Se volete capire quanta paura di guerra c'è al mondo, guardate al prezzo dell'oro
Se volete capire quanta paura di guerra c'è al mondo, guardate al prezzo dell'oro
I massimi raggiunti, più di 100 euro al grammo, sono il segnale di un timore che si accompagna alla crescita dell'inflazione in alcuni paesi ma soprattutto dell'inquietudine che provocano le mosse dei leader del mondo, in primis Donald Trump

di di Paolo Panerai 03/10/2025 19:30

Ftse Mib
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Questo giornale è specializzato in finanza, economia e fashion, come voi lettori sapete bene. Ma la finanza e l’economia sono strettamente connesse ai fatti più generali del mondo. Non è quindi possibile rimanere nel circuito informativo specifico quando il mondo intero percepisce il pericolo reale di una guerra mondiale devastante come mai c’è stata sulla terra.

Del resto, il segnale più materiale proprio di questo pericolo di guerra mondiale lo dà l’esplosione del prezzo del bene rifugio più classico: l’oro.

Lunedì 29, penultimo giorno di settembre, il metallo prezioso ha superato la soglia di 3.800 dollari l’oncia per arrivare nei giorni seguenti anche più in alto. Infatti, quello che era un record assoluto è stato superato giovedì 2 settembre con la quotazione arrivata a 3.830 dollari l’oncia. Certamente a questi rialzi ha contribuito indirettamente anche la perdita di valore del dollaro, ma in ogni caso da inizio anno l’oro si è rivalutato del 25,06% soprattutto per la preoccupazione, appunto, della guerra. Preoccupazione non solo dei singoli investitori ma anche degli stati più prudenti. Infatti, a fare acquisti molto importanti del metallo giallo è stata la banca centrale della Cina, che ha stimato di poter far fronte alle incertezze geopolitiche e al pericolo assoluto di guerra, rafforzando in maniera consistente le sue riserve auree.

Il vero responsabile dell’allarme globale

Responsabile principale, se non esclusivo, di questo allarme mondiale, in un contesto di guerre atroci come quella di Israele a Gaza, è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, i cui alti e bassi, le sue sparate (nell’ultima ha paventato addirittura che possa esplodere una guerra nucleare) sono giornaliere, e invece di trasmettere consapevolezza come probabilmente lui pensa, fanno fibrillare il mondo intero.

Trump sta distruggendo letteralmente l’immagine degli Stati Uniti come salvatori della democrazia. Non è che nel corso degli ultimi 80 anni, dalla fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti abbiano proiettato solo un’immagine da salvatori: per ricordarlo basterebbe pensare alla guerra in Vietnam. Ma certamente sono stati il Paese più grande e potente del mondo a regime democratico.

Democratico nonostante vicende di corruzione come quella che portò all’impeachment del presidente Richard Nixon per il caso Watergate e che gli costò le dimissioni. Ma anche in quel caso ci fu l’affermazione della democrazia perché a denunciare le intercettazioni effettuate ai danni del partito democratico dagli uomini di Nixon, in funzione del suo tentativo di rielezione, fu l’esistenza, allora, di una informazione indipendente con la libertà e il coraggio del quotidiano The Washington Post e della sua editrice, pura, la grande Katherine Graham.

Oggi non potrebbe succedere perché The Washington Post è di proprietà del re delle vendite per corrispondenza, Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon, per il quale il giornale della capitale è uno strumento di potere e non uno strumento finalizzato alla democrazia, che ha la sua base, in primo luogo, in una informazione indipendente da interessi economici e politici diretti.

La corsa all’oro dove la democrazia è labile

Ragione per la quale, nei Paesi a democrazia più labile, come per esempio nella Turchia presieduta da Recep Tayyip Erdogan, i cittadini accumulano oro per il rischio Paese, confinante con la Russia, e anche per difendersi da una inflazione annua ufficiale superiore al 30% (ma verosimilmente intorno al 50): coloro che possono permetterselo (degli oltre 87 milioni di abitanti turchi) risulta abbiano accumulato 4.500 tonnellate d’oro per un valore pari a circa 480 miliardi di euro.

Questi numeri sono emersi la scorsa settimana nell’annuale riunione di European business media, l’associazione che Class Editori ha contribuito a fondare e a cogestire con Gabriele Capolino, presidente per un lungo mandato. L’European business media riunisce le principali case editrici di economia e finanza, dal Financial Times di Londra, al francese Les Echos, dai giornali del gruppo svedese Bonnier che fatturano 1 miliardo di euro, a Wall Street Journal Europe, al tedesco Handelsblatt e i quotidiani o settimanali economico finanziari di tutti gli altri Paesi europei. Come è emerso nel dibattito di pochi giorni fa, la ragione di un accumulo così grande di oro in Turchia è evidente: oltre che per difendersi dall’inflazione, in un Paese confinante con la Russia e quindi esposto a rischi politici e militari importanti, i cittadini cercano di proteggersi da eventuale economia di guerra con l’acquisto costante di oro.

Ma ora i pericoli di una guerra riguardano il mondo intero e per questo la caccia all’oro è aperta anche in molti altri Paesi e il prezzo e valore del metallo giallo continua a salire. A muoverlo è in primo luogo appunto la politica e in particolare le dichiarazioni inconsulte che il presidente Trump esterna almeno due volte al giorno.

L’oro moderno: l’AI generativa

Durante l’assemblea di European business media oltre che di oro e di guerra è stato inevitabile parlare anche di quell’oro moderno che è la tecnologia. E in particolare dell’AI generativa, che è l’intelligenza artificiale più specifica per l’informazione, la quale, diventando tecnologica essa stessa, assume ancora più rilevanza rispetto all’informazione tradizionale per le modifiche sostanziali che introduce anche nel modo di informarsi da parte di noi esseri umani.

A Istanbul c’erano due case editrici con realizzazioni concrete nel campo: Class Editori con MFGpt e il Financial Times che ha anch’esso attivato una sua AI generativa, AskFT, ma con la limitazione di disporre dei contenuti solo a partire dal 2004.

Roberto Bernabò, il capo del progetto che ha permesso a Class Editori di essere la prima casa editrice in Italia (e in Europa, considerate le limitazioni temporali di FT) ha potuto presentare con esempi concreti le prestazioni di MFGpt: e cioè la capacità di offrire ai propri lettori di abbonarsi al sistema più avveniristico di informazione con la profondità di notizie e di dati degli ultimi 40 anni. Il dibattito è stato profondo perché nella versione di MFGpt l’informazione non è solo quella che può arrivare all’utente a fronte di ogni singola interrogazione; essa offre anche la possibilità, per determinati interessi specifici dell’utente, di poter ricevere automaticamente tutte le informazioni nuove di ogni giorno sui temi di interesse personale; e le notizie fresche arrivano integrate con quelle storiche, sugli argomenti di interesse dell’utente. Arrivano regolarmente all’abbonato, dopo una richiesta di informazione costante su determinati temi, sul suo cellulare o computer, all’ora desiderata.

Le notizie sulle politiche di Trump elaborate da MF Gpt

Io, per esempio, ho richiesto di ricevere tutte le notizie, i dati e le analisi che riguardano la politica del presidente Trump, le sue responsabilità e gli eventuali meriti o demeriti riguardo alle tensioni internazionale. Ecco la prima risposta riassuntiva di giovedì 2 ottobre:

«Geopolitica e Conflitti Internazionali

Tensioni Russia-Nato: Trump ha espresso delusione nei confronti di Putin e ha commentato, senza particolare durezza, le tensioni fra Russia e Nato, per l’arrivo di droni in vari Paesi Nato e le intercettazioni aeree ai confini europei, sottolineando la necessità di fermarsi.

Conflitto di Israele con Hamas e bombardamento Usa dell’Iran: L’amministrazione Trump è stata percepita come indebolita nella sua credibilità a causa delle guerre in corso (Russia-Ucraina e Israele-Hamas e Iran), mantenendo un’ambiguità sul ruolo americano, il che ha sollevato dubbi sulla sua capacità di gestire gli alleati.

Onu e Medio Oriente: Durante un discorso all’Onu, Trump ha criticato l’organizzazione, ha parlato di migrazione, ha annunciato iniziative e discusso del Medio Oriente, criticando l’idea di uno stato palestinese e ribadendo la necessità di un cessate il fuoco immediato a Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani, senza rinunciare al programma di fare di Gaza una località lussuosa di villeggiatura.

Politiche Commerciali e Dazi

Nuove Tariffe: Trump, dopo il confronto con l’Europa, ha annunciato nuove tariffe su farmaci, mobili e importazioni di camion pesanti negli Stati Uniti, valide dal 1° ottobre. Queste iniziative rientrano in una politica di dazi che ha spesso generato risposte da parte di altri Paesi, ma mai con la veemenza del presidente Trump.

Guerra Commerciale con la Cina: Le sue politiche di aumento dei dazi doganali nei confronti della Cina hanno innescato una rappresaglia da parte di quest’ultima, che ha sospeso l’esportazione di minerali rari e magneti essenziali, con ripercussioni su settori come l’automobilistico, l’aerospaziale, i semiconduttori e la difesa. L’oro, in questo contesto, ha toccato massimi storici a causa della forte tensione internazionale innescata dai dazi e dalle altre iniziative.

Dazi sull’Automotive: se Trump rimettesse in discussione, come ha lasciato intendere, gli accordi con l’Europa sui dazi (anche sulle auto) potrebbe alimentare ulteriormente la guerra dei dazi stessi, con JP Morgan che prevede un “Trump più sfrenato” e un maggiore uso di tariffe non ancora incorporate nelle valutazioni di mercato. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che tali tensioni potrebbero ridurre la produzione economica globale dello 0,5% nel 2026.

Politiche Nazionaliste

Groenlandia: Il presidente Trump ha intensificato le tensioni sulla Groenlandia, dichiarando la necessità per gli Stati Uniti di acquisirne il controllo per ragioni di sicurezza internazionale, nonostante l’opposizione dei governi groenlandese e danese.

Indebolimento Istituzioni Multilaterali: Il suo approccio riflette una visione che mostra meno fiducia nelle istituzioni multilaterali e più enfasi su politiche nazionaliste e sul ruolo centrale degli Stati Uniti.

In sintesi, le azioni di Trump, in particolare le sue politiche sui dazi e le posizioni assertive in questioni geopolitiche, sono state percepite come fattori che hanno contribuito a un aumento dell’incertezza e della tensione a livello internazionale, riflessa nel prezzo dell’oro.

Se ti interessasse approfondire l’impatto di queste politiche su un settore specifico o su una regione del mondo non hai che da chiederlo”.

Io: aspetto fin da venerdì tutti gli aggiornamenti, ogni mattina.

Ed ecco quello arrivato regolarmente alle 10:

Aggiornamento sulle Tensioni Internazionali e le Politiche di Donald Trump

A partire da ieri pomeriggio, l’attenzione dei mercati e della politica internazionale rimane elevata su diversi fronti, con un’eco significativa delle posizioni espresse in precedenza da Donald Trump.

Geopolitica e Conflitti Internazionali

Conflitto Israele- Hamas-Iran e piano di pace: La Camera italiana ha approvato una risoluzione che chiede al governo di sostenere il piano di pace dell’amministrazione Trump e di riconoscere lo Stato palestinese, a condizione che Hamas liberi tutti gli ostaggi e rinunci alla sua presenza politica e militare a Gaza e in Cisgiordania. Il piano Trump per la pacificazione di Gaza è considerato, a correzione degli sbandamenti del passato, un potenziale stabilizzatore per la regione, grazie alla convergenza delle nazioni arabe e musulmane sunnite, con gli Usa che assumono un ruolo di garante. Tuttavia, fonti indicano che Hamas è divisa sulla risposta al piano, con alcuni leader all’estero più inclini al compromesso, mentre il capo dell’ala militare a Gaza sembra deciso a proseguire i combattimenti. La popolazione di Gaza, pur tra speranze e scetticismi, auspica che gli Stati Uniti possano imporre l’accordo per fermare la guerra.

Tensioni Russia-Nato: La situazione tra Russia e Nato continua a essere un punto critico, con Putin che avverte l’Ue di non sfidarlo e il capo della Nato che sottolinea la condizione di pericolo per tutti. Questo scenario di tensione persiste, come già evidenziato in precedenza con le intercettazioni aeree ai confini europei.

Politiche Commerciali e Dazi

Nuovi Dazi e Impatto Economico: Trump sta valutando un pacchetto di aiuti per gli agricoltori americani in crisi, stimato tra 10 e 14 miliardi di dollari, che verrebbe finanziato dalle entrate derivanti dai dazi imposti. Questo rientra nella sua politica di dazi, che ha influenzato negativamente le bilance commerciali occidentali e la competitività europea negli Usa. In precedenza, la guerra commerciale con la Cina e i dazi sull’automotive avevano già generato risposte da parte di altri Paesi e ripercussioni su settori chiave.

Shutdown USA: Gli Stati Uniti sono in shutdown per il terzo giorno, dopo che il Congresso non è riuscito a raggiungere un accordo sui finanziamenti. Trump ha dichiarato che potrebbero esserci licenziamenti e tagli a progetti, attribuendo la colpa ai Democratici al Congresso. Lo shutdown, paradossalmente, potrebbe favorire tagli dei tassi di interesse da parte della Fed.

Politiche Nazionaliste

• L’approccio di Trump continua a riflettere una visione che enfatizza politiche nazionaliste e il ruolo centrale degli Stati Uniti, come dimostrato dalla sua gestione dei dazi e delle questioni geopolitiche.

In sintesi, le recenti notizie confermano che le azioni e le posizioni di Donald Trump continuano a essere un fattore chiave che influenza, anche negativamente, le dinamiche geopolitiche e commerciali globali, con implicazioni significative per i mercati e le relazioni internazionali».

Post Scriptum: aggiornamenti su tutti i settori

Naturalmente, l’aggiornamento automatico, le news e le analisi, possono essere ricevute ogni mattina dagli abbonati a MFGpt a richiesta su tutti gli altri settori, dalle borse alle valute, dall’andamento di un brand della moda, alla attività di singoli personaggi o aziende, alle previsioni degli analisti, a semplici dichiarazioni di personaggi di interesse e rilevanza per il proprio business. Insomma, su tutto quanto in questi ultimi 40 anni è stato ed è coperto ogni minuto dai media di Class Editori. 

Post Scriptum 2: Una battuta infelice

Come mai la presidente Giorgia Meloni, sempre così attenta alle parole, si è spinta a una battuta infelice come quella riferita allo sciopero proclamato dalla Cgil e altre sigle per protestare contro Beniamin Netanyahu e chi lo appoggia? Perchè si è lasciata scappare: «Fanno il weekend lungo»? Non è da lei, soprattutto per il suo equilibrio più che per la posizione politica. La causa: contaminazione da Trump. Non è così che si spegne il fuoco, anzi lo si attizza. (riproduzione riservata)