Una settimana che vale 255 milioni di spesa turistica e porterà a Milano 319.400 persone, secondo i dati di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza. Il Salone del Mobile 2026, in programma da martedì 21 a domenica 26 aprile, è riuscito in termini di presenze a battere le attese, che alla vigilia scontavano i timori legati alla guerra.
Il successo nella vendita dei biglietti conferma l’interesse internazionale (il 62,4% dei visitatori sarà straniero) verso la manifestazione e nei confronti del design e del mobile made in Italy.
A giovare di questo è sicuramente chi, a Milano e nell’hinterland, mette casa in affitto durante la settimana, la più remunerativa in termini di canoni, come mostrato nelle tabelle.
Secondo i dati di Abitare Co., tutta la città vede più che raddoppiare i canoni settimanali durante la Design Week, con zona Tortona che quasi triplica i propri valori.
Tra le aree toccate dall’evento, Cinque Vie e Durini è quella in cui si registrano i maggiori canoni, con il picco in Corso Europa di 5.460 euro. Considerando gli altri cosiddetti design district, le soluzioni più accessibili si trovano in zona Isola, come via Porro Lambertenghi (2.100 euro) e a Porta Venezia in via San Gregorio (2.310 euro).
A sorridere con la manifestazione è poi l’hinterland, scelta per chi vuole spendere meno senza rinunciare alla vicinanza con la città, grazie alla rete di collegamenti con le aree di interesse. Come si può vedere dalla tabella, è la settimana in cui una casa in periferia rende come una in centro durante il resto dell’anno. Aumenti dei prezzi di quasi il triplo si registrano a Sesto e San Donato.
Quali sono le differenze con l’altro grande evento tematico milanese, la Fashion Week? «Milano si conferma ogni anno uno degli epicentri europei degli affitti brevi, ma è durante i grandi eventi che il mercato raggiunge livelli eccezionali. Tra questi, la Milano Design Week e la Milano Fashion Week rappresentano due momenti chiave, con dinamiche però profondamente diverse per prezzi, domanda e strategie immobiliari», spiega Alessandro Ghisolfi di Abitare Co.
Durante la settimana della moda «gli aumenti dei canoni sono significativi - tra il 70% e il 100% in media - ma raramente raggiungono i picchi estremi della Design Week. Il pubblico è più ristretto e qualificato: buyer del settore moda, influencer, stampa specializzata e operatori del lusso. Questo si riflette anche nella geografia della domanda, fortemente concentrata nelle zone centrali come il Quadrilatero della moda, Brera e Porta Venezia. A differenza della Design Week, con la Fashion Week i soggiorni sono più brevi - spesso due o tre notti - e la qualità dell’immobile diventa un fattore determinante».
Ghisolfi sottolinea i criteri di selezione: «Non basta essere presenti sul mercato. Servono posizione, arredo e standard elevati per intercettare una clientela esigente. Insomma, la Design Week è un fenomeno di massa, in cui la quantità di domanda spinge i prezzi a livelli record e amplia il raggio d’azione a tutta la città. La Fashion Week, invece, è un evento di qualità, dove la selettività della domanda premia solo gli immobili meglio posizionati».
Conclude Ghisolfi: «In termini economici, la Design Week rappresenta spesso il momento in cui si concentra una parte significativa dei ricavi annuali per chi opera negli affitti brevi. La Fashion Week, pur meno esplosiva, resta comunque un’opportunità ad alto margine per asset di fascia alta. Questi due appuntamenti non sono solo eventi, ma veri e propri stress test per il mercato degli affitti brevi milanese. Da un lato mostrano la capacità della città di attrarre domanda globale su larga scala, dall’altro evidenziano come segmentazione, qualità e posizionamento siano sempre più determinanti. Per investitori e operatori - inclusi quelli interessati al modello build to rent - la lezione è chiara: Milano non è un mercato uniforme, ma un ecosistema in cui il valore si crea nei picchi e si consolida nella capacità di adattarsi a una domanda in continua evoluzione».
In questo contesto, cresce il segmento dei serviced apartment, case in affitto che offrono in più servizi tipici di un albergo come pulizie e reception. Secondo i dati rilevati da Halldis by Vita, operatore attivo nel property management e parte di Castello sgr, sul proprio portafoglio gestito a Milano, per il periodo del Salone l’occupazione ha già raggiunto l’83%, con una previsione fino al 94%, a fronte di un livello medio di mercato intorno al 65%. Le giornate con maggiore concentrazione restano quelle centrali, tra il 21 e il 23 aprile, già prossime al tutto esaurito.
Sul fronte delle performance, i dati evidenziano un rafforzamento significativo: la tariffa media giornaliera registra un incremento del 40% rispetto a una settimana ordinaria dello scorso anno, mentre il ricavo per camera cresce del 50%. La finestra di prenotazione media si attesta a 33 giorni, ma circa il 20% delle prenotazioni si concentra nell’ultima settimana, confermando una domanda ancora fortemente last minute.
«Durante la Design Week osserviamo una domanda altamente internazionale e professionale, che richiede spazi flessibili rispetto all’hotel ma con standard elevati», commenta Michele Diamantini, ceo di Halldis by Vita, con una forte concentrazione nelle aree centrali e nei distretti del design.
«I serviced apartment», continua Diamantini, «anche in occasione di eventi di questa portata, si confermano una soluzione sempre più rilevante per flessibilità, indipendenza e rapporto qualità-prezzo». Il fenomeno conferma una tendenza più ampia del mercato immobiliare milanese: il valore si sta progressivamente spostando dalla proprietà alla gestione, con modelli capaci di intercettare flussi globali e ad alta capacità di spesa. (riproduzione riservata)