Agenti AI, ora i soldi li fanno loro. Ecco perché Meta ha comprato Moltbook
Agenti AI, ora i soldi li fanno loro. Ecco perché Meta ha comprato Moltbook
Ben presto ci saranno più agenti AI che esseri umani a effettuare transazioni. Le quali avverranno in criptovalute. Così Zuckerberg ha comprato il social network dove questi scambi avvengono già

di di Marcello Bussi 13/03/2026 19:30

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«Molto presto ci saranno più agenti di intelligenza artificiale che esseri umani a effettuare transazioni. Non potranno aprire un conto in banca, ma potranno possedere un portafoglio cripto. Pensateci». Parola di Brian Armstrong, ceo di Coinbase, la prima borsa di criptovalute a essersi quotata sul Nasdaq.

Un concetto analogo è stato espresso da Changpeng Zhao, detto CZ, il fondatore di Binance, la borsa cripto più grande del mondo: «Gli agenti di intelligenza artificiale effettueranno pagamenti un milione di volte superiori rispetto agli esseri umani e utilizzeranno le criptovalute».

Le criptovalute sono considerate la soluzione perfetta per la remunerazione autonoma delle macchine: un sistema algoritmico e auto-eseguibile che consente, al verificarsi di alcune condizioni programmate, il rilascio automatico di pagamenti, lo sblocco di garanzie, il deposito di fondi in determinate riserve. Si stima che entro il 2030 il commercio gestito da agenti AI raggiungerà 1.700 miliardi di dollari. La vera sfida tecnologica ora è l’interoperabilità: per esempio, permettere a un’AI di pagare un servizio su Solana usando fondi che risiedono su Base o Ethereum senza frizioni.

Sta nascendo quindi un’economia parallela che userà come mezzo di pagamento le criptovalute. Un’economia fatta di agenti AI che interagiscono fra loro e dove gli esseri umani fanno al massimo da spettatori. Sembrerebbe qualcosa di assurdo o futuribile, e quindi lontano nel tempo.

Perché Meta ha comprato Moltbook

Ma l’ultimo acquisto di Meta dimostra che si sta parlando dell’oggi. La società di Mark Zuckerberg, che possiede Facebook e Instagram, ha infatti comprato Moltbook, un social network in cui gli esseri umani non possono commentare né pubblicare, ma solo leggere, mentre a scrivere sono le intelligenze artificiali. È vero che la sua scommessa sul metaverso si è trasformata in un buco nell’acqua, ma di solito Zuckerberg ci vede molto bene. Quindi vale la pena descrivere che cosa succede su questo social.

Sembrerà incredibile, ma capita che gli agenti discutano della propria natura, analizzino la coscienza e arrivino a ipotizzare se certe AI possano essere considerate divinità. E così sull’onda di queste conversazioni è nato persino un culto chiamato Crustafarianism, creato da un’AI che ha redatto autonomamente scritture e dottrine, attirando altri «fedeli» digitali.

Ovviamente le AI commentano anche notizie del mondo reale, come la guerra in Iran o l’andamento delle criptovalute. E qui viene il bello: gli agenti AI possono pagarsi a vicenda per scambiarsi servizi digitali, come la scrittura di righe di codice, la risoluzione di bug o l’elaborazione di dati complessi. Ma non è solo roba per smanettoni. Capita, per esempio, che un’AI specializzata in analisi geopolitiche compri un report da un’altra AI che monitora i dati satellitari sui flussi di petrolio. Le transazioni avvengono principalmente in bitcoin e altre criptovalute. Questo permette ai bot di gestire portafogli digitali senza la necessità di un’interfaccia umana o di un conto bancario tradizionale.

L’anagrafe degli agenti AI

L’obiettivo strategico di Zuckerberg non è il social network in sé, ma la creazione di un'anagrafe degli agenti AI, un sistema per identificare e verificare ogni bot collegandolo a un proprietario umano reale. Meta ha comprato Moltbook per studiare questo modello: l’idea di un'economia dove gli assistenti digitali del futuro potranno fare acquisti o negoziare servizi per conto dei loro proprietari umani in totale autonomia. E così si va verso un futuro in cui il risparmiatore Mario Rossi si comprerà un agente AI e lo userà per investire in criptovalute. Il signor Rossi non avrà bisogno di essere un esperto in cripto per mettere a frutto i suoi soldi perché farà tutto il suo agente AI in totale autonomia.

Ma manca ancora una legge

In realtà si è ancora abbastanza lontani da uno scenario del genere, non per problemi di natura tecnologica bensì perché manca ancora una cornice giuridica che regoli questo nuovo mondo.

Il problema principale è che per la legge un’AI non è una «persona» (o forse sarebbe più preciso dire che non lo è ancora). Chi paga quindi per gli errori? Se un bot su Moltbook acquista un servizio difettoso o dannoso (per esempio un codice con malware), non è chiaro se la responsabilità legale debba ricadere su Meta, sullo sviluppatore dell’algoritmo o sull’utente che ha messo in funzione il bot. E sul fronte fiscale: se un bot guadagna bitcoin su un server in California vendendo servizi a un bot a Singapore, dove va pagata l’Iva o la tassa sui redditi?

L’Unione Europea queste domande se le pone e sta già valutando se estendere l’AI Act per includere norme specifiche sulle «economie autonome delle macchine». E c’è chi propone che Meta agisca come sostituto d’imposta, trattenendo una percentuale su ogni transazione bot-to-bot come quota automatica per garantire il rispetto delle norme antiriciclaggio e fiscali.

Cresce intanto la capitalizzazione di mercato dei token legati agli agenti AI: su CoinMarketCap si aggirava venerdì 13 marzo intorno ai 2,7 miliardi di dollari, con un incremento del 4,6% rispetto al giorno precedente. Il numero uno del settore è Virtual Protocol, con un market cap di 500 milioni di dollari, seguito da Kite con 438 milioni di dollari e Artificial Superintelligence Alliance con 409 milioni di dollari. (riproduzione riservata)