Se il 2025 è stato l’anno del recupero, il 2026 rischia di diventare quello della rivalsa, quantomeno sulle scadenze brevi. Il 4 febbraio lo spread tra Btp e Bund a due anni si è ridotto a soli sei punti e non è detto che la distanza non diminuisca ancora, rendendo immaginabile uno storico sorpasso a cui punta anche la Spagna, che sui due anni ha chiuso la forchetta con la Germania.
Ecco un’altra prova della riscossa dei Pigs (i Paesi del Sud Europa) che si sono presi una rivincita anche sulle scadenze più lunghe. Lo spread tra Btp e Bund decennali è ormai stabile in zona 60 punti, la metà dai 120 punti di aprile 2025. Merito del rigore sui conti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della stabilità politica del governo di Giorgia Meloni.
Ma alle virtù italiane si sono associati i demeriti altrui (Francia) e il cambio di paradigma tedesco. I maxi investimenti di Berlino su infrastrutture e difesa sanno di svolta storica, necessaria per scongiurare una nuova recessione. Ed è proprio sulle scadenze brevi che si vedono gli effetti della spesa della Germania, che per la Commissione Europea avrà un rapporto debito/pil al 67% nel 2027 dal 63,5% del 2025. Anche quello dell’Italia dovrebbe salire, però meno perché nello stesso arco crescerà dal 136,4% al 137,2%.
Sorpasso in arrivo, allora, per il Btp a due anni? Si vedrà, ma intanto i titoli italiani «entrano nei portafogli per costruzione e non più solo per scommessa», commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro. «La domanda non è più perché il mercato compra Btp, ma cosa dovrebbe accadere perché smetta di farlo. Il debito nazionale oggi non chiede fiducia, la sta monetizzando».
Italia in stato di grazia, insomma, e che continua a collezionare promozioni tra le agenzie di rating. E se aggancio/sorpasso sarà, i benefici non si limiteranno ai soli conti pubblici. Questo perché la scadenza a due anni è centrale per l’accesso ai prestiti visto l’impatto sul costo del credito al consumo. Senza contare, poi, che è la duration più utilizzata dai tesorieri e da chi investe con orizzonti temporali più brevi di quelli dei Btp decennali, parametro di riferimento dei mercati.
Ma soprattutto certificherebbe l’azzeramento del rischio sovrano infra europeo dopo la crisi di Lehman Brothers del 2008, con i rendimenti dei titoli di Stato dell’Ue a due anni di nuovo allineati. E per finire c’è il fattore fiducia, in questo caso sullo stato di salute dei conti pubblici di alcune delle principali economie europee. Credibilità che aiuterebbe l’Unione a fare altri passi avanti verso una maggiore integrazione. (riproduzione riservata)