L’Europa ci riprova: dopo i tentativi infruttuosi della Capital Market Union nel 2010 e nel 2015, la Commissione Europea qualche settimana fa ha presentato nuove proposte sotto un’etichetta nuova: Savings and Investments Union, o Siu (Unione dei Risparmi e degli Investimenti).
L’idea è combinare lo sviluppo del mercato mobiliare con il completamento dell’Unione bancaria, varata nel 2014 con successo (da allora a oggi le banche europee hanno raddoppiato il loro valore di borsa) ma lasciata incompleta, mancandole fra le altre cose una solida disciplina per la gestione delle crisi.
Coinvolgere le banche nel progetto è un buona idea. In Europa il mercato mobiliare difficilmente può svilupparsi se le banche, che hanno il quasi monopolio della raccolta del risparmio e del finanziamento alle piccole e medie imprese, lo vedono come un ostacolo. Meglio sfruttare le sinergie, individuando condizioni e incentivi affinché esse diventino parte attiva. Il momento sembra propizio, considerato che l’industria bancaria già in parte si orienta spontaneamente al mercato combinandosi quella dell’asset management.
Il progetto quindi parte bene, ma rischia di arenarsi per tre ragioni. La prima è di metodo. L’iniziativa si fonda, come in passato, su una serie di complicatissime revisioni legislative che nella migliore delle ipotesi richiederanno anni per essere approvate, e nella più probabile saranno stravolte dai veti nazionali e dalle complicanze all’interno dei cosiddetti co-legislatori – consiglio e parlamento europei.
Con il mondo che corre alla velocità di oggi, meglio affidarsi a iniziative dal basso, attivabili in modo rapido dando il massimo spazio all’iniziativa privata.
Le altre due ragioni sono di sostanza. Il piano Siu non mette abbastanza a fuoco l’obiettivo centrale per un’economia poco dinamica come quella europea: facilitare il finanziamento alle imprese innovative ad alta produttività, quelle che negli ultimi anni, in Europa e altrove, sono state il motore della crescita. La terza ragione è che, pur partendo dalla premessa di coinvolgere le banche, il piano della Commissione non individua condizioni e incentivi perché esse trovino ragione per contribuire.
Un rapporto curato dall’università Bocconi con la collaborazione di un team internazionale di operatori di mercato suggerisce alcune iniziative che, attivate dal mercato stesso ma incoraggiate o almeno non ostacolate dalla politica, aiuterebbero a superare i primi due problemi: l’introduzione di nuovi strumenti finanziari incentivati che indirizzino il risparmio personale e previdenziale verso il capitale di rischio. 2) Creazione di un meccanismo pan-europeo per la quotazione e il finanziamento delle cosiddette scale-up, imprese giovani e innovative che hanno già dimostrato il loro potenziale ma hanno bisogno di capitale per crescere. 3) Rimozione degli ostacoli transfrontalieri per i depositari di titoli, per consentire piena mobilità e l'interoperabilità tra le piattaforme di post-trading facilitando l’accesso ai relativi servizi. 4) Rilancio del mercato della cartolarizzazione, con regole prudenziali più favorevoli e con la nascita di uno o più market maker che quotino prodotti su cartolarizzati standard. 5) Rafforzamento del ruolo della Banca Europea per gli Investimenti non solo nel sostenere le piccole e medie imprese, cosa che fa già, ma anche come investitore strategico di riferimento nel settore della cartolarizzazione.
Spetterebbe alle banche avviare parte di queste iniziative e più in generale farsi parte attiva nello sviluppo del mercato. L’industria finanziaria europea però oggi fatica a competere con i giganti globali del risparmio gestito soprattutto perché frammentata lungo confini nazionali che ne impediscono la crescita e la diversificazione geografica.
Gli ostacoli sono spesso imposti dalla politica, come si è visto di recente, ma anche da una regolamentazione europea e nazionale che penalizza le aggregazioni cross-border rendendone più costosa la gestione. Per consentire la creazione di un settore bancario genuinamente europeo il rapporto Draghi ha proposto l’introduzione di una disciplina regolamentare unica per le banche transfrontaliere nell’Unione bancaria, indipendente dal Paese di residenza. La modifica richiede di rimuovere ostacoli normativi all’attività transfrontaliera delle banche preesistenti alla legge europea sui requisiti di capitale, sopravvissuti al varo dell’Unione Bancaria e incoerenti con essa.
Crescita dimensionale e geografica delle banche, sviluppo del mercato dei capitali e strategia «dal basso» con maggiore iniziativa privata devono diventare tre lati di un’unica strategia. Insieme possono dare all’Unione del Risparmio e degli Investimenti la concretezza necessaria e una probabilità di successo maggiore di quella dei tentativi che l’hanno preceduta. Il lavoro della Commissione è avviato ma non è ancora concluso. C’è ancora la possibilità di tenere conto di queste proposte. (riproduzione riservata)
*fellow of Institute for European Policymaking (Bocconi) and Safe