Con l’estate arriva il momento di rinfrescare il portafoglio con qualche idea di trading fresca e (si spera) vincente. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha toccato il massimo da ottobre 2007 (+22,6% da inizio anno). I segnali di buy e sell sono sempre più evidenti, a dispetto del capitolo dazi Usa: quel famigerato 15% sui prodotti europei che, da spettro minaccioso, sembra aver trovato una via verso un possibile accordo con l’Unione Europea, portando una ventata di sollievo.
Ma non è solo l’azionario a tenere banco tra gli esperti del trading: valute e materie prime si contendono la scena con movimenti intriganti per chi vuole sfruttare ogni oscillazione. Dalle prospettive del cambio euro/dollaro agli umori del petrolio e dell’oro, quest’estate si preannuncia ricca di spunti operativi per strategie veloci, da sfruttare prima che il contesto macro muti nuovamente. Alcuni esperti di trading online interpellati da Milano Finanza hanno individuato le migliori occasioni da «toccata e fuga» tra breakout tecnici e dinamiche settoriali. Attualmente «ci sono titoli che mostrano segnali tecnici di forza e altri che sembrano arrivati al capolinea del rimbalzo», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro».
Unipol è tra i nomi caldi. Il titolo ha rotto la resistenza a 17,20 euro con volumi in crescita e un Macd che incrocia al rialzo. «Se i prezzi si manterranno sopra i 17,30 e il Vwap (il prezzo medio ponderato in base ai volumi) resterà favorevole, il segnale di forza sarà confermato», spiega Debach. «Anche l’Rsi è ben orientato, ma non in ipercomprato. Un eventuale pullback potrebbe offrire un’occasione di ingresso». Interpump gioca, invece, la carta della trimestrale (7 agosto). Con la rottura della resistenza a 36 euro si aprono spazi fino a 39-40 euro. Tra i titoli bancari, Intesa Sanpaolo, la banca più acquistata su eToro in Italia nel secondo trimestre di quest’anno, punta con convinzione a 5 euro.
«Tutte le medie mobili sono rialziste e allineate. Il Macd ha completato un crossover positivo e la stagionalità aiuta», continua Debach. La rivale di sempre, Unicredit, accelera con una struttura tecnica ancora più solida. «L’indicatore Alligator settimanale è perfetto: medie distanziate, trend attivo. Anche sul daily il canale ascendente tiene e il pattern suggerisce una nuova gamba rialzista». Tra gli altri segnali positivi Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, indica Tim sopra 0,42 euro con un target a 0,46 euro (il massimo da gennaio 2022) ed Eni, fresca di trimestrale e conferma del dividendo (1,05 euro), sopra 14,56 euro con obiettivi a 14,90 (top di agosto 2024) e a 15,30 (picco di maggio 2024).
Hera, Moncler e Buzzi sono l’altra faccia della medaglia: mostrano segnali di debolezza. Su Hera, il momentum è spento: «Prezzi bloccati sotto i 4 euro, volumi bassi e Rsi piatto. Il mercato aspetta la trimestrale, ma la struttura tecnica è fragile», avverte Debach. Moncler, invece, rompe supporti critici e attiva nuovi segnali di vendita su più timeframe: «Siamo in pieno downtrend, con l’Alligator ribassista e Rsi sotto 40. Finché non si ferma la sequenza di massimi decrescenti, ogni rimbalzo va considerato tecnico».
Anche Buzzi ha perso forza: «Il rigetto sotto i 46 euro e la rottura dell’allineamento delle medie suggeriscono prudenza. Il rischio di ulteriore deterioramento tecnico è concreto». Si unisce al club Saipem. La fusione con la norvegese Subsea7 punta a creare un player globale per i servizi energetici offshore, ma le incertezze sono legate ai progetti a bassa redditività del passato e alla fluttuazione della domanda del settore energetico, spiega Jacopo Marini, trader e analista quantitativo, per il quale una discesa sotto 2,326 euro può innescare un calo ancora più forte verso 2,261 con possibile estensione a 2,178 euro.
E se Campari rischia di andare sotto 6,04 euro, secondo Diodovich, e scivolare fino a 5,55 euro, il sostegno strategico di medio periodo, Leonardo, forte del +114% in un anno, potrebbe rompere al ribasso quota 45 con target a 40 (bottom di inizio aprile). Per Mps l’area più delicata è 6,75 euro, il rischio è una correzione a 6,50 prima e a 5,55 (bottom di aprile 2025) dopo.
Da inizio anno, il biglietto verde ha perso il 17%. «Tecnicamente, il trend è chiaro», spiega Saverio Berlinzani, capo analista di ActivTrades. «Il cambio euro/dollaro punta a 1,2350, ma sopra 1,20 scatteranno campanelli d’allarme in Europa, perché penalizzerebbe l’export, specie in combinazione con i dazi». Per l’esperto, le opportunità migliori potrebbero arrivare dalle valute oceaniche: il dollaro australiano e quello neozelandese contro il dollaro Usa hanno più spazio di recupero.
Da vendere, invece, euro/sterlina con livelli intorno a 0,8750 per un target a 0,8450. Quadro ribassista, a detta di Diodovich, anche per il cross dollaro/franco svizzero: sotto 0,7872 obiettivo a 0,7680 (proiezione dell'ampiezza del movimento di luglio) e per l’euro/ franco: sotto 0,93 target a 0,9220 (il minimo di aprile). A questi Debach aggiunge il cambio euro/shekel che sta tentando di consolidare sopra 3,92. «Il recupero è visibile, ma il contesto resta fragile: la salita appare più come una reazione tecnica che l’inizio di un nuovo trend», sostiene l’analista di eToro. «Il recente rimbalzo ha mancato l’area chiave a 3,95-3,98: senza una chiusura sopra quei livelli, il movimento attuale rischia di esaurirsi come l’ennesimo pullback in un mercato guidato dalla pressione discendente».
Sulle materie prime c'è unanimità di vendute tra i trader. L’oro è ancora favorito per questioni tecniche (indicatori tutti positivi) ma anche macro, anche se non si escludono correzioni nel breve per poi acquistare (in area 3.000) con target a 3.600 dollari l'oncia, nuovo massimo storico. Da vendere, viceversa, il petrolio, a meno che non vengano risolte le principali cause della diminuzione della domanda, ovvero le questioni geopolitiche. Target l’area a 55-60 dollari al barile (bottom testato più volte a fine maggio) per il Wti.
Tra gli indici per Berlinzani c’è ancora spazio per l’Eurostoxx 50, supportato dall’esposizione ai settori difensivi e dalle valutazioni attraenti, con beneficio se l’euro rallenta. Sell sul Ftse100, vulnerabile a una correzione del 4-6%. La Gran Bretagna resta sotto pressione per l’incertezza politica e il rallentamento economico, e appare più debole rispetto agli altri mercati.
Nel caso del Dax, invece, l’ottimo andamento dell’indice tedesco può essere spiegato solo in termini quantitativi. Sotto il profilo macroeconomico, infatti, il record fatto raggiungendo i 24.639,10 punti non trova valide giustificazioni: l’economia tedesca ha registrato due anni consecutivi di recessione fino al 2024 e, per il 2025, il tasso di crescita annuale previsto è estremamente basso, indica Marini.
Essendo il terzo esportatore mondiale, con l’export di beni e servizi che rappresenta oltre il 50% del pil nazionale, un’imposizione dei dazi al 15% potrebbe colpire sensibilmente questo Paese che scricchiola anche a livello di coalizione politica. «Sotto il profilo dell’analisi quantitativa, invece, possiamo affermare che un superamento dei 24.639,10 potrebbe dare una spinta ulteriore verso i 25.200 punti», prevede il trader. «Diversamente, una discesa stabile sotto i 23.702 punti di indice rischierebbe di spingere i corsi fino ai 23.051 o peggio».
Stesso discorso per l’indice Ftse Mib. La soglia di 40.600 punti può fare da spartiacque: una permanenza al di sopra di questo livello può portare a spunti per un allungo fino ai 41.550, viceversa una permanenza di più giorni sotto questa linea potrebbe rimandare l’indice verso i 39.600 o i 39.230. Mentre il principale indice americano, conclude Marini, è fortemente improntato al rialzo, specie dopo il notevole recupero fatto dal minimo del 7 aprile (oltre il 32%). Da oggi al 13 agosto, però, potrebbe arrivare uno storno di modesta entità che potrebbe riportarlo a 6.200-6.100 punti. «Questo potrebbe costituire un’opportunità estiva per rivalutare posizioni long con target sopra il massimo assoluto fatto registrare nel periodo segnalato». (riproduzione riservata)