Campari rifinanzia il debito con un bond da 500 milioni. Morgan Stanley: l’azione la migliore del settore, ma non è ancora buy
Campari rifinanzia il debito con un bond da 500 milioni. Morgan Stanley: l’azione la migliore del settore, ma non è ancora buy
Inoltre Campari ha annunciato un'offerta di riacquisto per 550 milioni di euro sulle obbligazioni in scadenza nell'ottobre 2027. Morgan Stanley taglia il target price sul titolo

di Francesca Gerosa 09/06/2026 13:45

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Campari ha dato mandato per un'emissione obbligazionaria da 500 milioni di euro con scadenza a sette anni, incaricando un pool di banche di organizzare gli incontri con gli investitori obbligazionari a partire dal 9 giugno.

Nuovo bond e offerta di riacquisto 

L’operazione, subordinata alle condizioni di mercato, sarà emessa nell'ambito del programma Emtn da 2 miliardi di euro del gruppo dell’Aperol guidato dal ceo, Simon Hunt. I proventi saranno utilizzati per esigenze aziendali generali, incluso il rifinanziamento del debito esistente (l'indebitamento finanziario netto a fine 2025 ammontava a 1,95 miliardi).

Contestualmente, la società ha annunciato un'offerta di riacquisto per 550 milioni di euro sulle obbligazioni con cedola dell'1,25% in scadenza nell'ottobre 2027. Bnp Paribas, BofA Securities, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Unicredit agiranno come joint bookrunner del collocamento.

Morgan Stanley taglia il target price

A Piazza Affari il titolo Campari il 9 giugno sale dell1% a 5,576 euro, anche se Morgan Stanley ha limato il target price da 6,6 a 6 euro in seguito alla revisione al ribasso del multiplo di valutazione del settore dei beni di consumo di base a 16,5x (da 17,5x), pur continuando ad attribuire a Campari un premio del 15% rispetto al comparto. Il rating resta equal weight anche se la banca d’affari considera la società «la migliore casa in un quartiere ancora difficile».

«Campari rimane, infatti, il nostro titolo preferito nel settore europeo degli alcolici. Continuiamo a vedere per il gruppo un percorso migliore e più chiaro rispetto ai concorrenti in termini di crescita dei ricavi, degli utili e riduzione dell’indebitamento», si legge nel report di Morgan Stanley.

Sebbene il titolo tratti a un premio a doppia cifra rispetto ai principali competitor in termini di rapporto prezzo/utili (circa 18x e 16x sugli esercizi 2026 e 2027) con un rendimento del free cash flow previsto per il 2026 del 3,3%, «la valutazione relativa appare decisamente più interessante se osservata attraverso il rendimento del free cash flow dal 2027 in avanti, grazie alla prevista normalizzazione degli investimenti (capex) dopo il completamento del programma straordinario», precisa Morgan Stanley.

Atteso un rapporto debito netto/ebitda a meno di 2 volte entro il 2027

In particolare, secondo le stime del broker, Campari tratta a un leggero sconto rispetto a Diageo in termini di rendimento del free cash flow nel 2027 (5,7% contro 5,3%). «Vediamo inoltre la possibilità che il gruppo riduca il rapporto debito netto/ebitda a meno di 2 volte entro il 2027, creando le condizioni per futuri programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback), qualora continui a non effettuare acquisizioni», prevede Morgan Stanley.

Il secondo trimestre sarà debole

Tuttavia, il contesto generale del settore degli spirits rimane difficile: la domanda è ancora debole e si profilano ulteriori rischi legati a un possibile aumento della concorrenza sui prezzi. In questo scenario, «facciamo fatica a individuare nel breve termine un catalizzatore in grado di portare a una rivalutazione del titolo e ci aspettiamo anche un secondo trimestre debole, motivo per cui manteniamo la raccomandazione equal weight sull’azione», puntualizza la banca d’affari.

Gli sforzi strategici di Campari, che stanno dando risultati nelle aree più importanti, sono incoraggianti, in particolare la forte sovraperformance di alcuni marchi chiave e del canale on-trade negli Stati Uniti (bar, ristoranti e locali). Anche il secondo e il terzo trimestre dovrebbero beneficiare del supporto derivante dai lanci dei prodotti ready-to-drink e ready-to-serve.

Tuttavia, precisa Morgan Stanley, pur registrando performance nettamente superiori ai rispettivi mercati nel primo trimestre, il trend delle vendite ai consumatori finali (sell-out) rimane modesto. «Stimiamo che il sell-out negli Stati Uniti sia cresciuto di poco meno del 2% nel primo trimestre, mentre i dati Nielsen e Nabca indicano un rallentamento rispetto all’inizio dell’anno. Inoltre, la debolezza delle vendite in Europa non sembra essere limitata esclusivamente ai Paesi interessati dalla disputa con alcuni distributori: ad esempio, in Italia, che non era coinvolta nella controversia, le vendite sono diminuite del 3% nei mesi di marzo e aprile secondo i dati Nielsen», nota Morgan Stanley.

Comunque il broker non ha dubbi: Campari è in grado di raggiungere la guidance per il 2026, che prevede una crescita organica delle vendite del 3%. Tuttavia, per raggiungere le stime del consenso di una crescita organica intorno al 5% dal 2027 in avanti (e la guidance di medio termine del management), «sarebbe necessario un miglioramento molto più marcato dei trend sottostanti della domanda», avverte il broker.

Vantaggi competitivi rispetto a una possibile guerra dei prezzi, ma non l’immunità totale

Inoltre, poiché il principale concorrente del settore, Diageo, ha indicato l’intenzione di attuare iniziative di riposizionamento dei prezzi per recuperare competitività, Morgan Stanley ha analizzato le possibili implicazioni competitive. Ci sono alcuni elementi favorevoli per Campari. L’azienda ha aumentato gli investimenti in pubblicità e promozioni (A&P), finanziandoli attraverso risparmi sui costi, mentre alcuni concorrenti hanno ridotto tali investimenti. Inoltre, in Europa l’azienda italiana presenta una limitata sovrapposizione diretta con i concorrenti grazie a un portafoglio fortemente orientato agli aperitivi.

Ma Morgan Stanley considera questi fattori come elementi di protezione parziale e non come una garanzia totale. Eventuali riduzioni dei prezzi da parte del leader di mercato eserciterebbero probabilmente una pressione al ribasso sui prezzi dell’intero settore. Sebbene la disciplina sui prezzi perseguita da Campari possa sostenere il valore dei marchi nel lungo periodo, una concorrenza aggressiva sui prezzi potrebbe comunque penalizzare i volumi nel breve termine.

Il marchio Espolòn del gruppo ne è un esempio: finora ha mostrato una resilienza notevole. Pur in presenza di una moderazione del mix/prezzo e di una dinamica negativa dei prezzi nella categoria tequila, il brand ha continuato a guadagnare quote a livello di volumi, nonostante il differenziale di prezzo rispetto a Casamigos si sia ridotto. Inoltre, l’accelerazione delle vendite di Espolòn negli ultimi sei mesi suggerisce che gli investimenti mirati sul marchio stiano producendo risultati. Rimane tuttavia una certa incertezza riguardo all’elasticità della domanda nel caso in cui i concorrenti adottassero strategie di riposizionamento dei prezzi più aggressive.

Alla luce della limitata visibilità sull’evoluzione del contesto competitivo, «incorporiamo parte del rischio nelle nostre stime assumendo una spesa di marketing più elevata per un periodo più lungo. Questo ci ha portato a ridurre le nostre previsioni di medio termine e a una modesta revisione al ribasso della crescita organica delle vendite prevista per il 2027. Restiamo, comunque, consapevoli del fatto che ulteriori rischi per la crescita dei ricavi del gruppo potrebbero influenzare significativamente l’andamento del titolo in borsa», conclude Morgan Stanley che a fine 2026 si aspetta una crescita organica delle vendite del +3% (+3,3% in precedenza), con i ricavi attesi a 3 miliardi a fine 2026 e a 3,175 miliardi nel 2027, dell’ebit adjusted del +4,6% (da +5,7%) a 623 milioni e ha adottato una visione leggermente più prudente sulla crescita organica dell’ebit per il 2027 e il 2028 (a 666 e a708 milioni). L’impatto sugli utili per azione negli anni successivi è attenuato dall’ipotesi di un avvio del buyback a partire dal 2028. (riproduzione riservata)