dei tassi globali di queste settimane è probabilmente l’ingente aumento della domanda di capitale generata dall’esplosione degli investimenti legati all’AI. Questa corsa sta trasformando i giganti della tecnologia in alcuni dei maggiori emittenti del mercato obbligazionario», premette Giuliana Fabbricotti, responsabile key clients del multifamily office Valori Am.
Secondo i dati di Vanguard, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle hanno collocato bond per oltre 100 miliardi di dollari nel 2025 e per quasi 200 miliardi nel primo semestre 2026, a fronte di una media di circa 35 miliardi l'anno tra il 2020 e il 2024. «Per gli investitori queste emissioni, soprattutto quelle con scadenze più lunghe quindi più volatili, offrono rendimenti interessanti. Tuttavia pongono interrogativi a cui oggi è difficile rispondere: quanto saranno sostenibili e redditizi, nel tempo, investimenti di questa portata?», aggiunge Fabbricotti.
Anche perché «il boom degli investimenti comincia a pesare sulla generazione di cassa. Per molte società il free cash flow è sotto pressione, e nel caso di Oracle è diventato negativo nel 2026», sottolinea la money manager. Non a caso nelle ultime settimane è aumentato il costo delle polizze anti default delle big tech. Una preoccupazione che segue il boom delle emissioni legate all’AI, non tanto legata a un eventuale fallimento. Sul fronte del merito di credito, le cinque principali società restano difatti tutte investment grade, ma con differenze significative. «Il maggior profilo di rischio di Oracle emerge bene dallo spread, cioè il differenziale tra il rendimento a scadenza di un bond e quello dei titoli di Stato americani», spiega Fabbricotti. Lo spread di Oracle è ben superiore a quello di tutti gli altri emittenti, su tutte le scadenze, cioè è quasi il 3%.
Valori Am (tabella in pagina) ha selezionato tre emissioni in euro, scelte tra le più liquide, a breve scadenza (Meta e Oracle non hanno emissioni in euro). Il minimo investimento in questo genere di titoli in euro è di 100 mila euro. «Le società AI stanno infatti iniziando a emettere sempre più in valute diverse dal dollaro per aumentare il bacino di raccolta», osserva Louis Larere, gestore di Bdl Capital.
«Da notare come, in seguito al rialzo dei tassi governativi globali, attualmente un Btp con simile scadenza presenta rendimenti in linea. Nelle emissioni in dollari il rendimento sale ma in questo caso l’investitore europeo è soggetto al rischio valutario», rileva Fabbricotti. Ad esempio se il Btp marzo 2030 ha un rendimento a scadenza del 3,8%, l’emissione in euro al 2030 di Amazon è al 3,95%. Mentre in dollari il +6,1% del bond Oracle al febbraio 2029 si confronta con il titolo di Stato Usa Treasury al 4,3%.
«Le obbligazioni degli hyperscaler continuano a trattare a livelli di spread che riteniamo attraenti sia rispetto alla qualità creditizia sia rispetto ad altri segmenti dell’investment grade. In particolare sulle scadenze più lunghe riteniamo che gli investitori possano continuare ad avere accesso a emittenti di alta qualità a quotazioni favorevoli. Anche società con rating AAA presentano spread più ampi rispetto all’indice BBB+, evidenziando valutazioni interessanti in rapporto alla loro qualità creditizia», afferma Putti. (riproduzione riservata)