La manovra vale 16 miliardi: meno tasse sui redditi e più fondi alla sanità. Cosa aspettarsi su risparmio, banche e difesa
La manovra vale 16 miliardi: meno tasse sui redditi e più fondi alla sanità. Cosa aspettarsi su risparmio, banche e difesa
Il governo Meloni si prepara alla sua quarta legge di Bilancio con un pil atteso al +0,7% nel 2026 e il debito pubblico al 136,4% nel 2028. Nel Dpfp per la difesa e la sicurezza si stima una spesa di 12 miliardi a fine 2028, ma resta il nodo della clausola di salvaguardia. Giorgetti: «Decisioni in materia ben ponderate» 

di Anna Di Rocco 03/10/2025 13:00

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Sarà una Legge di Bilancio «di ferma e prudente responsabilità»: a garantirlo è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato, nella serata di giovedì 2 ottobre, il Documento programmatico di finanza pubblica 2025: testo che prepara la strada alla manovra 2026-2028 – la quarta dell’esecutivo Meloni. 

In termini economici, la manovra «finanzierà interventi per un ammontare medio annuo di circa 0,7 punti percentuali di pil», per un ammontare che equivale a un livello appena superiore ai 16 miliardi di euro. «Concorrerà al finanziamento della manovra una combinazione di misure dal lato delle entrate», per un valore attorno ai 6,5 miliardi, «e, per circa il 60%, di interventi sulla spesa». 

L’obiettivo dell’esecutivo, comunque, è duplice: tenere i conti sotto controllo in vista dell’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo e allo stesso tempo garantire nuove risorse a famiglie e imprese. Resta però l’incognita, ancora da verificare, delle spese per la difesa.

I numeri di deficit e debito

Secondo il quadro programmatico del Mef, il deficit scenderà al di sotto della soglia del 3% del pil già nel 2025, permettendo così all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione. E continuerà a calare anche negli anni successivi, atteso al 2,8% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028.

Il debito del Dpfp si attesta su valori inferiori al Psb (dove era pari al 137,8% nel 2026) e, in termini programmatici, in riduzione anche rispetto a quelli tendenziali del documento di primavera. Il valore, comunque, inizierà a ridursi già nel 2027 per chiudere al 136,4% nel 2028 «quando verrà meno l’effetto del Superbonus», spiega una nota del Mef. 

La manovra che vedrà luce il 20 ottobre comporterà «una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo il carico sul lavoro», «garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario» (l’obiettivo è raccogliere 2-3 miliardi) e include misure volte a «stimolare gli investimenti delle imprese, a garantirne la competitività e a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro».  

L’effetto sulle banche (e su Piazza Affari)

Il Dpfp registra un miglioramento strutturale degli indicatori bancari: il tasso di sofferenze lorde è sceso al 2,7%, minimo storico, mentre quello netto si attesta all’1,2%. La domanda di credito, dopo due anni di contrazione, ha ripreso a crescere e gli istituti prevedono un’ulteriore accelerazione per investimenti e capitale circolante.

Sul tavolo resta l’ipotesi di un contributo straordinario del settore bancario per finanziare parte della manovra, compensando la nuova rottamazione delle cartelle esattoriali. Una misura che, se confermata, avrebbe impatto sugli utili del comparto, ma non dovrebbe modificare il quadro positivo di riduzione degli npl e di ricavi da intermediazione in miglioramento.

Le previsioni del Mef segnalano che, nonostante la volatilità, «i mercati finanziari hanno registrato risultati positivi: borse in rialzo, Wall Street trainata dai colossi dell’AI, riduzione dei rendimenti, apprezzamento dell’euro e un boom azionario in Cina». In questa prospettiva, per Piazza Affari l’impatto atteso è duplice: con le banche in testa grazie alla discesa dello spread e alla ripresa della domanda di credito. 

Il quadro resta tuttavia esposto a rischi: il Dpfdp stima che i dazi e le tensioni commerciali possono rallentare la crescita del pil fino a 0,5% nel 2026, con riflessi sulle quotazione dei titoli più esporti all’export (dall’automotive alla meccanica) e sugli utili del comparto bancario. 

Le spese per la Difesa: tornano i dubbi sulla clausola di salvaguardia 

«Pur essendo l’Italia un Paese con una molteplicità indiscutibile di inestimabili risorse le pressioni sulla spesa pubblica sono attualmente numerose», ha commentato il titolare del Mef in una nota. Tra queste spicca la necessità di aumentare la capacità di difesa a livello europeo. 

Il rifinanziamento della Difesa, avviato lo scorso anno, prevede un aumento di spesa pari allo 0,15% del pil (3,5 miliardi) nel 2026, per salire allo 0,3% e poi allo 0,5% nei due anni successivi. In tre anni il conto punta quindi a 12 miliardi contabilizzati a regime entro il 2028. A tale proposito, nel Dpfp si legge che «pur avendo già espresso l’interesse a ricorrere a Safe, l’Italia ritiene ora necessario effettuare ulteriori approfondimenti prima di decidere se avvalersi della clausola di salvaguardia nazionale». 

È bene sottolineare – specifica il Mef – che «le decisioni in materia dovranno essere ben ponderate, evitando brusche accelerazioni della spesa: un’eventuale ‘corsa agli acquisti’ rischierebbe di generare soltanto un aumento dei prezzi, delle importazioni e della dipendenza verso altri Paesi». Il governo, in ogni caso, sottoporrà a inizio anno la pianificazione della spesa militare aggiuntiva al Parlamento, con una stima delle ricadute sull'economia «che potrebbero avere un effetto positivo».

Cala la pressione fiscale per il ceto medio

Benché le risorse siano limitate la manovra avrà comunque, secondo il governo, un effetto espansivo sull’economia. Lo stimolo maggiore dovrebbe venire dalla riduzione dell’aliquota Irpef sui redditi tra 28 e 50 mila euro dal 35% attuale al 33%, che è per giunta l’unica misura su cui i partiti di maggioranza sono tutti concordi.

Il beneficio fiscale, che sarà massimo di 440 euro l’anno, potrebbe essere appannaggio anche dei redditi superiori, perché l’esecutivo sembra orientato a porre la soglia di esclusione solo per i redditi molto elevati. «Nel 2024 e 2025 abbiamo aiutato i redditi più bassi, ora aiutiamo il ceto medio» ha detto il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo. 

I punti cardine per la prossima legge di Bilancio

Per quanto riguarda le misure della manovra, il Dpfp ne traccia un primo scheletro. Per le imprese, con i sussidi in scadenza, si lavora a uno strumento di incentivazione più orizzontale. Per la sanità si punta a raccogliere 2-3 miliardi, aggiuntivi ai 4 già previsti dalla scorsa legge di bilancio, per migliorare gli stipendi e far entrare nuove persone. E tra le misure per i giovani, bisogna racimolare risorse per il Piano Casa a cui sta lavorando la premier Meloni di concerto con il Ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini. 

Ovviamente, si legge nel documento, «concorre al finanziamento della manovra una combinazione di misure dal lato delle entrate e di interventi sulla spesa». La definizione degli interventi, comunque, prenderà forma solo nelle prossime settimane, prima con il Documento programmatico di bilancio atteso a Bruxelles il 15 ottobre e poi con l’arrivo entro il 20 alle Camere della legge di Bilancio. (riproduzione riservata)