ACC cancella la gigafactory di Termoli: progetto fermo anche in Germania, Stellantis promette tutele e nuovi investimenti
ACC cancella la gigafactory di Termoli: progetto fermo anche in Germania, Stellantis promette tutele e nuovi investimenti
Automotive Cells Company avvia il confronto con i sindacati per l’interruzione delle gigafactory di Termoli e Kaiserslautern, bloccate dal 2024. Il gruppo punta ora sul sito francese

di Andrea Boeris 07/02/2026 12:21

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Milano Finanza lo aveva anticipato già lo scorso novembre: il board di Automotive Cells Company ha deciso di annullare il progetto della gigafactory di Termoli. Ora quella scelta prende forma ufficiale. ACC ha infatti avviato il confronto con le parti sociali in Germania e in Italia per definire le condizioni di un’eventuale interruzione dei progetti di gigafactory di Kaiserslautern e Termoli, entrambi fermi dal maggio 2024.

Il cambio di scenario di mercato

Alla base della decisione, spiega ACC in una nota, vi sono dinamiche di mercato profondamente mutate. In qualità di produttore europeo di celle e moduli per batterie, il gruppo rivendica il proprio ruolo nella costruzione di un ecosistema resiliente e sostenibile, ma sottolinea la necessità di riallineare costantemente la roadmap industriale alle condizioni del mercato. In questa fase, le risorse dovranno essere concentrate per massimizzare competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale, obiettivi che rendono non più sostenibili, allo stato attuale, i progetti in Germania e in Italia.

Riorganizzazione e confronto sindacale

La cancellazione dei due progetti si inserisce in una più ampia riorganizzazione strategica. ACC ha già implementato misure su tutti i siti per rafforzare le prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria. Secondo il gruppo, al momento non sono soddisfatti i prerequisiti necessari per riattivare i cantieri delle gigafactory, pur restando allo studio diversi scenari alternativi. In parallelo è stato avviato un confronto con il works council tedesco e con le organizzazioni sindacali italiane.

Il ruolo centrale della Francia

Resta invece centrale il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin, destinato a rimanere il principale polo industriale e di innovazione di ACC. Qui l’azienda intende concentrare gli sforzi sul miglioramento dell’efficienza produttiva e della competitività. Il gruppo avverte però che, senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di perdere autonomia strategica in una delle tecnologie chiave del XXI secolo.

La posizione di Stellantis

Sul dossier è intervenuta anche Stellantis, che ha preso atto della decisione di ACC e dell’avvio del confronto con le parti sociali, assicurando un monitoraggio attento delle ricadute industriali e occupazionali. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ribadisce di aver già assunto decisioni definite “forti” per tutelare i lavoratori in una fase particolarmente complessa per l’industria automobilistica europea.

Le garanzie per Termoli

Per il sito di Termoli, Stellantis ricorda che il 30 gennaio è stato confermato l’arrivo della linea di produzione del cambio e-DCT entro la fine del 2026, insieme a un investimento sui motori GSE conformi alla normativa Euro 7, destinati a restare pienamente utilizzabili anche oltre il 2030. Misure concordate un anno fa che, secondo il gruppo, puntano a sostenere il Made in Italy e a garantire la continuità dello stabilimento. Agli attuali dipendenti di ACC, conclude Stellantis, sarà offerta la continuità lavorativa all’interno del perimetro del gruppo.

La reazione del sindacato

«Stellantis deve aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale», dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. «Il confronto deve anticipare il piano industriale. La decisione di ACC pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell’automotive in Italia. La Presidenza del Consiglio non può continuare ad ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi». (riproduzione riservata)