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Tra i protagonisti assoluti della stagione delle trimestrali c’è stata senza dubbio Unipol, che ha pubblicato risultati superiori alle attese praticamente su tutti gli indicatori chiave. L’utile ante imposte del primo trimestre 2026 si è attestato a 456 milioni di euro, sopra il consenso, mentre il combined ratio danni è sceso al 90%, livello che molte compagnie europee guardano con una certa invidia. Ancora più rilevante il dato sul Solvency II, salito al 248%: un numero che racconta una compagnia con capitale abbondante e margini di manovra elevati. Ed è proprio qui che il mercato ha iniziato a fare due più due. Per Berenberg c’è spazio per aumentare ulteriormente il dividendo. Gli 1,12 euro di cedola attuale sono una base per salire fino a 1,40 euro entro il 2028.
Mentre il settore bancario italiano continua a beneficiare di una dinamica che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile: il ritorno delle aspettative di un rialzo dei tassi nel 2026. Proprio questo cambio di scenario insieme alle trimestrali solide ha portato Jefferies ad alzare le stime sugli utili e i dividendi delle banche italiane. In alcuni casi anche i target price. Ma le azioni preferite sono solo due.
Se banche e assicurazioni stanno vivendo una fase sorprendentemente positiva, il sentiment resta più fragile per Nexi, complice l’aumento delle posizioni short da parte di alcuni hedge fund. Il problema è che il mercato continua a vedere una crescita troppo debole dei ricavi. L’ebitda ha battuto le attese, sì, ma soprattutto grazie al rinvio di investimenti operativi più che a un’accelerazione reale del business sottostante. È il classico caso in cui i numeri sembrano discreti, ma la narrativa non convince ancora gli analisti con l’azione destinata a una lunga fase laterale.
Uno dei movimenti più interessanti delle ultime sedute è arrivato da Danieli. Il titolo è schizzato verso i massimi dell’anno dopo il via libera del Parlamento Europeo alle nuove misure di salvaguardia sull’acciaio. Tradotto: meno acciaio importato a basso costo, più protezione per la produzione. Un toccasana per Danieli che può contare anche su una cassa elevata per nuove future acquisizioni in Europa.
DiaSorin ha invece presentato il nuovo piano industriale 2026-2030 cercando di raccontare al mercato una storia diversa rispetto agli anni del boom pandemico. La società punta a ricavi in crescita tra il 6% e l’8% annuo, margini in miglioramento e 1 miliardo di euro di free cash flow cumulato tra 2027 e 2030. Numeri ambiziosi, soprattutto considerando che il mercato diagnostico globale cresce mediamente attorno al 3%. Gli Stati Uniti diventeranno sempre più centrali, mentre la Cina verrà progressivamente ridimensionata. Gli analisti però, almeno nel breve, restano prudenti.
C’è poi il paradosso dell’era moderna: l’ipo che sembra già quotata, ma non lo è ancora. La quotazione di SpaceX non è ancora avvenuta, ma si comporta già come se fosse uno dei titoli più osservati al mondo. Il prospetto è stato depositato alla Sec e il mercato inizia già a ragionare su una finestra di debutto intorno a metà giugno. Nel frattempo, piattaforme come IG permettono di prendere posizione sulla capitalizzazione attesa della società, oggi stimata intorno ai 2.300 miliardi di dollari. Non si compra il titolo, ma l’aspettativa del titolo. E non è un caso isolato: lo stesso meccanismo si sta estendendo ad altre società “in odore di Ipo” come OpenAI, Anthropic e Revolut. Per chi invece preferisce strumenti più strutturati, i fondi di private innovation stanno già costruendo un’esposizione. Tra questi spicca il veicolo di Ark Invest, che ha iniziato a investire anche su SpaceX e Databricks, portando l’idea di “pre-Ipo exposure” dentro l’universo regolamentato europeo.
Mentre il mercato sogna le ipo del futuro, Milano continua a produrre quotazioni con ritmo quasi industriale. Piazza Affari si conferma una delle principali piattaforme europee per gli Etf, con oltre 100 nuovi fondi Ucits da inizio anno e più di 2.380 prodotti complessivi tra Etf, Etc ed Etn. Numeri che raccontano un ecosistema in cui la vera Ipo quotidiana è quella degli indici. Gli ultimi arrivi firmati Xtrackers sono piuttosto emblematici: da una parte grandi indici globali e statunitensi, dall’altra qualche prodotto tematico più selettivo.
Il dollaro torna protagonista senza chiedere il permesso, sostenuto dall’avversione al rischio e dall’idea che i tassi negli Stati Uniti possano restare elevati più a lungo del previsto. L’euro è sceso ai minimi delle ultime settimane, mentre lo yen si è riavvicinato a livelli che storicamente attirano interventi delle autorità giapponesi. Secondo gli strategist, il punto non è solo la forza del dollaro, ma la combinazione tra energia, inflazione e politica monetaria. Un mix che, se persiste, tende a sostenere la valuta americana anche senza bisogno di nuovi shock.
È tutto per oggi. Domenica 31 maggio la newsletter non uscirà perchè vado in ferie per una settimana, una breve pausa. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca