Risiko bancario, Salvini si chiama fuori. La Fabi alza il pressing sul futuro del gruppo
Risiko bancario, Salvini si chiama fuori. La Fabi alza il pressing sul futuro del gruppo
Il segretario della Lega esclude preferenze nelle partite del credito e rilancia il tema degli extraprofitti. Da Siena i sindacati chiedono che il riassetto del Monte non penalizzi occupazione e territorio 

di Anna Di Rocco 09/06/2026 16:37

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Nonostante l’imminente ristrutturazione della Lega assorba in queste ore gran parte delle sue energie, nel pomeriggio del 9 giugno il vicepremier Matteo Salvini ha rotto il silenzio sul risiko bancario, prendendo le distanze da qualsiasi ipotesi di schieramento nelle operazioni che stanno ridisegnando il credito italiano. 

«Il segretario della Lega sono io e non sono schierato con nessuno. Se vince Bpm, Bper non sta a me tifare per Tizio o per Caio», ha dichiarato a margine di una visita alle case popolari del quartiere Gratosoglio, a Milano, rispondendo a una domanda sull’operazione lanciata da Intesa Sanapolo su Mps.

Per il leader del Carroccio sarà la borsa a determinare gli equilibri futuri: «Osservo quello che il mercato deciderà». Ma ha anche rilanciato un tema caro da sempre alla Lega, quello degli extraprofitti bancari. «Quello su cui stiamo lavorando come Lega, parleremo coi fatti non con le proposte, è chiedere alle grandi banche un contributo sugli enormi guadagni che stanno facendo».

Fabi: priorità alla tutela dei lavoratori di Mps 

Se nella Stanza dei Bottoni la maggioranza di governo parla poco, come il ministro Giancarlo Giorgetti, o niente, come la premier Giorgia Meloni, a Siena la situazione è diametralmente opposta. Il coordinatore Fabi del gruppo Monte dei Paschi di Siena, Guido Fasano, ha acceso i riflettori su un tema rimasto finora nelle seconde file del riassetto societario di Mps: quello occupazionale. 

«Le lavoratrici e i lavoratori di Mps hanno contribuito in modo determinante al rilancio e alla stabilizzazione della banca e rappresentano un patrimonio che deve essere valorizzato e preservato. Riteniamo fondamentale salvaguardare l’integrità del Monte, la sua identità storica, il suo radicamento nei territori e il valore economico e sociale». Da qui una richiesta quindi netta: «Qualsiasi progetto futuro dovrà riconoscere e tutelare questo patrimonio, evitando che logiche esclusivamente finanziarie ne compromettano il valore industriale, occupazionale e territoriale». 

Posizione condivisa e ribadita dalle segreterie di coordinamento dei sindacati del Monte dei Paschi (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin) che in una nota hanno evidenziato che i lavoratori «non possono essere considerati come una variabile di costo o un dettaglio di bilancio da ottimizzare» e hanno aggiunto: «Non assisteremo passivamente a decisioni calate dall’alto che mirano a valorizzare i capitali lasciando in secondo piano il lavoro e i territori». (riproduzione riservata)