AI Cina vs Usa: le 10 perle dello Star 50 che sfidano il Nasdaq. Gli Etf per investire
AI Cina vs Usa: le 10 perle dello Star 50 che sfidano il Nasdaq. Gli Etf per investire
Mentre montano i timori per i maxi investimenti dei tech Usa, lo Star 50 di Shanghai accende i riflettori sulla sfida con gli Stati Uniti. Per KraneShares i giganti cinesi prenderanno il posto di quelli americani: le azioni da seguire e come investire tra Etf e fondi

di Francesca Gerosa 07/11/2026 16:00

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La Cina punta a conquistare un ruolo da protagonista nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Mentre negli Stati Uniti cresce l’incertezza sul futuro degli investimenti nel settore, anche alla luce delle possibili strette normative dopo la vittoria schiacciante dei Democratici alle mid term, Pechino accelera per colmare il divario con i rivali americani.

L’obiettivo è trasformare i propri campioni tecnologici in concorrenti credibili dei big Usa. Una partita che passa anche dai mercati finanziari. Al centro di questa sfida c’è infatti lo Star 50, l’indice che fotografa il cuore tecnologico del listino di Shanghai e che potrebbe diventare un sorvegliato speciale per capire se la Cina strapperà agli Stati Uniti la leadership tecnologica globale.

Lo Star 50 cinese

Vale la pena spiegare di che mercato si parla. Lo Star Market è nato a Shanghai nel dicembre 2019 per far crescere in casa le aziende tecnologiche cinesi, quelle dei semiconduttori, dell'hardware, delle attrezzature di precisione, della biotech. Sono azioni A onshore, cioè scambiate sulla borsa cinese in valuta locale, non i soliti colossi internet quotati a Hong Kong o a New York. «È una piattaforma creata appositamente per sostenere le aziende nazionali ad alta intensità di ricerca nei settori della progettazione di chip, delle apparecchiature per semiconduttori, della manifattura avanzata, del software, delle tecnologie per la sanità e dell'automazione, con l'84% delle società quotate attivo nei settori dei semiconduttori, dei materiali o delle apparecchiature per semiconduttori», spiega Henry Greene, senior investment strategist di KraneShares.

I principali benchmark globali come l'indice MSCI China sono fortemente sbilanciati verso le quotazioni offshore (Hong Kong e Adr Usa), con appena il 15,6% composto da società quotate sui listini onshore di Shanghai e Shenzhen, dove invece si concentra l'ecosistema cinese dei semiconduttori e delle tecnologie avanzate. Di conseguenza, gli investitori globali hanno storicamente trascurato i mercati onshore perché rappresentano una quota ridotta all'interno dei benchmark internazionali standard.

Per questo motivo, la partecipazione diretta allo Star Market richiede spesso strumenti specializzati che consentono un'esposizione onshore, come gli Etf pensati per offrire un accesso mirato a questo mercato, così da superare i vincoli di accessibilità per gli investitori esteri. Nel KraneShares Icbc Ubs China Tech. & Semiconductor Star 50 Index Ucits Etf ci sono nomi come Cambricon Technologies, Advanced Micro-Fabrication Equipment e Hygon, poco noti al grande pubblico ma al centro del tema dell'autosufficienza cinese sui chip.

Tanto da meritare, almeno stando al target price medio del consenso Bloomberg, upside da capogiro (si veda l’altra tabella): Piotec, che produce macchinari utilizzati per fabbricare i chip, un +104% e Yuanjie Semiconductor, specializzata nella produzione di chip laser per le comunicazioni ottiche, addirittura un +120%.

Siccome i prodotti puri sono pochi, conviene allargare lo sguardo al settore tecnologico cinese nel suo complesso, dove gli Etf Ucits (VanEck ne ha quotato uno il 28 ottobre) salgono a una manciata. Più nutrito il panel dei fondi di investimento (si vedano la tabella) sulle azioni cinesi. «Qui però va fatta una precisazione: tech cinese e Star 50 non sono la stessa cosa. La maggior parte degli Etf sul tech cinese punta sui grandi nomi internet e consumer come Tencent, Alibaba, Xiaomi, NetEase, Pdd. Lo Star 50 punta, invece, sull'hardware domestico di Shanghai», osserva Lorenzo Demaria, Country Manager Italia di JustEtf. Mercati diversi, aziende diverse e, nel 2026, andamento opposto.

Infatti, il gruppo dei grandi nomi (iShares MSCI China Tech Etf, Ubs Solactive China Technology Etf in euro, Invesco MSCI China Technology All Shares Etf) nel 2026 è in rosso, con cali a doppia cifra da inizio anno. L’Etf di KraneShares sullo Star 50 invece è in positivo (+10,91%). La ragione, chiarisce Demaria, sta in quello che hanno dentro. Le internet cinesi scontano un contesto di crescita più debole e di pressione regolatoria, mentre l'hardware e i chip domestici cavalcano la spinta politica all'autosufficienza tecnologica. Lo stesso Paese, due motori diversi.

Il confronto con il Nasdaq 100

Il paragone con il Nasdaq 100 viene spontaneo, ma rischia di essere fuorviante. I due panieri sono infatti molto diversi. Il Nasdaq 100 raccoglie cento mega-società statunitensi, da Apple a Microsoft a Nvidia, con un indice maturo nato negli anni Ottanta; lo Star cinese cinquanta aziende di un mercato molto più giovane e concentrato sulla filiera dei chip.

I numeri misurano la distanza. L'Etf iShares sul Nasdaq 100 costa lo 0,30% annuo, gestisce oltre venticinque miliardi di euro e ha una volatilità a un anno attorno al 19%. Il KraneShares sullo Star 50 costa lo 0,82%, gestisce 52 milioni e oscilla con una volatilità vicina al 47%, più del doppio. Sul lungo periodo, nota Demaria, il divario è netto. A cinque anni il Nasdaq 100 segna un più 99%, lo Star 50 un -15%. A tre anni il Nasdaq è intorno a +89%, lo Star 50 a +56%.

AI cinese pronta al sorpasso

I modelli statunitensi rimangono leader nei casi d'uso dell'AI più complessi e nelle capacità di ragionamento avanzate; tuttavia, è attualmente in atto una svolta sul fronte dei costi e dell'adozione dei modelli cinesi a livello globale. «Offrono architetture aperte, un'elevata flessibilità e prezzi dei token nettamente inferiori: fino a soli 18 centesimi per milione di token, rispetto a una media di circa 4 dollari per i principali modelli americani», afferma Greene.

Poiché le attività aziendali di routine (come il supporto alla scrittura di codici, il servizio clienti e l'automazione interna) non giustificano da un punto di vista economico la spesa per modelli premium, «le imprese globali stanno sempre più trasferendo i propri carichi di lavoro verso alternative cinesi più convenienti. Se lo sviluppo dell’AI cinese era partito con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza nazionale in questo campo, ora sta generando una vera e propria disruption dei prezzi su scala globale».

Il vantaggio dei modelli cinesi deriva sia da un'efficienza strutturale sia da un focus strategico. Dal punto di vista strutturale, continua Greene, la maggior parte dei modelli sviluppati in Cina (come Qwen di Alibaba) è di tipo «open weight», il che significa che offrono un'elevata flessibilità e possono essere personalizzati fino ai singoli parametri; in questo modo le aziende possono utilizzarli nella propria infrastruttura interna e affinarli.

Dal punto di vista strategico, a differenza degli hyperscaler statunitensi che investono in modo massiccio nella filiera sottostante dei semiconduttori, le controparti cinesi si sono concentrate fortemente sulle esigenze immediate degli utenti, offrendo sussidi, agevolazioni e, in alcuni casi, rinunciando alla redditività nel breve termine per creare un'ampia disponibilità di modelli e potenza di calcolo a prezzi accessibili. «Con il tempo», prevede l’esperto di KraneShares, «ci si aspetta che il mercato globale trovi un prezzo di equilibrio per la potenza di calcolo dell'AI, permettendo così agli sviluppatori cinesi di aumentare i prezzi dei token e migliorare i margini di profitto, pur mantenendo gratuiti i download e l'accesso di base».

I protagonisti

La monetizzazione dell'AI cinese è guidata da due gruppi distinti. In primo luogo, i giganti dell'infrastruttura cloud e di Internet, ovvero Alibaba e Tencent, che detengono la base di clienti aziendali, i canali distributivi e le infrastrutture cloud più ampie. Poiché in Cina l'AI viene monetizzata principalmente attraverso il consumo del cloud computing piuttosto che tramite le licenze software aziendali, Alibaba (con Qwen) e Tencent (con Hunyuan) generano ricavi diretti man mano che le imprese scalano l'utilizzo di risorse di calcolo sulle loro piattaforme cloud.

In secondo luogo, prosegue Greene, vi sono gli sviluppatori di modelli pure-play: DeepSeek, MiniMax e Z.AI, focalizzati esclusivamente sulla fornitura di modelli open weight e sulla personalizzazione. DeepSeek è leader nella riduzione dei costi a livello architetturale, mentre Z.AI e MiniMax abbattono i costi di inferenza per unità, favorendo l'aumento dei margini operativi lordi.

Mentre Unitree, che ha debuttato sullo Star Market ad agosto 2026, si è evoluta da pioniera della robotica quadrupede a piattaforma integrata per la robotica umanoide. L'azienda è ampiamente riconosciuta come leader globale nei robot quadrupedi, con una quota di mercato superiore al 60%, e ha raggiunto un'elevata competitività nel mercato cinese dei robot umanoidi.

Inoltre, poiché l'intelligenza artificiale sta guidando una domanda di memorie senza precedenti, Cxmt è diventata un player fondamentale nella filiera globale dei semiconduttori per l'AI, al fianco di leader di settore come SK Hynix e Samsung. L'azienda è il principale produttore cinese di memorie Dram ed è rapidamente emersa come il quarto produttore mondiale di Dram per capacità e spedizioni, con una quota del mercato globale stimata tra il 7% e l'8% a fine 2025.

E se i principali gruppi Internet cinesi, come Alibaba e Tencent, sembrano essere stati lasciati indietro dal rally dell'AI, nonostante la sviluppino e implementino su larga scala, creando un'opportunità di valore per gli investitori disposti a guardare oltre le apparenze, Greene cita altre due aziende interessanti nel settore dei semiconduttori cinese: Cambricon Technologies, spesso definita «la risposta cinese a Nvidia», e Montage Technology, azienda specializzata nella progettazione di chip di memoria e di interconnessione.

Il tutto in attesa che il competitor di OpenAI nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, DeepSeek sbarchi allo Star 50 con una valutazione potenzialmente vicina ai 75 miliardi di dollari. Si tratterebbe della prima quotazione onshore per una società di modelli linguistici di grandi dimensioni, perché le recenti Ipo nella Cina continentale hanno riguardato le aziende di hardware, ossia i fornitori di infrastrutture e componenti per l'AI.

«Sebbene i suoi modelli iper-efficienti abbiano attirato l'attenzione globale, la società non ha ancora raggiunto le dimensioni dei giganti americani come OpenAI e Anthropic», precisa Greene. Ciononostante, «riteniamo che DeepSeek abbia dimostrato di poter monetizzare un'ampia adozione dei propri modelli. Nel frattempo, la startup continua a ridurre i costi di inferenza affinando i suoi modelli, già tra i più efficienti a livello globale, aprendo la strada a una potenziale redditività futura».

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