La ridefinizione dei pesi tra gli eredi Del Vecchio dentro la cassaforte Delfin con l’accordo per la distribuzione dei dividendi accelera anche la chiusura dell’esecuzione dell’eredità di Leonardo Del Vecchio.
Dopo quasi quattro anni di litigi e cause legali tra i sei figli di Del Vecchio, la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di lei Rocco Basilico (al quale è stato lasciato in legato la nuda proprietà del 12,5% di Delfin) si starebbe lavorando ora a un accordo anche sulla conclusione del testamento che ben tre figli di Del Vecchio – Luca, Paola e Clemente – avevano accettato con beneficio di inventario.
Adesso i primi due hanno però raggiunto l’accordo con il quartogenito Leonardo Maria per vendergli il loro 12,5% a testa per complessivi 10 miliardi. Questa intesa comporta anche una loro accettazione dell’eredità. Ora anche con Clemente, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, si starebbe lavorando per porre fine alle questioni giudiziarie. La volontà sarebbe di chiudere l’accordo fra tutti e sei figli entro una data simbolo, il 27 giugno, quando cadrà cioè il quarto anniversario della scomparsa del fondatore di Luxottica.
Come anticipato da MF-Milano Finanza, l’evento che avrebbe permesso di sbloccare l’esecuzione dell’eredità è stato l’accordo sulla decisione di distribuirsi 3,6 miliardi di dividendi ordinari nei prossimi tre anni.
Con i maxi-assegni già virtualmente in tasca per il prossimo triennio, i sei eredi e i legatari Zampillo e Basilico avranno finalmente la provvista sufficiente per acquistare gli 1,7 milioni di titoli Essilux (pari a circa 320 milioni) e chiudere il legato con il presidente di EssilorLuxottica e di Delfin Francesco Milleri, finora eseguito solo in minima parte (con 400 mila titoli).
Gli eredi avrebbero dovuto rilevare sul mercato i restanti 1,7 milioni di titoli per darli al manager, ma la mancanza di accordi tra gli eredi di Delfin anche sulla distribuzione dei dividendi aveva determinato lo stacco della cedola minima prevista dallo statuto, ovvero il 10% dei profitti annuali (140 milioni lo scorso anno).
Le norme statutarie di Delfin prevedono che servano i sei ottavi per superare tale limite, ma la soglia era finita in mezzo a un gioco di veti incrociati nella disputa generale in famiglia sulla governance di Delfin.
Il testamento di Del Vecchio prevedeva anche l’assegnazione alla Zampillo delle case di Roma e di Milano, la villa in Francia a Beaulieu Sur-Mer, vicino a Nizza in Costa Azzurra («Villa La Leonina») e la casa di Antigua ai Caraibi, più la partecipazione nella società Frangipiani Limited.
Gli eredi avrebbero inoltre dovuto provvedere, attingendo dalle disponibilità di Delfin, al pagamento delle tasse per il legato a Milleri. I trasferimenti erano finiti anche in tribunale a Milano, in una causa in attesa di decisione che ora, grazie a una composizione stragiudiziale, potrebbe portare gli eredi a interrompere il contenzioso.
Resta in questo contesto da risolvere anche la questione del passaggio dell’usufrutto del 12,5% da Nicoletta Zampillo al figlio Rocco. La vedova di Del Vecchio – che è madre anche di Leonardo Maria – aveva ricevuto il 12,5% di Delfin e l’usufrutto su un’ulteriore quota del 12,5% la cui nuda proprietà era stata data in legato a Rocco dal fondatore di Luxottica. La madre aveva nel frattempo rinunciato all’eredità e ottenuto le stesse quote come legato. Leonardo Maria, nella lunga contesa fra tutti gli eredi, lo scorso anno, ha contestato in tribunale il passaggio dell’usufrutto dalla madre al fratello.
Non è un elemento da trascurare: se Rocco decadesse dall’usufrutto, perderebbe il diritto di voto in Delfin. Anche questo sarà un nodo da districare nella chiusura della complessa successione Del Vecchio. (riproduzione riservata)