Valutazioni vicine al massimo storico, entusiasmo forse eccessivo e una possibilità concreta di vedere presto un repentino dietrofront. Le big tech statunitensi, spinte dall’euforia che circonda l’intelligenza artificiale, sono salite più in alto che mai. E se cadessero non sarebbe un problema solo degli Stati Uniti: un tonfo dei Magnifici 7 (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) potrebbe sconfinare sui mercati europei, intaccando la ricchezza degli investitori e contagiando i listini.
L’avvertimento arriva dalla Banca Centrale Europea (Bce), secondo la quale «una brusca correzione dei mercati azionari avrebbe gravi conseguenze per l’area dell’euro». Il motivo, si legge sul blog della Bce, è duplice: da un lato «l’esposizione diretta degli investitori dell’area dell’euro ai Magnifici 7» e dall’altro «il grado di eccessivo entusiasmo presente nei mercati azionari dell’area dell’euro stessi».
Il rapporto prezzo/utile (p/e) corretto per l’inflazione dell’indice S&P 500 - dove i Magnifici 7 hanno un peso notevole - è intorno a 40, un livello che non si vedeva dalla metà degli anni Novanta, e anche in Europa le valutazioni hanno registrato un aumento. «I mercati su entrambe le sponde dell’Atlantico riflettono l’entusiasmo degli investitori per il ruolo che l’AI potrebbe avere nel trasformare l’economia e generare profitti», sottolinea la Bce in un post a cura degli economisti Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola.
Tuttavia, osservando i cicli di innovazione precedenti, Francoforte si aspetta che il settore possa andare incontro a una brutale battuta d’arresto, travolgendo i mercati.
«L’attuale entusiasmo per l’AI ha numerosi precedenti storici: il boom delle ferrovie nel XIX secolo, l’espansione dell’elettricità e della radio negli anni Venti e la crescita di Internet negli anni Novanta. In ciascun caso una tecnologia realmente trasformativa ha attirato investimenti e le valutazioni azionarie delle imprese che l’hanno adottata sono aumentate fortemente, prima di subire un brusco calo», proseguono gli economisti.
Uno scenario del genere non lascerebbe indenni i mercati europei. Innanzitutto perché i Magnifici 7 sono azioni popolari e molti investitori europei ci hanno puntato. La Bce stima infatti che le famiglie del Vecchio Continente siano esposte per 440 miliardi di euro, soprattutto tramite fondi ed Etf (Exchange traded funds), alle azioni tecnologiche statunitensi. Le compagnie di assicurazione e i fondi pensione detengono rispettivamente oltre 250 miliardi e 200 miliardi.
Questi numeri portano Francoforte a dire che c’è «un canale di trasmissione dello shock» che, in caso di crollo dei Magnifici 7, «può costringere i fondi a vendere attività per soddisfare le richieste di rimborso». Per questo, conclude la Bce, «una correzione delle Magnifiche 7 rappresenta una questione di stabilità finanziaria per l’area dell’euro e non soltanto un problema privato per i singoli investitori». (riproduzione riservata)