Accise, effetto guerra in Iran sui conti pubblici: a marzo boom di entrate dal gas (+3,7%)
Accise, effetto guerra in Iran sui conti pubblici: a marzo boom di entrate dal gas (+3,7%)
Il bollettino del Mef del primo trimestre 2026 evidenzia l’impatto del conflitto e delle riforme tecniche sul gettito energetico. Bene i servizi, ma il manifatturiero perde il 3,7%. Boom della previdenza complementare

di Anna Di Rocco 05/05/2026 19:12

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L’ombra del conflitto in Iran si allunga sui conti pubblici italiani, innescando una fiammata del gettito legato ai prodotti energetici. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze del Mef relativi al primo trimestre 2026, il mese di marzo — il primo segnato dalle ostilità in Medio Oriente — ha visto le accise sui prodotti energetici crescere del 3,7% su base annua.

Nel dettaglio, l’accisa sugli oli minerali sale a 5,2 miliardi (+2,8%), ma il dato più rilevante è quello sul gas naturale per combustione, che balza a 1,195 miliardi (+96,2%). In forte calo invece il gettito sull’energia elettrica, a 559 milioni (-32,5%). L’exploit del gas è in parte tecnico: pesa la modifica delle modalità di versamento degli acconti introdotta dal decreto legislativo 43/2025 e il conguaglio relativo al 2025, contabilizzato a marzo. Ma il contesto geopolitico contribuisce a rafforzare la dinamica, segnalando una crescente sensibilità del gettito energetico agli shock internazionali.

Un trimestre di entrate in aumento

Nel complesso, il primo trimestre si chiude con entrate tributarie pari a 131,4 miliardi, in aumento dello 0,7%. La crescita è trainata dalle imposte indirette (+2,4%), mentre le dirette calano dello 0,6%. Nel solo mese di marzo il gettito accelera a 39,6 miliardi (+3,1%).

Tra le principali voci, l’Irpef resta sostanzialmente stabile, sostenuta dalle ritenute su lavoro dipendente e autonomo, mentre crollano i versamenti in autoliquidazione. Più marcata la flessione dell’Ires (-10,7%), così come quella dell’imposta su redditi da capitale e plusvalenze (-23,4%), penalizzata dal calo dei tassi nel 2025.

Le entrate Iva sono risultate in crescita del 2,2%, ma il dato settoriale rappresenta un campanello d’allarme per il sistema produttivo. Mentre servizi e commercio mostrano una buona tenuta (rispettivamente +5,6% e +5,4%), il comparto manifatturiero resta in affanno, con una contrazione del 3,7%, riflesso del rallentamento produttivo e dei costi energetici ancora elevati. In aumento anche le entrate da accertamento e controllo (+4,5%).

Crolla il gettito da Capital Gain, vola la Previdenza

Sul fronte delle imposte dirette (-0,6% nel trimestre), si registra il tracollo dell'imposta sostitutiva sui redditi da capitale e plusvalenze (-23,4%). La flessione è guidata dal crollo delle ritenute su interessi e premi corrisposti dagli istituti di credito (-88,5%), scontando il progressivo ridimensionamento dei tassi d’interesse operato nel corso del 2025.

Di segno opposto la performance della previdenza complementare. L’imposta sul valore attivo dei fondi pensione balza del 54% (+812 milioni di euro). Un dato supportato dalle statistiche Covip: a fine 2025 le posizioni sono cresciute del 5%, con rendimenti che hanno premiato i sottoscrittori (tra il +4,8% dei fondi negoziali e il +5,7% dei fondi aperti), confermando lo spostamento del risparmio delle famiglie verso forme di welfare integrativo. (riproduzione riservata)