Le stablecoin sono tornate sotto i riflettori nei giorni scorsi per un nuovo rapporto della Bce sui loro rischi e per la bocciatura di Tether (principale soggetto globale del settore) da parte di S&P. Ma come funzionano questi strumenti e quali sono i pericoli per il sistema finanziario?
Cosa sono. Le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un prezzo stabile, evitando la forte volatilità tipica di asset come bitcoin. Le stablecoin promettono di ancorare il loro valore (è il cosiddetto pegging) a un asset di riferimento, di solito una valuta (quasi sempre il dollaro), con un rapporto uno a uno. Questo le può rendere un ponte tra il mondo della finanza tradizionale e quello delle criptovalute, unendo i vantaggi della blockchain (come la rapidità delle transazioni cross-border) con la stabilità del valore.
Per cosa sono utilizzate. Per questi motivi le stablecoin possono essere utilizzate in teoria per scambiare velocemente denaro tra Paesi, per esempio nei pagamenti delle aziende o nelle rimesse di chi va vivere all’estero. In realtà però quasi sempre le stablecoin sono usate per entrare e uscire in modo rapido nel trading di criptovalute (come bitcoin) senza necessità di convertirle in valute tradizionali (passaggio che richiederebbe più tempo). Oggi l’80% delle transazioni su piattaforme cripto riguarda stablecoin. Gli altri casi d’uso hanno un ruolo poco significativo, secondo Bce. È molto limitato anche l’utilizzo come riserva di valore nei Paesi emergenti. Le autorità hanno invece più volte ricordato gli utilizzi per riciclaggio e attività criminali.
Cosa accade quando si comprano stablecoin. Per semplicità si possono immaginare le stablecoin come fiches o gettoni che sono usati in gran parte nel mercato delle criptovalute. Quando una persona acquista una stablecoin di fatto cede il proprio denaro a operatori come Tether e Circle, ottenendo in cambio il gettone. Tether e Circle promettono di restituire il denaro in ogni momento, se l’acquirente non ha più bisogno del gettone.
Le riserve degli emittenti. Il sistema delle stablecoin si regge così sulla fiducia (spesso inconsapevole) riguardo al fatto che gli emittenti abbiano riserve sicure e perciò siano sempre in grado di mantenere la parità con la valuta di riferimento. Perciò gli emittenti acquistano una grande quantità di titoli di Stato degli Stati Uniti (da cui hanno ingenti rendimenti). Tether e Circle hanno comprato dal 2024 più bond americani di qualsiasi altro Paese. Ma non è detto che sia sufficiente.
Il downgrade di Tether. S&P ha abbassato il giudizio su Tether al livello più basso (il quinto su cinque) per «l’aumento dell’esposizione verso asset ad alto rischio nelle riserve». In particolare i bitcoin detenuti rappresentano il 5,6% delle stablecoin di Tether (Usdt), un livello oltre il margine di sicurezza del 3,9%. In caso di caduta del bitcoin le riserve di Tether potrebbero non bastare, secondo S&P. Altri problemi individuati dall’agenzia di rating riguardano la «limitata trasparenza sulla gestione delle riserve», «l’assenza di un quadro regolamentare robusto» (Tether segue la normativa di El Salvador) e i limiti al riscatto (tra cui una commissione di verifica di 150 dollari sul mercato primario e l'assenza di mercati secondari attivi 24 ore su 24). Tether ha risposto accusando S&P di essere «macchina della propaganda della finanza tradizionale», ha detto di non avere «riserve tossiche» e di «essere e rimanere redditizia». La società ha registrato profitti per 10 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2025, più di Bank of America.
La possibile perdita della parità e il contagio al sistema finanziario. Il cosiddetto depegging è un evento raro ma non impossibile. Già in passato è accaduto che non sia stata garantita la parità con il dollaro. Il caso di TerraUsd è il più evidente. Ma sono scese sotto il valore di un dollaro anche Tether (maggio 2022) e Circle (marzo 2023). In caso di sfiducia su alcuni emittenti potrebbe partire una corsa al rimborso, con possibili perdite per gli individui e contagio al sistema finanziario tradizionale. Perciò alcuni hanno ipotizzato una crisi come quella dei subprime, ma stavolta causata dalle cripto. Il mercato delle stablecoin ha oggi un valore di 280 miliardi di dollari, ma secondo le attese supererà i 2 mila miliardi entro il 2028. Secondo la Bce i rischi per l’Eurozona sono oggi limitati ma la crescita del comparto richiede «attento monitoraggio». Già oggi le riserve di Tether e Circle sono paragonabili a quelle dei maggiori 20 fondi monetari globali.
La fuoriuscita di liquidità dalle banche e i contraccolpi per l’euro. Un’eventuale larga diffusione nell’Eurozona delle stablecoin legate al dollaro sarebbe un problema per le banche europee e per il credito, come ha sottolineato la Bce nei giorni scorsi. Ogni euro convertito in stablecoin Usa corrisponde al deflusso di quell’euro dal conto corrente di una banca e dal sistema monetario europeo. Quel denaro nella maggior parte dei casi viene trasformato in un titolo di Stato Usa. Ci sarebbero così meno risorse per i prestiti in Europa e la Bce avrebbe un minore controllo sulla politica monetaria. Gli istituti rischiano inoltre di perdere commissioni e dati delle transazioni. L’impatto complessivo può essere ingente perché non ci sono limiti al possesso di stablecoin (mentre per l’euro digitale si parla di un tetto di 3 mila euro per persona, proprio per garantire la stabilità finanziaria).
I vantaggi per gli Usa, il dollaro e Trump. Non sorprende così la volontà di Donald Trump di usare le stablecoin come perno del sistema finanziario. Il presidente Usa e il segretario al Commercio Howard Lutnick hanno enormi conflitti di interesse, essendo esposti in prima persona al settore delle criptovalute. La diffusione globale delle stablecoin legate al dollaro è comunque un vantaggio immediato anche per il finanziamento del debito americano (che però così diventa più esposto a una eventuale crisi delle stablecoin). Il deficit Usa sta aumentando a dismisura, perciò diventano importanti gli acquisti di Treasury da parte di Tether e Circle. Inoltre le valute digitali possono sostenere il ruolo internazionale del dollaro, in una fase di difficoltà del biglietto verde dovuta anche ai dazi di Trump.
Il signoraggio digitale. Il presidente Usa però ha bloccato il dollaro digitale della Fed e ha di fatto privatizzato la distribuzione della moneta pubblica trasferendo valore dai contribuenti a entità private. I profitti di Tether e Circle sono legati proprio a questa forma digitale di signoraggio. Le banche Usa invece mostrano preoccupazioni, soprattutto se sarà consentito alle piattaforme cripto di pagare interessi: anche gli istituti americani potrebbero perdere depositi. Per facilitare le stablecoin Trump ha varato una normativa soft rispetto al regolamento Ue (Micar): come ha osservato di recente la Banca d’Italia, la divergenza può essere un problema, soprattutto se la Commissione Ue consentirà le emissioni multiple di una stessa stablecoin in Ue e Usa.
Stablecoin in euro ed euro digitale. Le stablecoin legate all’euro oggi hanno un peso marginale: rappresentano meno dell’1% del settore globale dominato da Tether e Circle. Alcune banche Ue si stanno muovendo per creare stablecoin con l’obiettivo di facilitare i pagamenti cross-border e consentire l’acquisto di prodotti tokenizzati. La regolamentazione Ue e i controlli sul settore bancario proteggerebbero da molti rischi delle stablecoin in dollari. Resta però da verificare l’effettiva diffusione di questi strumenti, in un mercato oggi legato quasi del tutto alla moneta Usa. Si tratta comunque di progetti complementari, non certo sostitutivi, dell’euro digitale. La moneta di banca centrale (sia retail che wholesale) resterà lo strumento principale per garantire la sovranità europea, evitando un’eccessiva dipendenza da operatori extra-Ue. (riproduzione riservata)