«A lot lower», ovvero «molto più bassi». Il riferimento è ai tassi d’interesse americani e a pensare che debbano essere molto più bassi di quelli attuali non è soltanto Donald Trump ma anche Kevin Hassett, che potrebbe nelle prossime settimane essere nominato presidente della Federal Reserve al posto di Jerome Powell. La nomina dell’attuale direttore del Consiglio Nazionale dell’Economia potrebbe arrivare prima della fine dell’anno e non sorprenderebbe nessuno.
Che l’annuncio sia imminente lo ha detto pubblicamente il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, il quale guida il team che sta selezionando il prossimo numero uno della Fed. E i trader su Polymarket danno oggi il 56 % di probabilità che Hassett sia il successore di Powell, seguito dal 25% dell’attuale consigliere del consiglio monetario della Fed Christopher Waller e dal 13% dell’ex membro dello stesso Fomc Kevin Warsh.
Hassett ha già detto che accetterebbe l’incarico e nel suo curriculum non manca certo esperienza sui temi centrali del lavoro della Fed. Autore e commentatore prolifico, il 63enne Hassett, è da tempo molto vicino al presidente americano e nei mesi scorsi ha criticato l’attuale leadership della Fed, come Trump, per il ritmo eccessivamente lento nella riduzione dei tassi d’interesse americani.
Difensore delle politiche fiscali e di quelle commerciali di Trump, Hassett ha però in passato sostenuto che i dazi possono indebolire l’economia americana e che l’immigrazione stimola la crescita del Paese. È quindi un conservatore moderato e Krishna Guha, vicepresidente ed economista di Evercore ISI, ha sostenuto che «la sfida principale di Hassett sarà provare ai mercati che, per quanto fedele a Trump, sarà sufficientemente indipendente da presidente della Fed da preservare la credibilità della stessa banca centrale».
Il meccanismo di selezione del presidente della Fed è piuttosto lineare. È il presidente americano a nominare un nuovo chairman (e un suo vice) fra i membri del consiglio monetario della Fed, mentre il Senato americano deve confermare l’incarico quadriennale con un voto di maggioranza. Il voto del Senato serve anche per la nomina di sette dei 12 membri del consiglio monetario (quattro sono scelti a rotazione dalle sedi regionali della Fed, mentre il presidente di quella di New York è membro di diritto), i quali servono nel loro incarico per 14 anni ma hanno diritto di voto a rotazione. In questo senso è significativo che Powell sia in scadenza a maggio come chairman ma potrebbe restare come consigliere della Fed fino al gennaio del 2028.
Hassett, a differenza di Powell, è un economista per formazione. Ha guidato il gruppo dei consiglieri economici dello stesso Trump dal 2017 al 2019 e in procedenza è stato capo consigliere economico del repubblicano John McCain nelle presidenziali del 2000 e poi consigliere di George W. Bush nel 2008 e di Mitt Romney nel 2012. Nel 2020 alla Casa Bianca è stato consigliere per la gestione delle conseguenze economiche del Covid.
Hassett ha studiato a Swarthmore College, una piccola e prestigiosa scuola in Pennsylvania, e ha ottenuto il dottorato alla University of Pennsylvania. In seguito ha insegnato alla Columbia University per diversi anni e dal 1992 al ’97 è stato uno degli economisti del centro studi della Fed per poi passare al think thank conservatore American Enterprise Institute come ricercatore.
Fra i tanti libri che portano la sua firma si segnala Dow 36mila scritto nel 1999 assiene a James Glassman, ovvero due anni prima che l’indice raggiungesse quel livello, e «Bubbleology» (sulle bolle speculative e i mercati finanziari) del 2002. Curiosamente, fra il primo e il secondo mandato di Trump, Hassett ha lavoraro per un fondo di private equity di Jared Kushner, genero del presidente. Più di recente, invece, ha rivelato di avere fra 1 e 5 milioni di dollari in azioni di Coinbase, società che gestisce un mercato digitale di criptovalute di cui Hassett è stato consigliere, e alcuni commentatori si sono chiesti se questo rappresenti un conflitto d’interesse con l’operato della Fed.
Per Derek Halpenny di Mufg Bank la nomina di Hassett «rafforzerebbe l’idea che Trump vuole fare cambi fondamentali nell’operato futuro della Fed» e tutto ciò sarebbe negativo per il dollaro. Gli economisti di Capital Economics guidati da Paul Ashwort sostengono di non avere obiezioni sulla nomina e prevedono un’approvazione rapida al Senato, aggiungendo che «per quanto presterà attenzione alle richieste di Trump, non crediamo che rappresenti un vero rischio per l’indipendenza della Federal Reserve». (riproduzione riservata)