Gruppo Caltagirone e Delfin, gli scenari aperti e il nodo soci con le indagini su Mps-Mediobanca
Gruppo Caltagirone e Delfin, gli scenari aperti e il nodo soci con le indagini su Mps-Mediobanca
L'inchiesta potrebbe influenzare la governance di Mps e le strategie future di Generali, con potenziali sanzioni e risarcimenti per gli azionisti. Le autorità valutano le implicazioni legali e di mercato

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 29/11/2025 02:00

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L’inchiesta della Procura di Milano ha avuto un primo impatto immediato in borsa sulle società coinvolte. Tra giovedì 27 e venerdì 28 Mps ha perso quasi il 7% e Mediobanca il 3%. A spingere le vendite è stata soprattutto l'incertezza sugli sviluppi delle indagini e sugli effetti che queste potrebbero avere sulle due banche e sulle Generali, vero oggetto del desiderio di Caltagirone e Delfin.

Sia la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio sia il gruppo Caltagirone sono indagati ai sensi della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale.

Quali potrebbero essere quindi le conseguenze concrete per i due gruppi, soprattutto nella gestione delle partecipate Mps e Generali? Al momento pare nessuna, se non il fatto che le due società sanno di essere al centro delle indagini. Perché ci siano dei contraccolpi sui pacchetti azionari miliardari di Delfin e Caltagirone servirebbero misure cautelari come il sequestro dei titoli, che al momento non è stato disposto.

Un altro fronte che il mercato monitora è quello delle autorità di vigilanza che nelle ipotesi dei pm sono state ostacolate dai tre indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Luigi Lovaglio e Francesco Milleri.

Secondo quanto risulta a Milano Finanza, Consob, Banca d’Italia e Bce hanno già acceso un faro sugli sviluppi dell’inchiesta milanese, in particolare la prima starebbe valutando attentamente l’impatto dell’inchiesta sui diritti di tutti gli azionisti coinvolti, compresi soprattutto i piccoli. Nei mesi scorsi, per le materie di competenza, le tre authority avevano autorizzato la scalata Montepaschi senza apparenti osservazioni, ma ora le indagini arricchiscono la vicenda di elementi di cui le tre istituzioni sarebbero state tenute all’oscuro.

Cosa può accadere? Un annullamento dell’opa è quasi impossibile, sia perché la consegna delle azioni Mediobanca al Monte è già stata perfezionata ed è dunque irreversibile, sia perché la sanzione prevista in caso di concerto, e cioè l’opa totalitaria, non è applicabile a Mediobanca, già partecipata all’86,3% da Rocca Salimbeni. Qualche chance potrebbe invece averla il ritiro dell’autorizzazione all’ops data in estate dalla Bce.

Gli esperti legali sottolineano però che si tratterebbe di un provvedimento senza precedenti per il quale Francoforte, acquisiti gli atti della Procura, avrebbe bisogno di solide basi probatorie. Un terzo fronte da monitorare sarà la governance di Mps. La Bce deve verificare che gli amministratori di una banca abbiano i requisiti di idoneità.

Fra i criteri considerati da Francoforte l’onorabilità e la correttezza giocano un ruolo decisivo. I banchieri li perdono solo dopo una sentenza di condanna definitiva e quindi, anche alla luce del principio costituzionale di presunzione d’innocenza, non è sufficiente.

Ma il cda è comunque chiamato a verificare tali requisiti per avere aggiornamenti sulle fasi successive delle indagini. Senza contare che ad aprile Rocca Salimbeni rinnoverà gli organi sociali e la prosecuzione dell’inchiesta potrebbe impattare sulle scelte dei candidati.

Ci sarà invece qualche conseguenza per Generali? Dipende. Oggi Mps-Mediobanca, Delfin e Caltagirone sono abbondantemente sopra la soglia d’opa del 25%. Quindi, se mai un concerto venisse provato anche sul Leone, Consob potrebbe imporre il lancio di un’opa, che ai prezzi attuali di borsa varrebbe quasi 40 miliardi. Con l’innalzamento della soglia d’opa al 30% previsto dal nuovo Tuf potrebbe cambiare radicalmente il quadro, visto che secondo alcuni legali non si può imporre a posteriori un vincolo che non costituisce più un obbligo.

Oggi pertanto le conseguenze più probabili di un eventuale concerto sono da un lato sanzionatorie e dall’altro risarcitorie nei confronti degli altri soci di Mediobanca che potrebbero ritenersi danneggiati dall’opas senese in quanto meno generosa di un’offerta pubblica obbligatoria. (riproduzione riservata)