Ecco i dieci punti della fragile tregua Usa-Iran. Che cosa prevedono e i nodi ancora controversi
Ecco i dieci punti della fragile tregua Usa-Iran. Che cosa prevedono e i nodi ancora controversi
I punti principali riguardano il controllo dello Stretto di Hormuz, la ritirata degli Usa dal Medio Oriente e la fine degli attacchi di Israele in Libano. Chiesta anche la revoca delle sanzioni e un risarcimento per i danni

di Luca Carrello 08/04/2026 18:00

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È una proposta di dieci punti, confezionata dall’Iran, ad aver convinto Donald Trump a fermare le bombe per due settimane. E l’apertura dello Stretto di Hormuz è al centro, insieme alla fine duratura delle ostilità in tutto il Medio Oriente. Ma sulle altre richieste non ci sono molte certezze perché mancano documenti ufficiali. Così sono iniziate a circolare versioni false e il presidente americano è dovuto intervenire per fare chiarezza.

«C’è solo un gruppo di punti significativi che sono accettabili per gli Usa e saranno discussi a porte chiuse durante i negoziati», scrive Trump su Truth. «Questi punti sono la base su cui abbiamo concordato il cessate il fuoco. Sono un qualcosa di ragionevole, di cui si può tranquillamente fare a meno». Ecco quali dovrebbero essere dopo un confronto tra le fonti più accreditate. 

1. Impegno di non aggressione

C’è già un precedente, anche abbastanza recente. Stati Uniti e Israele avevano bombardato l’Iran anche a giugno del 2025 in quella che è passata alla storia come la guerra dei dodici giorni. Per questo motivo Teheran ha chiesto a Washington di impegnarsi a non attaccare mai più e di non limitarsi a un semplice cessate il fuoco temporaneo. Un modo per evitare che ogni futura disputa venga risolta con un conflitto armato. 

2. Stop alla guerra in Medio Oriente

La fine delle ostilità non dovrà essere limitata all’Iran: i combattimenti dovranno fermarsi in tutto il Medio Oriente. Circostanza che da un lato implica lo stop degli attacchi di Teheran agli altri Paesi del Golfo, mossa con cui il regime ha creato il caos e destabilizzato ancora di più il prezzo del petrolio. Dall’altro lato significa che Israele dovrà bloccare i bombardamenti sugli storici alleati dell’Iran. Soprattutto Hezbollah in Libano, finito di nuovo nel mirino del premier Benjamin Netanyahu, che su questo punto avrà di sicuro da ridire.

3. Ritiro del contingente Usa

Teheran vorrebbe anche il ritiro del contingente americano dal Medio Oriente. Gli Usa hanno 50 mila uomini e diverse basi nella regione, per presidiare uno dei principali snodi al mondo degli idrocarburi. In Bahrein, ad esempio, c’è il quartier generale della Quinta Flotta della Marina americana. In Qatar il Comando Centrale Usa, cuore pulsante delle operazioni a stelle e strisce nel Golfo. Mentre numerose installazioni militari sono in Kuwait e il porto di Dubai (Emirati) ospita regolarmente portaerei e navi statunitensi. Non sembra immaginabile, però, che Trump accetti di abbandonare queste postazioni. 

4 e 5. Controllo e pedaggio su Hormuz

L’Iran vuole assicurarsi il controllo dello Stretto da cui passano un quinto del petrolio e del gas mondiali e concederà il passaggio solo in cambio di un pedaggio da 2 milioni di dollari, pagabile anche in bitcoin. Sulla tassa sono diverse le ipotesi. Potrebbe essere divisa con l’Oman, che si affaccia sul versante sud dello Stretto, oppure usata per ricostruire l’Iran. Trump invece vorrebbe creare una joint venture per prendersi la metà dei 70-90 miliardi di dollari che dovrebbe incassare Teheran. Le parti lavoreranno anche su un protocollo per garantire una navigazione sicura.  

6. Revoca delle sanzioni Usa

Teheran avrebbe chiesto anche la revoca delle sanzioni primarie e secondarie imposte da Stati Uniti, Onu e Aiea (l’agenzia internazionale per l’energia atomica). Le prime sono quelle approvate direttamente sull’Iran, che nei fatti hanno annullato il commercio con gli Usa. Quelle secondarie invece colpiscono chiunque fa affari con Teheran e compra il suo petrolio. La revoca di entrambe le sanzioni permetterebbe al regime di respirare e risollevare l’economia.

7. Sblocco dei fondi congelati

Gli ayatollah vorrebbero anche lo sblocco dei beni iraniani congelati. Secondo i dati di Iran International oscillano tra 100 e 120 miliardi di dollari, ma solo 2 miliardi sarebbero fermi negli Usa. Si tratterebbe di asset appartenenti in gran parte alla banca centrale iraniana e custoditi da istituzioni finanziarie statunitensi. Oltre al contante e ai bond, ci sarebbero anche proprietà immobiliari come una torre al 650 Fifth Avenue di New York.

8. Risarcimenti all’Iran 

La guerra con Israele e Usa lascerà un Paese devastato e in macerie. Servono soldi per ricostruirlo, insomma, denaro che l’Iran vorrebbe trovare grazie all’accordo e che potrebbe arrivare dalla citata tassa da 2 milioni per attraversare lo Stretto di Hormuz. Occorreranno decine e decine di miliardi, necessari per rimettere in piedi le infrastrutture distrutte dai bombardamenti, come ponti e ferrovie. E per ricostruire le città a partire da Teheran. Il problema è che anche gli altri Paesi del Golfo hanno subito danni pesanti e qualcuno dovrà risarcirli.

9. Risoluzione Onu vincolante

Per blindare l’accordo l’Iran vuole che sia ratificato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non sembra complicato da ottenere visto che nell’organismo ci sono storici alleati di Teheran come Cina e Russia. Pechino spera in una pace duratura perché scenderebbe il prezzo del petrolio e potrebbe tornare ad acquistare con facilità il greggio iraniano, che prima della guerra comprava a prezzi di favore. Mosca invece si è molto avvantaggiata nelle ultime settimane perché il suo petrolio, sotto sanzioni di Usa e Ue dopo l’invasione dell’Ucraina, è diventato molto richiesto vista la minore offerta sul mercato.

10. Nodo nucleare

L’ultimo punto, il più controverso, è sul nucleare iraniano. Nella versione in lingua farsi il regime ha incluso il via libera degli Stati Uniti all’arricchimento dell’uranio, che invece mancava nella traduzione in inglese condivisa dai diplomatici iraniani ai giornalisti. La richiesta sarebbe limitata solo agli usi civili, ma sembra lo stesso impossibile che Trump accetti questa condizione: la guerra è iniziata proprio per impedire a Teheran di fare passi avanti verso la bomba atomica. (riproduzione riservata)