L’opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena punta a rafforzare la leadership del gruppo nel risparmio gestito soprattutto attraverso il potenziamento delle reti distributive. Più contenuto, invece, l’impatto sul fronte delle fabbriche prodotto.
Dopo aver ceduto nel 2015 il 10,3% di Anima, Mps ha mantenuto soprattutto un ruolo distributivo nel risparmio gestito. Anche l’apporto di Mediobanca (Mps ha una quota dell’86,3%) risulta contenuto rispetto alle dimensioni di Eurizon, la sgr di Intesa Sanpaolo, che con quasi 600 miliardi di euro di masse si conferma la prima realtà italiana del settore (nel dato sono inclusi una parte dei mandati assicurativi, che fanno capo a Intesa Sanpaolo Assicurazioni, competitor di Generali).
Per le reti di consulenza del gruppo, l’operazione avrebbe effetti principalmente su due direttrici: masse e digitalizzazione. Da un lato, l’obiettivo è integrare la clientela affluent e high-net-worth di Mps nel modello di wealth management di Fideuram, ampliando così il bacino di raccolta. Dall’altro, il rafforzamento passerebbe anche attraverso le piattaforme tecnologiche. I consulenti di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking operano già sulla piattaforma Fideuram Direct, evoluzione dell’infrastruttura sviluppata da Iwbank e successivamente confluita nel gruppo con l’acquisizione di Ubi. Anche Mps dispone di una piattaforma digitale dedicata, Widiba, che secondo gli ultimi dati Assoreti aggiornati a fine aprile conta 575 consulenti finanziari.
L’integrazione delle reti determinerebbe un significativo salto dimensionale. Ai 575 banker di Widiba si sommerebbero i 5.847 professionisti di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, i 1.163 di Intesa Sanpaolo Private Banking e i 1.187 di Mediobanca Premier. Il totale supera quota 8.700 consulenti finanziari e private banker. Una forza commerciale che distanzierebbe di oltre 4 mila professionisti la rete di 4.667 consulenti in capo a Banca Mediolanum.
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Sul fronte delle masse, Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking gestisce patrimoni per 207,3 miliardi (dati Assoreti di fine marzo), Intesa Sanpaolo Private Banking per 173,4 miliardi, Mediobanca Premier per 38,5 miliardi e Banca Widiba per 9,9 miliardi. Complessivamente le quattro reti amministrano circa 429 miliardi. I numeri evidenziano come il principale contributo di Mps e Mediobanca non sarebbe tanto l’incremento delle masse quanto l’ampliamento della forza distributiva. Un elemento strategico per il risparmio gestito, dove la capacità di raccolta resta strettamente legata alla dimensione e alla capillarità delle reti di consulenza. (riproduzione riservata)