Una Difesa da buy: nuove fabbriche e missili per gli Usa, le ultime mosse dei big europei
Una Difesa da buy: nuove fabbriche e missili per gli Usa, le ultime mosse dei big europei
Premiati dagli analisti, i grandi gruppi investono in nuovi stabilimenti e linee di produzione. Tra gli elicotteri di Leonardo e le munizioni di Rheinmetall, in luce anche Mbda che si affida al business dei Patriot. La pagella di Goldman Sach, brutte sorprese per la Francia.

di di Angela Zoppo 03/10/2025 19:40

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Dalla fine di agosto 2025, quando Rheinmetall ha messo in piedi a tempo record il più grande stabilimento europeo per la produzione di munizioni, i big della Difesa hanno dato il via a una nuova staffetta a colpi di progetti di siti produttivi e incrementi di capacità. Avio, per esempio, ha annunciato un aumento di capitale da 400 milioni di euro per rafforzare la produzione e intercettare la crescita della domanda militare. Altri gruppi, da Leonardo a Hensoldt, Mbda e di nuovo Rheinmetall sono passati direttamente dai progetti di sviluppo ai cantieri, talvolta con evoluzioni inattese.

La mossa sui Patriot di Mbda

Una su tutte: il consorzio missilistico Mbda, che ha come azionisti Airbus, Bae Systems e Leonardo, si starebbe attrezzando per produrre anche i lanciatori dei missili Patriot. Le basi erano state gettate già nel 2024, con un accordo tra Germania, Paesi Bassi e Spagna, intenzionati a realizzare il primo impianto in Europa per la produzione di Patriot, il missile americano per antonomasia, garantito da un contratto da oltre cinque miliardi di euro per l'acquisto di un massimo di mille unità da una joint venture con Raytheon. Se gli ordini dovessero superare una certa soglia, il gruppo missilistico potrà investire in ulteriore capacità produttiva.

Ma soprattutto, notizia che non ha avuto eco in Italia, Mbda è pronta a produrre anche i lanciatori per i Patriot: le competenze tecniche ci sono, assicurano i manager tedeschi, grazie all’esperienza maturata nella manutenzione.

Per Leonardo il primo centro di manutenzione al sud

Intanto Leonardo, per restare alle novità degli ultimi giorni, ha inaugurato il 2 ottobre 2025 a Brindisi il suo centro d’avanguardia per la manutenzione degli elicotteri, prima infrastruttura del genere nel sud d’Italia. «Il mercato lo vediamo in crescita, sia civile che militare. È una situazione favorevole che stiamo cercando di sfruttare al meglio», spiega Gian Piero Cutillo, managing director della Divisione Elicotteri, che nel 2024 ha generato 5,2 miliardi di ricavi, quasi un terzo di quelli totali del gruppo. Cutillo ha ricordato che nel 2026 dovrebbe arrivare la certificazione dell’AW09, il nuovo monomotore sviluppato grazie all’acquisizione della svizzera Kopter, mentre è in corso con l’Esercito la consegna dell’AW249, l’elicottero d’esplorazione e scorta.

La corsa di Rheinmetall

Rheinmetall, che di Leonardo è partner nella jv per il carro armato europeo, guarda già ben oltre la Germania. Dopo il taglio del nastro alla presenza del segretario generale della Nato, Mark Rutte, l’impianto di Unterluess, in Bassa Sassonia, è già operativo e, a regime dal 2027, sfornerà circa 350mila proiettili d’artiglieria l’anno. Il gruppo tedesco ci ha investito mezzo miliardo di euro.

La corsa però non si ferma qui: a Bra?ov, in Romania, Rheinmetall ha firmato un accordo da 535 milioni di euro per un nuovo stabilimento di polvere da sparo, con cantiere al via nel 2026 e circa 700 addetti previsti. Ma il bis non basta. Rheinmetall sta realizzando ulteriori impianti tra Lettonia (sulla quale avrebbe ripiegato dopo il rifiuto dell’Estonia), Lituania, Bulgaria, e conta di realizzarne uno persino in Ucraina.

Munizioni e polveri da una parte, radar dall’altra. Hensoldt, partecipata da Leonardo con circa il 23%, ha avviato il progetto «Ulm 2», per un nuovo sito produttivo che sarà in grado di produrre mille radar all’anno dal 2027, dieci volte i volumi precedenti, per la difesa aerea e anti-droni.

La pagella di Goldman Sachs e la sorpresa Bae

Anche il mercato scommette su questa fase, nel contesto del più grande ciclo di riarmo dai tempi della Guerra Fredda che vede l’Europa portare la spesa per la difesa verso il 3% del pil entro il 2030.

Goldman Sachs, in particolare, nel suo ultimo report sui titoli della difesa, premia Rheinmetall con un buy considerando il suo portafoglio «il più allineato a colmare le carenze europee», mentre assegna a Leonardo, dopo una «significativa rivalutazione», un giudizio neutral con target price a 50 euro, riconoscendo le mosse del management per cogliere le nuove opportunità. La banca d’affari ha anche avviato la copertura su Bae Systems, che è tra gli azionista di Mbda, con un buy sostenuto dalla «massima convinzione» per la sua capacità interdominio, la solida conversione di cassa e un multiplo ancora ragionevole. Sell invece per Thales, che pur avendo un «business di alta qualità» è penalizzata dal giudizio cauto degli analisti sulle prospettive di crescita nel settore spaziale. Sell anche su Dassault Aviation, che soffre anche le turbolenze politiche francesi.

L’allarme forniture

La corsa ai cantieri incontra un solo limite concreto: la catena di fornitura. Lo ha detto chiaramente Cutillo parlando degli elicotteri («la supply chain è sotto pressione»), lo confermano le analisi di settore più recenti. Per S&P Global le aziende della difesa oggi «costruiscono tanto quanto la catena di fornitura consente», segnalando colli di bottiglia soprattutto su materie prime critiche ed elettronica. E uno studio di Oliver Wyman avverte che molti fornitori minori non sono pronti a reggere il passo imposto dai programmi militari, mettendo a rischio la tenuta dell’intera filiera. L’altro fronte d’allarme emerge da uno studio del think tank europeo Bruegel: senza più ricerca e maggiore integrazione, il rischio è moltiplicare stabilimenti nazionali senza sinergie. (riproduzione riservata)