Il cessate il fuoco condizionato di due settimane tra Stati Uniti e Iran è un «interruttore di emergenza» che dovrebbe contribuire a stabilizzare il sentiment sui mercati azionari, ma solo nel breve. Dopo che il mese di marzo ha dimostrato quanto rapidamente gli shock geopolitici si trasmettano ai mercati: il petrolio è balzato oltre quota 117 dollari al barile, innescando timori inflazionistici e volatilità valutaria, ad aprile grazie alla tregua temporanea nel conflitto in Medio Oriente gli esperti vedono un sollievo tattico. Infatti, prezzi del greggio più bassi alleviano le pressioni inflazionistiche nelle economie più vulnerabili e migliorano le dinamiche fiscali degli importatori.
Tuttavia, i trader restano cauti nel fare scommesse strutturali finché non ci sarà maggior chiarezza sulla durata di questo accordo e sulla possibilità che porti a una de-escalation più ampia. Va inoltre considerato che alcune grandi economie esportatrici di energia hanno subito danni significativi alle infrastrutture e, anche se il cessate il fuoco dovesse reggere, ci vorrà tempo prima che le esportazioni energetiche tornino a livelli normali: l’impatto su crescita e inflazione resta, quindi, difficile da valutare. Finora le aziende europee non hanno ancora iniziato a rivedere al ribasso le loro previsioni sugli utili.
Tuttavia, la stagione delle trimestrali del primo trimestre del 2026 è ormai alle porte e gli analisti ritengono che molte società coglieranno quest’occasione per ridurre le proprie guidance o addirittura ritirarle, vista l’estrema difficoltà del contesto attuale.
Detto questo ci sono settori in grado di sovraperformare in diverse fasi del ciclo economico o anche tra cicli differenti. «Abbiamo già utilizzato in passato l’espressione «whatever weather winners» (WWW, vincitori in qualsiasi scenario, ndr) per descrivere quei settori in grado di farlo», sottolinea Jonathan Stubbs, equity strategist di Berenberg. «Ad esempio, i WWW prima e dopo la crisi per la pandemia di Covid-19 erano incentrati sulla tecnologia, ma includevano anche gli industriali. Questi settori», spiega l’esperto, «offrivano una combinazione di protezione relativa nelle fasi di mercato ribassiste e capacità di partecipare o addirittura guidare i rialzi nelle fasi positive».
Ebbene nei sei e dodici mesi precedenti al conflitto con l’Iran, e anche successivamente, ci sono tre settori che hanno sovraperformato in tutti e tre i periodi in Europa: energia (con Eni, TotalEnergies ed Equinor che hanno registrato un rendimento dall’inizio della guerra in Iran a doppia cifra come anche negli ultimi sei mesi, si veda la tabella in pagina), poi telecomunicazioni e utility. Sulla carta, questi sono i nuovi settori WWW.
«Abbiamo aumentato l’esposizione al settore energetico a giugno del 2025, sulla base dei rischi geopolitici, delle preoccupazioni legate alla liquidità del mercato e del sostegno offerto dalla valutazione del settore», prosegue Stubbs, notando anche che utility, come Iberdrola, Engie, E.On, Rwe e la controllata spagona di Enel, Endesa, e telecomunicazioni (Nokia, Swisscom, Ericsson e Orange) appaiono strategicamente difensive e offrono agli investitori un’esposizione al valore strategico dell’industria e al suo potenziale di crescita in un mondo coraggiosamente nuovo che pone al centro una rinascita industriale e l’uso della forza nella geopolitica senza rinunciare alle tradizionali caratteristiche difensive.
Stubbs ha quindi confrontato i profili di rendimento delle 33 azioni europee (si veda la tabella sotto) con una capitalizzazione superiore a 30 miliardi di euro che hanno sovraperformato prima e dopo l’inizio del conflitto con l’Iran (ci sono anche alcune banche e titoli della difesa come Bae Systems, Leonardo e Ssab) con quelle (23, si veda l’altra tabella sotto) che hanno costantemente sottoperformato nello stesso periodo, azioni che appartengono principalmente a quattro settori: lusso, food & beverage, healthcare e auto. Le WWW hanno sovraperformato di quasi il 90% dalla fine di febbraio 2025.
All’inizio del periodo, questi titoli trattavano con uno sconto del 40% sul rapporto prezzo/utile (p/e) rispetto all’altro gruppo e con uno sconto del 30% sul PEG ratio, un indicatore finanziario usato per valutare se un’azione è sottovalutata o sopravvalutata tenendo conto sia del suo prezzo attuale sia delle prospettive di crescita degli utili futuri; oggi lo sconto sul p/e è del 10% e i WWW trattano con un piccolo premio in termini di PEG (attualmente 0,8 contro 0,6).
«Il momentum degli utili continua a favorire i WWW, ma diventa difficile inseguire il gruppo in modo così aggressivo a questi livelli. Riteniamo», conclude l’analista, «che utility e telecomunicazioni rimangano interessanti all’interno di questo gruppo anche in presenza di un’estensione dei rischi legati al conflitto con l’Iran».
Nel primo settore le preferite sono la tedesca Rwe (buy e target price a 58 euro) e la britannica See (buy e target price a 2.800 pence), nel secondo la francese Orange (target price a 18 euro), nonostante il +43,4% in 12 mesi, la tedesca Deutsche Telekom (target price a 35,2 euro) e la britannica BT Group (target price a 2,5 sterline).
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