Accordo Usa-Iran: chi vince e chi perde in borsa secondo gli analisti
Accordo Usa-Iran: chi vince e chi perde in borsa secondo gli analisti
Consumi, lusso e infrastrutture potrebbero trarre vantaggio dalla stabilità energetica, mentre le utility rischiano di essere penalizzate. Ecco le previsioni di Equita e Banca Akros sui settori più promettenti. Ubs si mantiene Neutral sull’Italia

di Giulia Venini 15/06/2026 10:10

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Sui mercati la de-escalation in Medio Oriente potrebbe supportare consumi, lusso e infrastrutture, cioè i settori più suscettibili alle oscillazioni dei prezzi energetici. Lo affermano gli analisti di Equita, mentre secondo Banca Akros le utility verranno penalizzate dai cali sulle materie prime. 

Nel fine settimana gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo di pace per porre fine al conflitto in modo immediato e definitivo, con cerimonia ufficiale di firma che si terrà venerdì 19 giugno in Svizzera.

Cambia la bussola sulla scelta dei titoli secondo Equita

Mentre consumi e lusso dipendono di più dalla stabilità del ciclo economico, industriali e infrastrutturale beneficerebbero del ritorno di fiducia negli investimenti e «da minori pressioni sui costi degli input».

Di qui anche un diverso orientamento sui titoli da mettere in portafoglio. Equita sostiene che, rispetto ai settori più «affolati e caratterizzati da elevato posizionamento», saranno preferiti segmenti «più sottopesati e meno presidiati dal mercato». 

Un paio di esempi si possono trovare in EssilorLuxottica e Technogym, «beneficiari di un ritorno dell’interesse verso consumi premium e benessere, oltre alla prospettiva di un rientro delle pressioni inflattive sugli input costs evidenziate recentemente da Technogym». Sul lusso i favoriti di Equita sono Moncler e Brunello Cucinelli.

Quanto alle infrastrutture Buzzi e Webuild si caratterizzano per un’esposizione «più diretta alla ripresa degli investimenti e a un miglior equilibrio sui costi energetici e delle materie prime». 

Equita si aspetta che nel medio termine il Brent si stabilizzi tra i 70 e gli 80 dollari barile. «Sebbene la normalizzazione di Brent e gas abbia implicazioni generalmente negative per il comparto energy, continuiamo a preferire le integrated oil, in particolare Eni (su cui Equita ha messo un giudizio Buy), che combina valutazioni contenute, forte generazione di cassa e sconta un prezzo di lungo termine sul petrolio già prudente».

L’atteggiamento degli advisor è più cauto sui servizi petroliferi, «che trattano oggi a multipli superiori alle medie storiche e incorporano già gran parte dei benefici derivanti dal miglioramento dello scenario energetico degli ultimi anni».

Il parere di Banca Akros

A beneficiare della notizia di un accordo potrebbero essere le società automobilistiche, industriali, del lusso e del commercio al dettaglio, affermano gli esperti di Banca Akros. Al contrario i petroliferi, nonché le utility di esplorazione e produzione e quelle «attive nella generazione» potrebbero subire negativamente il calo dei prezzi delle materie prime

Sul fronte bancario infine l’impatto dipenderà «dall’effetto combinato dell’andamento del pil e della politica monetaria, con quest’ultima che potrebbe assumere un orientamento più accomodante».

Ubs sui titoli di Stato

L’istituto ha scelto di mantenere una posizione neutral su Italia, Francia e Spagna, perché «non prevediamo un ripetersi del sostegno fiscale concesso durante la pandemia».

Ubs ha shortato sull’Italia a 2 anni dopo lo scoppio del conflitto tra Washington e Teheran, per poi chiedere la posizione al 2,75%. Secondo l’istituto Roma sottoperformerà Parigi solo in caso di dati di bilancio deludenti, «con la discussione sul bilancio 2027 che sarà probabilmente al centro dell'attenzione». Tuttavia «non vediamo motivi per una sottoperformance significativa nei prossimi due mesi, poiché è ripresa una moderata ricerca di carry nei titoli di Stato europei», hanno concluso gli analisti di Ubs. (riproduzione riservata)