Quali sfide attendono il Montepaschi nella nuova stagione
Quali sfide attendono il Montepaschi nella nuova stagione
Dopo anni di difficoltà, Siena si prepara a scrivere un nuovo capitolo con l'acquisizione di Mediobanca. Il passato glorioso e le sfide future si intrecciano in una storia di rinascita e innovazione

di Angelo De Mattia 04/02/2026 20:40

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Le decisioni dell'assemblea di ieri segnano l'evidenza finale dei progressi compiuti dal Montepaschi, la più antica banca al mondo, in passato sull'orlo del baratro per una negativa gestione caratterizzatasi per il dissennato acquisto dell'Antonveneta.

Poi la risalita con nuove gestioni di vertice - in particolare, quella di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola - infine quella di Luigi Lovaglio con la definitiva uscita fuor del pelago a la riva, tanto da poter acquisire poi la proprietà di una «perla», un istituto di rilievo europeo, qual è Mediobanca.

Se si pensa che cinque anni fa si parlava di come smembrare il Monte con l'accortezza di conservarne il marchio, e qualcuno ipotizzava addirittura la liquidazione, si può misurare oggi l'eccezionale progresso compiuto.

Sulle modifiche statutarie approvate ieri, si attende il placet della Bce, attesa che non costituisce una prassi fuori dal normale, considerato che un'assemblea può sempre votare la delega al cda o ad altro organo per apportare al testo delle predette modifiche le variazioni che fossero eventualmente volute dalla Bce.

La rinascita di Montepaschi e il ruolo futuro del Tesoro

Nel riflettere ora sul percorso efficacemente compiuto, al di là dell'indubbio, rilevante merito di chi ha guidato il Monte negli ultimi anni, non bisogna dimenticare il ruolo fondamentale che hanno avuto la ricapitalizzazione pubblica precauzionale, l'esodo agevolato di circa 4 mila dipendenti, il ruolo dei sindacati di costante collaborazione nell'affrontare le difficoltà della Banca nelle fasi più dure, come nel periodo molto difficile della importante governance Profumo-Viola.

La possibilità di combinare le misure della ricapitalizzazione pubblica e dell'esodo volontario non ha fatto rimpiangere, eccezionalmente, il cosiddetto decreto Sindona che prevedeva la concessione di anticipazioni a tasso speciale, da parte della Banca d'Italia, per un istituto che interviene nel dissesto di un'altra banca assumendosi le relative passività e attività.

Ora però la strada da percorrere non è meno impegnativa dovendosi passare dalla difesa alla costruzione di una nuova realtà. Qui viene in rilievo la partecipazione del Tesoro, ora sotto il 5%. È evidente che il pubblico non potrà svolgere lo stesso ruolo di quando era maggioritario; oltre tutto, un agire come nel passato darebbe l'impressione che ciò lo si faccia dipendere dal plusvalore della partecipazione pubblica, una ipotesi oggi inammissibile.

Ma neppure si può ipotizzare un completo disinteresse dello stesso Tesoro, rimanendo indeterminate la eventuale fuoriuscita dall'azionariato o soluzioni alternative praticabili.

In occasione della non lontana presentazione del piano industriale, questo argomento dovrebbe avere qualche chiarimento.

Il rapporto con Mediobanca e il peso della storia

Poi vi è la vexata quaestio del rapporto con la partecipata Mediobanca. Vedremo quali saranno le proposte che verranno formulate a tal fine: ovviamente, sono di competenza degli azionisti, ma il rilievo, l'interesse generale e le storie di entrambe le banche stimolano curiosità e attenzione.

Quest'anno Mediobanca compie ottanta anni. Fu voluta dal grande banchiere Raffaele Mattioli come un istituto della Comit e per la Comit. Mattioli di fatto escluse di farne una sezione speciale della Commerciale, come era stato fatto in altri istituti. Quando poi nell'anno successivo Mediobanca, insieme ad altri tre istituti in forma di spa, ottenne la possibilità di operare anche a breve termine la configurazione in questione si rafforzò e nei decenni successivi, con il nume Enrico Cuccia, si operò per il mantenimento rigoroso dell'autonomia dell'istituto divenuto tricefalo, cioè istituto di credito speciale, merchant bank, holding di partecipazioni.

La storia ha un suo rilievo, anche se oggi i tempi sono mutati.

È importante che se ne sia profondamente a conoscenza, anche se si volessero poi imboccare strade diverse, in entrambi i casi essendo comunque necessaria una rigorosa valutazione costi-benefici.

Un ruolo spetta anche alla Vigilanza, ma che non si potrà spingere nel merito delle scelte che spettano all'autonomia degli organi aziendali. È comunque importante che il Monte dimostri la capacità di costruire nuovi assetti societari: una sfida che, neppure ai tempi gloriosi, si era presentata. (riproduzione riservata)